L’amore a Borgobello

Serie: Segreti e passioni


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Omicidi, inganni, amori, verità nascoste, ambientati nella frammentata campagna siciliana. Personaggi tormentati si confrontano con crimini intricati, mentre la tensione cresce in trame dense di colpi di scena e finali ambigui, dove giustizia e vendetta si intrecciano.

Enea Maroni affittò una casa modesta ma affascinante in via Vincenzo Monti. Era un’abitazione con una piccola veranda, perfetta per leggere e bere un bicchiere di vino nelle serate tranquille. Le finestre davano su un cortile condiviso con la casa accanto. Non ci fece molto caso fino a quando notò un cesto di panni.

La bottega di antiquariato di Enea si trovava in quello che era stato pensato come garage dell’abitazione. Era una vera e propria caverna dei tesori.

“Antiquariato Maroni” era scritto in caratteri eleganti sopra l’ingresso, anche se il proprietario era tutto fuorché elegante, con i suoi calzoni corti e le camicie dai motivi eccentrici.

Una mattina d’estate sentì una voce allegra alle sue spalle.
«Buongiorno, signor Maroni! Sono la sua vicina, Camilla Fortuna.»
Enea si voltò e incontrò un sorriso così luminoso che per un attimo si sentì perso. «Ah, sì, Buongiorno. Piacere, Enea.»
Camilla indossava un abito estivo a fiori e portava un sacchetto di carta. Il profumo di pane fresco invase l’aria. «Benvenuto a Borgobello. Se ha bisogno di qualcosa sono proprio accanto.»

Una sera, mentre sedeva sulla veranda, Enea notò Camilla nel cortile. Lei era intenta a innaffiare i gerani, cantando una vecchia canzone. La luce calda del tramonto avvolgeva i suoi movimenti, rendendola quasi eterea.
Enea non riuscì a staccarle gli occhi di dosso. “Non credevo che qualcosa di così semplice potesse essere così bello” pensò.

Camilla bussò alla porta di Enea pochi giorni dopo.
«Le andrebbe di aiutarmi a spostare un mobile? Lei sembra così forte.»
Enea rise. «Essere sovrappeso e fuori forma non vuol dire che sia forzuto.»
Quel sorriso fu come una piccola scintilla che accese qualcosa di profondo.

Una sera, Camilla lo invitò a cena. La tavola era apparecchiata con cura e il profumo del ragù riempiva la stanza.
«Non mi aspettavo una vicina così ospitale» disse Enea.
Camilla gli sorrise. «E io non mi aspettavo un vicino così eccentrico.»
Risero insieme ed Enea si sentì a casa.

Durante una passeggiata nei campi, Camilla inciampò su una radice. Enea la afferrò per il braccio, tirandola a sé.
«Sta bene?» chiese, la voce un po’ tremante.
Camilla annuì, ma non si staccò subito. I loro occhi si incontrarono e per un attimo il mondo sembrò fermarsi.

Un temporale li sorprese e cercarono riparo sotto una tettoia.
«Un tempo davvero imprevedibile» disse Enea, osservando la pioggia.
Camilla rise. «Un po’ come lei, signor Maroni.»
Lui sorrise. «Mi dia del tu. Siamo vicini di casa.»
Lei lo guardò negli occhi. «D’accordo, Enea.»

Una sera, Camilla mise su un vecchio disco e iniziò a ballare nel cortile.
«Non starai lì a guardare, vero?» lo provocò.
Enea, con la sua camicia a tema tigre e i sandali, si avvicinò timidamente. Lei lo prese per mano e i due iniziarono a ballare sotto le stelle.
«Non pensavo fossi così leggera» scherzò Enea.
«E io non pensavo che sapessi ballare» ribatté Camilla.

I loro incontri travestiti di casualità e incertezze divennero frequenti. Camilla lo portò sul Monte Campanella, una collina da cui si vedeva tutto il paese illuminato. Si sedettero su una coperta, osservando le stelle.
«Sai che c’è una stella che porta il mio nome?» scherzò Enea.
«Davvero?»
«No, ma se ci fosse, sicuramente brillerebbe meno di te.»

Il sorriso di Camilla si sciolse in un’emozione che scintillava nei suoi occhi. Lasciò che il silenzio parlasse per loro, mentre una brezza leggera le faceva ondeggiare i capelli.

Poi, con un gesto spontaneo, gli prese la mano. Le sue dita erano calde e delicate, un contrasto con la ruvidità delle mani di Enea.

«Sai», disse lei con un filo di voce, «quando sono con te, mi sento come se fossi esattamente dove dovrei essere.»

Enea la guardò, il cuore che batteva all’impazzata. Non si era mai sentito così prima. Camilla era come una poesia scritta per lui, un’armonia perfetta in mezzo al caos della sua vita.

«Camilla» iniziò, ma lei lo zittì.

«Le parole a volte rovinano tutto.»

Si avvicinò a lui, lentamente, come se stesse aspettando un segno. Gli occhi di Camilla brillavano, un mix di timore e desiderio. Enea le accarezzò il viso, con una dolcezza che non sapeva nemmeno di possedere.

Quando le loro labbra si incontrarono fu come se tutte le stelle sopra di loro avessero deciso di esplodere in una pioggia di luce. Il bacio era delicato, incerto all’inizio, ma poi divenne più sicuro, più intenso, come se entrambi avessero aspettato quel momento da tutta la vita.

Camilla si staccò appena, i respiri che si mescolavano nell’aria. Lo guardò con occhi pieni di dolcezza e meraviglia.

Ogni qual volta Camilla entrava nella bottega di Enea giocava con un vecchio carillon. Un giorno, lui glielo regalò. «Questo suono è molto bello, ma non quanto la melodia del tuo sorriso.»
Camilla arrossì, stringendo il carillon al petto.

I giorni passavano e i due erano uniti sempre più, tuttavia a Camilla stava stretta quella fugace realtà. «Enea, io non voglio più nascondermi. Voglio dirlo a tutti che stiamo insieme.»
Lui distolse lo sguardo. «Camilla, non posso. Non ora.»

Camilla si sentì ferita. «Perché? C’è qualcosa che non va in me? Non mi reputi alla tua altezza?»
«No, non è questo. È complicato.»

«Allora spiegamelo. Rendiamolo semplice insieme.»
Enea restò in silenzio, incapace di rispondere. Poi scomparve nel suo studio per qualche minuto e tornò indietro con una busta in mano. La consegnò alla ragazza. «Camilla, prima di giudicarmi, leggi questa.»
Lei lo guardò, confusa nonostante il mittente fosse chiaro e Camilla sapeva bene cosa significasse per Enea il nome: Professor De Lupis. Il cuore le si fermò per un istante.

Mentre leggeva una lacrima le rigò il viso.

Camilla bussò furiosamente sul petto di Enea. «E questo cosa significa? Stai andando via?»
Lui abbassò gli occhi. «È l’occasione della mia vita. E tu sei l’unica cosa che mi trattiene.»

Camilla lo abbracciò, pingeva a dirotto. «Enea, io non voglio che tu te ne vada. Ma non voglio che tu abbia rimpianti, non posso ostacolarti.»
«Grazie, Camilla. Non ti chiedo di aspettarmi, non potrò darti una vita sicura e serena, ma io per te ci sarò sempre.»

Enea partì verso Roma e le avventure che lo aspettavano. Camilla stringeva il carillon al petto con un pensiero chiaro. “Forse l’amore non basta. Ma il ricordo di noi sarà la mia stella più luminosa.”

Serie: Segreti e passioni


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Amore

Discussioni

  1. Innanzitutto, davvero davvero ben riuscito il passaggio dal capitolo precedente a questo. Dalla vendetta, all’amore. Sul finale, la protagonista si dice che forse l’amore non basta. È una frase amarissima. Mi ha fatto riflettere sul fatto che abbia già in sè la risposta: lei lo ama, ma lo lascia andare. E lui va, perchè se restasse non potrebbero essere felici, con questo rimpianto tra di loro. Forse è vero, l’amore non basta a tenerli vicini. Ma questa rinuncia all’amore, non è forse un atto di amore? In un certo senso, staranno comunque uniti per sempre (o forse sono io che ho bisogno di essere ottimista…)