
L’amore masticato
Non so se avete mai pensato che l’amore, prima di essere amato, debba essere masticato. Mi sono chiesta più volte perché i miei abbiano deciso di chiamarmi Irene. Mi sembra quasi paradossale che personifichi la pace, mentre in realtà in casa ho seminato guerra.
“Irene la diversa”, pare quasi il titolo di una saga accattivante. Non è che lo abbia scelto incondizionatamente, anzi. Ho provato in mille modi a dissuadermi dall’idea di essere attratta dalle ragazze.
Marco, il più popolare della classe, quello a cui nessuna avrebbe mai detto di no, ha provato in ogni modo a strapparmi un sì per un’uscita a due. Non ho mai acconsentito, perché non ne avevo voglia. Se proprio avessi dovuto scegliere, avrei optato per Enrico, belloccio e molto, molto, intelligente. Aveva una memoria stratosferica e non gli sfuggiva proprio nulla. Insomma, un tipo alternativo e decisamente interessante.
Poi in seconda liceo la nostra classe si arricchì di una nuova alunna e, da allora, cominciai a sentirmi strana. Elisa era taciturna, amava disegnare e fumava di nascosto durante le pause. Ad ogni sbuffo di fumo sentivo salire in me un brivido di interesse che non capivo. Incrociavo spesso il suo sguardo che divenne intesa dopo un po’.
Cominciai a fumare anch’io per farle compagnia. Mi piaceva star fuori dalle righe e ci divertivamo a imitare i vari prof., scoppiando a ridere quando qualcuno ci scopriva. Mi affezionai ad Elisa, avevo bisogno di lei, avvertivo la sua mancanza quando eravamo distanti. Quando l’amore fa capolino, non sempre puoi scegliere. C’è un impulso irrefrenabile da assecondare e il mio mi portava direttamente dall’altra parte, i ragazzi mi erano indifferenti.
Elisa fu mia complice finché non percepì la mia stranezza. “Non posso” mi sussurrò prendendomi la mano. Rimasi gelida quando mi confidò di essere segretamente innamorata di Marco, di quel Marco da me rifiutato. Avevo preso una cantonata ma non potevo rinnegare quel sentimento e quella parte di me che stava emergendo. Elisa ed io non scherzammo più. I nostri sguardi si incrociarono ancora ma furono addii ripetuti e dentro morivo ogni volta che la lontananza si frapponeva tra noi.
“Coraggio, Irene, l’amore va anche masticato.” Masticare, quel verbo mi restituiva le belle sensazioni che avevo provato, era solo l’inizio di un viaggio, altri appuntamenti mi attendevano. C’era da combattere, resistere ai colpi del destino senza spezzarsi.
Una volta Elisa mi chiamò in disparte e mi abbracciò. Era felice perché Marco finalmente l’aveva notata. Scivolai dal suo entusiasmo e andai via senza proferir parola. La ferita era ancora troppo fresca e non riuscivo a gioire con lei e per lei. Avrebbe potuto scegliermi, avrebbe potuto amarmi.
La strada era tutta in salita e dovevo attrezzarmi per arrivare alla vetta con meno cicatrici possibili.
Dopo Elisa, ci furono altre. Qualcuna mi respinse, qualcun’altra ricambiò la mia passione nella maniera più naturale possibile e mi lasciai trasportare dalla voglia di vivere quel mondo che mi stava fagocitando regalandomi emozioni.
I baci, le carezze, il sesso non furono più un problema. Volevo amare ed essere amata come tutti gli altri. Mi consolai quando a distanza di anni seppi che Elisa e Marco dopo l’università avevano deciso di convivere. Io ero ancora in cerca della mia anima gemella.
Laura entrò nella mia vita al momento giusto, quando ero pronta per un incontro importante e avevo accettato me stessa. L’amore è una scialuppa di salvataggio che impedisce di annegare nel fango e nella melma di chi si diverte a sottolineare le differenze.
Mi chiamo Irene e sono nata per amare. Il resto non conta. Il resto non m’importa.
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Detto fra noi, scegliere il nome per un figlio è un vero casino. Per la mia ho scelto quello di una delle protagoniste di un famoso film di Bessont (ho odiato la serie americana): e se la sua attitudine di fosse rivelata quella di una suora? Mah… Tornando al tuo racconto mi piace molto la tua capacità di far provare le emozioni della tua protagonista al lettore, il legame di empatia che riesci ad instaurare. Nel mio personale credo, auspico l’avvento di un tempo in cui si presenterà al mondo la persona che si ama in quanto tale (maschio o femmina cesserà di essere importante) e non ci sarà bisogno di alcuna identificazione.
“Avrebbe potuto scegliermi, avrebbe potuto amarmi.”
Come hai detto tu stessa, l’amore non si sceglie ❤️
Bello, intenso. No, non è stranezza, cara Angela, è una delle tante sfumature dell’arcobaleno. Vivi i tuoi colori, con gioia e naturalezza. Un abbraccio
“Non so se avete mai pensato che l’amore, prima di essere amato, debba essere masticato.”
Sì, e non ero mai riuscita ad esprimerlo. Grazie
Da questo racconto traspare la consapevolezza di chi ha trovato la propria serenità. Molto bella la frase conclusiva
Un bel racconto, che esprime in modo chiaro e consapevole, sentimenti e bisogni fondamentali che appartengono, indistintamente, al genere umano. Gli ostacoli, le incomprensioni o i rifiuti subiti in giovanissima eta, possono essere, come in questo caso, gli step che aiutano a crescere e a capire chi siamo; imparando ad avere un buon rapporto con noi stessi per attrarre le persone giuste. Non tutti riescono. La protagonista di questa storia ha fatto un buon percorso, forse grazie, soprattutto, alle sue preziose risorse interiori.
Hai saputo ben delineare e descrivere gli stati d’animo e i pensieri di Irene.
Bravissima
Molto bello questo librick