L’amore ai tempi del DSM
“Fatela respirare!” furono le concitate parole che accompagnarono il convulso risveglio di Rosa.
Aprì gli occhi. Lentamente focalizzò. Dove si trovava? Non conosceva quel posto. Chi erano le persone in circolo attorno a lei? Perché erano vestite da cerimonia? Sbatté le palpebre. Guardò meglio il tavolo in legno antico e l’armadio in noce massello. Il suo sguardo si focalizzò infine in quello che era il portone divisorio con un altro ambiente. Riconobbe l’indumento talare appeso all’appendiabiti. Infine realizzò. Si trovava nella sagrestia di una chiesa.
“Come va?” domandò un panciuto signore elegantemente vestito con sorriso rassicurante.
“Bene” rispose Rosa con un flebile filo di voce.
Il portone divisorio si aprì, lasciando intravedere una chiesa gremita e strabordante di composizioni floreali da cerimonia.
Rosa rischiò un nuovo collasso.
Sulla porta, bellissimo ed elegantissimo, si ergeva lui, Marco.
Rosa lo osservò incredula. Poi si guardò. Solo ora realizzava che stava indossando un abito da sposa.
Si urlò che quello doveva essere un sogno, uguale a quelli in cui anni prima aveva indugiato ad occhi aperti, fantasticando sul matrimonio impossibile tra lei e Marco. Lui era di un’altra e non l’avrebbe mai lasciata, anche se lei non capiva cosa potesse trovarci. Si chiamava Maria ed era il suo esatto opposto. Laureata in medicina con il massimo di voti, devotamente religiosa, proveniente da famiglia borghese di stampo conservatore, era la moglie perfetta. Era la madre ideale. Era la custode del focolare domestico. Rosa, disoccupata, senza titoli di studio , né dote di alcun genere, con i suoi precedenti penali per furto e lesioni aggravate, con le sue dipendenze, con i suoi rapporti sentimentali terminati in modo tragico, non poteva competere. Eppure Rosa sapeva che, nel buio di una camera da letto, avrebbe saputo far divertire il bellissimo Marco in modi che quella verginella puritana neppure sospettava. Tuttavia, ogni qualvolta lo vedeva, la sua spavalderia svaniva, rendendola fragile ed insicura. Avrebbe voluto rivolgergli la parola in moltissime occasioni ma, ogni volta, al momento di rompere il ghiaccio, compariva la maledetta guastafeste di Maria.
“Marco” balbettò infine vedendolo.
Nella sagrestia calò il silenzio.
“Dimmi amore” rispose Marco con voce flautata, muovendosi verso di lei con il suo portamento principesco aggraziato ma risoluto.
“Ti stai sposando” balbettò.
Dopo un attimo di smarrimento, scoppiò una fragorosa risata collettiva. Rosa guardò ad uno ad uno ad uno ad uno quelle persone. Chi erano? Forse gli invitati. Non ne conosceva uno. Sembravano più amici di Maria che suoi. Guardò l’orribile vestito bianco col velo che indossava. Chi lo aveva deciso? Non certo lei. Lei non avrebbe mai accettato di indossare un vestito che la faceva sembrare una bomboniera. Col velo poi? Lei odiava che odiava i cliché e le tradizioni?! Giammai.
“Amore, se ci stai ripensando, basta dirlo. Non è necessaria questa commedia” commentò tra il serio ed il faceto Marco, con sorriso bonariamente amorevole, suscitando nuovamente l’ilarità degli invitati.
Rosa strabuzzò gli occhi, sentendo una vampata di calore salire dall’esofago.
“Che dici mai?! Lo voglio da sempre! Ti amo dal primo momento che ti ho visto!” urlò con convinzione.
Le risate cessarono. Gli invitati annuirono a turno, visibilmente commossi.
Marco sorrise con dolcezza.
Si affacciò sulla porta una donna minuta ma estremamente graziosa. Rosa la riconobbe immediatamente irrigidendosi. Era Rita, la sorella di Maria. La somiglianza era impressionante. Perché si trovava lì? Forse in mezzo agli invitati c’era anche Maria? Che stava succedendo?
Marco si voltò verso di lei.
“Va tutto bene Rita” sussurrò con voce rassicurante.
Rosa trasalì.
Guardò a turno gli invitati, Marco e Rita. Infine il suo sguardo si posò sul tabellone che conteneva la locandina di quell’evento. In essa troneggiava la scritta “Marco e Maria oggi sposi”. Le voci esterne iniziarono a risuonare lontane, fino a diventare indistinti brusii. Ebbe come la sensazione che il suo spirito venisse risucchiato nel suo corpo. Ne udì un’altra. Non proveniva più dall’esterno. Rimbombava come un suono proveniente da una caverna nascosta.
“E’ arrivata il momento per te di sparire una volta per tutte Rosa. Ti ho concesso la tua ultima scorribanda” latrò imperiosa.
Era la voce di una donna.
Sapeva a chi apparteneva.
“Maledetta stronzetta. Tu non meriti ciò che hai. Se sei dove sei è grazie a me!” replicò rabbiosamente Rosa
“Tu non esisti Rosa. Tu non sei mai esistita. Sono io che ti ho creato e ora …”
“E ora?” la incalzò Rosa con voce adesso tremolante
“E ora decido che il tempo a tua disposizione è finito. Per sempre!”
Ci fu un bagliore seguito da un rumore analogo allo scoppio di una lampadina a cui seguì un buio nero come la pece.
Marco e Maria si sposarono.
Vissero per sempre felici e contenti.
Ebbero due figli.
Invecchiarono insieme.
Tuttavia, negli anni a Marco capitò spesso di incontrare, in quel posto tra il sonno e la veglia, una donna sorridente che assomigliava Maria, ma non era Maria. Stava li, ferma in piedi di fronte a lui, e sussurrava le parole “Qui ti amerò e ti aspetterò per sempre”. Marco non raccontò mai a Maria di quella strana esperienza onirica ricorrente. Non raccontò mai di quella donna immaginaria che, loro malgrado, li accompagnò , come un’ombra silenziosa, per tutto il corso della loro esistenza. Tuttavia aveva l’impressione che Maria in qualche modo ne intuisse l’esistenza, anche se mai affrontò la questione.
Si affacciò infine alla loro porta l’oscura mietitrice. La prima ad essere strappata alla vita fu proprio Maria. Marco le restò accanto fino all’ultimo secondo. Tuttavia le ultime parole che Maria sussurrò, prima di esalare l’ultimo respiro, furono: “Adesso è il tuo momento Rosa” con una luce che Marco aveva mai visto negli occhi della moglie tale da farlo rabbrividire e lasciarlo con la sgradevole sensazione di non averla mai davvero conosciuto fino in fondo.
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Un matrimonio che è un’esecuzione 😅
Caro Corrado,
evito ironie in merito alla sistematica similitudine tra le due fattispecie per non scatenare perniciosi vespai
🤣
Ciao, hai costruito molto bene il passaggio dalla percezione iniziale alla rivelazione finale, con un ribaltamento che cambia completamente la lettura di tutto il testo.
Buongiorno Maurizio, ti ringrazio per il tuo apprezzamenfo
Ci sono pagine che si leggono e pagine che si ascoltano. Questo finale appartiene alla seconda categoria. Ho sentito un nodo alla gola e il desiderio di rimanere ancora qualche istante in silenzio dopo l’ultima parola. Hai toccato corde profonde con delicatezza e intensità.
Grazie Cristiana.
Ho lasciato parlare l’anima, per una volta senza mediazioni
Un te inedito 🙂
Personalità multipla in linea con il personaggio 😉
o meglio con la protagonista 🫣
Hai fatto un’ottimo lavoro! Questo è un bellissimo racconto, grazie mille per averlo condiviso.
Cara Teresa,
per me è stato un onore ed un piacere raccogliere il tuo invito pubblico!
La Tua idea era fantastica
Ma non eravamo d’accordo che tu ti saresti pubblicamente preso il 100% del merito per questo racconto? Perché hai dovuto dire che una minimissima parte, cioè la primissima abbozzattissima idea di base, era mia ma non riuscivo a trarne un buon racconto? Vabbè ormai che l’hai detto tanto vale… il nucleo centrale che gli ho dato io è di una donna che nel giorno delle sue nozze perde improvvisamente la memoria (solo che lui l’ha cambiato in meglio facendone una doppia personalità e tutto il resto è 100% suo)
Teresa, mi sembrava doveroso nei Tuoi confronti e perché volevo che tutti sapessero quanto sia stupefacente la tua creatività. Io ho semplicemente modellato in base alla mia visione. Sono tuttavia certo che, alla fine, avresti estratto un testo epico!
Un bel racconto in cui mostri in modo quasi romantico un disturbo, direi, dissociativo. Bravo, Gabriele!
Grazie Concetta. Credo che ogni disturbo psichiatrico abbia con sé dei momenti di lucidità talvolta strazianti
Hai dato voce a un disturbo psichico complicato. E hai scelto la
voce giusta. Bello il passaggio da Rosa come altra persona a Rosa come altra personalità. Il titolo è rivelatore… 😁
Ciao Gabriele.
Grazie Antonio.
È un tentativo, nel mio piccolo, di date dignità al sentimento anche quando albergante in un soggetto malato
Delirio d’amore o forse delirio e basta. Si potrebbe dire “il sogno di una vita” se non fosse un incubo. L’ho letto con vero piacere.
Grazie Francesca.