L’altra me (firmato Alba / Alceo Ferretti, Fiorani Edizioni)
Serie: OLOTIPI DELL'IMMAGINARIO
- Episodio 1: Zafiristan (di Learco Bissoli, illustratore, cartotecnico)
- Episodio 2: Songs for Broken Hands (di Peggy “Fingerless” Ford, arpista, Folkways Records)
- Episodio 3: Escaping Downtown / To the River Valley (di Muddy Gennet & the Terminal Ensemble, Sick Town Tapes, Bruxelles 1999)
- Episodio 4: Come restare incinta durante una gravidanza (di Elena Marini, scrittrice, Torino)
- Episodio 5: Milwaukee (di Jacob Frances Butler, detto “Eclipse-Jack”, drammaturgo, internato, Milwaukee 1875 – Londra 1922)
- Episodio 6: Milwaukee – Dettaglio (di Jacob F. Butler, detto “Eclipse-Jack”, drammaturgo, internato, Milwaukee 1875 – Londra 1922)
- Episodio 7: L’altra me (firmato Alba / Alceo Ferretti, Fiorani Edizioni)
STAGIONE 1
Nell’atelier di famiglia, tra le colline di Modena, si incidevano specchi da almeno tre generazioni.
Alba Ferretti crebbe così: respirando polvere di vetro e imparando, prima ancora che a scrivere dritto, l’arte delle frasi composte al contrario – perché è in quel modo che s’incide una dedica sul retro della lamina destinata a un cristallo riflettente: la mano deve tradire l’occhio, disegnare la lettera sbagliata sapendo che sarà lo specchio, e non la carta, a restituirla giusta.
Fu probabilmente lì, tra una lastra e l’altra, che apprese il concetto su cui strutturò la sua intera opera: che la verità a volte non sta in ciò che si vede, ma in quello che la realtà ci restituisce quando la incliniamo nel modo giusto.
A venticinque anni, Alba lasciò l’atelier e si trasferì in città. A trentacinque tornò in paese e cominciò a firmarsi Alceo. A quarantacinque riprese a firmarsi Alba, ma stavolta non era più la stessa di prima. Chi la conosceva raccontava questi passaggi come si racconta la normalità, senza enfasi – un fatto della sua biografia, non un mistero da spiegare a chi non l’aveva chiesto. Fu solo più tardi, quando cominciò la stesura di L’altra me, che si capì quanto quei due decenni non fossero stati un prima e un dopo, ma i due tentativi di una ricerca interiore che, a un certo punto, l’aveva traghettata a una terza versione di sé – quella che nessuno, tranne lei, vide mai completamente.
Il romanzo segue un’unica vita continua, divisa in tre fasi che coincidono, quasi nel dettaglio, con quelle della sua autrice: a venticinque anni la protagonista lascia il paese per la città, nei panni della prima identità, quella che il libro chiama semplicemente la ragazza. A trentacinque torna in paese, vestita e presentata come un uomo, restandovi per un decennio, senza mai abbandonare quel ruolo, finché a quarantacinque non riparte per la città un’ultima volta – un viaggio breve, una settimana soltanto, prima del ritorno definitivo nel villaggio natio, con la terza identità, quella che il libro non nomina mai apertamente.
L’opera non parla di tre esistenze distinte: sono la stessa vita, che passa due volte per la città e tre per il paese, incontrando sempre le stesse persone, ma cambiata al punto da non essere mai riconoscibile – e da riconoscere, a sua volta, sempre meno ciò che la circonda.
Gli episodi che meglio illustrano questi mutamenti, tra un’identità e l’altra, sono legati alla stessa coppia di persone, e si compongono a distanza come una beffa scritta dal destino: da ragazza, in paese, la protagonista s’innamora di un uomo, Ettore, che la tradisce con un’altra donna, Nora, fino a ufficializzare la relazione clandestina e abbandonare la fidanzata per sposare l’amante.
Il libro racconta questo primo tradimento in poche pagine secche, quasi contabili, come se l’autrice si rifiutasse di concedergli più spazio di quanto meriti.
Il secondo episodio arriva un decennio più tardi, ancora in paese, e non avrebbe potuto essere scritto se il primo non fosse già successo: è Alceo, non più Alba, a essere corteggiato – con un’insistenza che la protagonista giudica dapprima incomprensibile – proprio da Nora, la stessa donna che le aveva portato via Ettore, ormai ridotta a moglie trascurata di un uomo grasso e noioso. Nora non riconosce in Alceo nulla della ragazza cui un tempo aveva rubato intenzionalmente il fidanzato: lo desidera per quello che è, ignara di guardare, riflessa in un’altra forma, l’antica rivale che credeva di aver battuto anni prima.
La protagonista, dal canto suo, capisce esattamente chi ha davanti, e sceglie lo stesso di diventarne l’amante – l’amante dell’amante del proprio vecchio fidanzato, un’ironia che il libro non commenta mai apertamente, lasciandola parlare da sola nella sua geometrica perfezione: chi l’aveva sostituita, ora la sceglie senza saperlo.
Anche questa relazione, come la prima, finisce male, ma in un modo che almeno insegna qualcosa: solo dopo aver visto Nora due volte, da due lati opposti dello stesso specchio, la protagonista comincia a sospettare che il problema non sia mai stato quale identità mostrare a Ettore o a Nora, ma il fatto stesso di continuare a scegliersi in funzione di chi, di volta in volta, la desidera o la respinge.
Serie: OLOTIPI DELL'IMMAGINARIO
- Episodio 1: Zafiristan (di Learco Bissoli, illustratore, cartotecnico)
- Episodio 2: Songs for Broken Hands (di Peggy “Fingerless” Ford, arpista, Folkways Records)
- Episodio 3: Escaping Downtown / To the River Valley (di Muddy Gennet & the Terminal Ensemble, Sick Town Tapes, Bruxelles 1999)
- Episodio 4: Come restare incinta durante una gravidanza (di Elena Marini, scrittrice, Torino)
- Episodio 5: Milwaukee (di Jacob Frances Butler, detto “Eclipse-Jack”, drammaturgo, internato, Milwaukee 1875 – Londra 1922)
- Episodio 6: Milwaukee – Dettaglio (di Jacob F. Butler, detto “Eclipse-Jack”, drammaturgo, internato, Milwaukee 1875 – Londra 1922)
- Episodio 7: L’altra me (firmato Alba / Alceo Ferretti, Fiorani Edizioni)
L’apertura di questo capitolo, la tradizione di incidere specchi è veramente notevole. Suggerisce una immagine perduta seguita dal respiro della polvere di vetro. Ho trovato questo passaggio veramente ben concepito. Complimenti per la tua scrittura Nicholas 👏
Grazie ancora🙏🏻 Domani, nella parte finale dell’episodio, verrà spiegato il motivo di questo incipit🤗
“… la protagonista comincia a sospettare che il problema non sia mai stato quale identità mostrare a Ettore o a Nora, ma il fatto stesso di continuare a scegliersi in funzione di chi, di volta in volta, la desidera o la respinge.” Qui ci leggo una critica alla tendenza a mostrarci diversi da come siamo pur di compiacere gli altri. Una vera e propria recita, dimenticando che una commedia funziona finché non dura troppo. Al prossimo capitolo, Nicholas! 👏👏
Ciao Concetta! Sì. È sempre un racconto sull’identità (e sul provincialismo) con un’idea un po’ almodovariana. Purtroppo, con 1000 parole a disposizione, anche stavolta non sono riuscito a spiegare il meccanismo fisico del libro scritto dalla protagonista (e il suo metodo di lettura collegato all’incipit). Domani arriverà il dettaglio e la conclusione. Grazie mille per la lettura🙏🏻🤗