L’amministratore delegato
“Va bene Rino, ti aspetto domani per la verifica dei bilanci” concluse Luca. La giornata lavorativa stava volgendo al termine. Luca guardò il lussuoso orologio che Rino gli aveva regalato il giorno del matrimonio con sua figlia Stefania e sospirò. Da lì a qualche minuto sua moglie sarebbe passato a prenderlo per condurlo, per la decima volta negli ultimi mesi, in quella galleria d’arte che con tanta enfasi decantava, più per darsi un tono o per bizza che per reale competenza. D’altronde rientrava nella personalità volubile e capricciosa di Stefania andare per filoni; era capace di aprire dei solchi da quante volte percorreva il medesimo tratto stradale, per poi, da un giorno un altro, accantonare come se mai fosse accaduto. Luca ispezionò il lussuoso ufficio che il suocero gli aveva regalato il giorno in cui, dopo averlo scoperto come la mente più brillante del corso di economia aziendale del professore universitario suo amico, lo aveva nominato amministratore delegato delle sue società. Rino gli aveva concesso, nel pacchetto, la mano della sua bellissima figlia Stefania. Inizialmente Luca era rimasto abbacinato dalla sua bellezza, ma col tempo aveva scoperto una persona vuota arida insensibile superficiale materialista e bizzosa.
Luca avrebbe voluto evitare quell’uscita serale ma avrebbe suscitato il sospetto della moglie. Conosceva Stefania. Avrebbe iniziato ad indagare. Luca non poteva permettere che Stefania scoprisse che il motivo del rifiuto era la gallerista Miriam. In realtà tra loro non era mai successo nulla ma Miriam, con i suoi modi schietti e risoluti, i suoi capelli rossi selvaggi, i suoi occhi smeraldo ed i suoi seni prorompenti genuini ed atletici, aveva acceso dei moti passionali che Luca credeva definitivamente sepolti. Miriam, nei rari scampoli in cui si erano ritrovati soli, lo aveva intrigato intellettualmente al punto da sentirsi nuovamente vivo. Miriam aveva intuito un fuoco ardere sotto quella cappa dorata ma emotivamente vuota ed aveva cercato di alimentare quella fiamma. Luca sapeva che lasciarsi andare significava perdere tutto.
Quando entrarono nella galleria, lo sguardo di Miriam e quello di Luca si incrociarono, viaggiando su frequenze emotive che Stefania non poteva percepire né tanto meno conosceva. Miriam attese che Stefania iniziasse a svolazzare per la stanza, importunando gli altri ospiti con risolini inopportuni e commenti tediosamente banali, per avvicinarsi a lui e piantare i suoi splendidi occhi nei suoi.
“Quanto tempo che non ci vediamo” iniziò con voce calorosa.
Luca sentì un violento fremito salire dalla bocca dello stomaco.
“Già” commentò imbarazzato.
“Tua moglie sta dando spettacolo” commentò caustica.
Luca abbassò lo sguardo.
Improvvisamente Miriam gli prese la mano.
“E’ questo che vuoi Luca? Continuare ad essere un burattino in uno scacchiere? Perché questo sei. Nonostante i soldi, le auto di lusso, gli orologi ed i vestiti firmati, tu sei questo. Un burattino” disse senza astio ma con compassionevole dolcezza.
I suoi occhi si riempirono di lacrime.
“Credo di amarti Miriam” balbettò.
Gli occhi di Miriam si illuminarono. Si portò una mano alla bocca.
“Anche io” mormorò.
Restarono un attimo che parve infinito in silenzio, a guardarsi.
La magia venne interrotta dalla scomposta irruzione di Stefania, alterata dai cinque aperitivi alcolici che nel frattempo aveva ingurgitato.
“MIRI! TESORO!” urlò sguaiatamente.
Luca si coprì il volto con la mano per la vergogna, voltandosi.
Fu in quel momento che si rese conto che, in fondo alla stanza, si trovava Rino, suo suocero, il quale lo osservava in silenzio, sorridendo sornione. Con un cenno del capo lo invitò ad uscire. Nessuno si era reso conto di lui.
“Devo andare in bagno” si giustificò Luca per sgattaiolare via, lasciando Miriam in preda alla maniaca della moglie.
Rino lo aspettava sul marciapiede, rigido, marziale, composto ed elegantissimo.
Luca sentì il cuore salirgli in gola.
Rino allargò le braccia e sorrise paternamente.
“Luca” esordì sorridendo.
“Ciao Rino” commentò imbarazzato.
Rino sorrise “Mi rendo conto che non è facile stare con una stordita come mia figlia” iniziò “Però, scusami se mi permetto, le tue divagazioni cerca di averle in modo più discreto”
“Veramente io …” provò a protestare Luca, spiazzato dalle parole del suocere.
Rino sorrise fermandolo con la mano.
“A me non interessa se affondi la tua faccia tra le tette sode della gallerista. Anche io le farei se fossi sposato con mia figlia. Però se Stefania se ne dovesse rendere conto, mi troverei costretto a prendere posizione. Ed io non voglio prendere posizione contro il miglior amministratore delegato che ho mai avuto e che mai potrò avere” concluse Rino piantando i suoi nerissimi occhi da rapace notturno in quelli di Luca.
Luca lo guardò. Infine annuì, abbassando lo sguardo.
Rino sorrise.
Poi si voltò verso Miriam.
“Guardala Luca. Quella donna è innamorata di te. Sta per esplodere e raccontare tutto a Stefania” disse Rino, scuotendo il capo.
Luca sapeva che il suocero aveva ragione.
“Io posso aiutarti a ripulire tutto” sibilò indicando i suoi silenziosi gorilla seduti nell’abitacolo della limousine.
Luca sentì il sangue gelarsi nelle vene. Sapeva fin dove potevano arrivare le pulizie del suocero.
“E’ arrivato il momento di scegliere figliolo” esclamò infine Rino, estraendo di tasca un paio di chiavi a marchio Ford e facendole tintinnare davanti agli occhi di Luca.
“E’ la nuova Mustang V8?” domandò Luca anelante.
Rino annuì sorridendo.
“E’ il meritato premio di produzione per il mio amministratore delegato” replicò sorridendo.
Poi divenuto improvvisamente serio, sibilò con sguardo più tetro dell’antro di una caverna “Perché tu sei sempre il mio amministratore delegato, vero?”
Luca osservò Rino ed infine rispose con un filo di voce “Si”.
“Bravo ragazzo” rispose Rino lasciando cadere le chiavi nella sua mano ed indicando il bolide.
Luca entrò nella stanza avvicinandosi a Stefania.
“Ho una sorpresa per te” le sussurrò nell’orecchio, facendole tintinnare le chiavi davanti agli occhi.
Stefania emise un risolino stridulo.
Poi si voltò verso Miriam e sorrise nostalgicamente.
“Mi dispiace” mormorò abbassando lo sguardo ed andandosene.
Il cadavere decomposto di Miriam venne ritrovato in una discarica una settimana dopo.
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