L’antico servo della regina

X millennio avanti Cristo

Grugnì.

Indossò la sua pelle di lupo, strinse la clava, uscì dalla caverna.

Camminava tra la vegetazione a passo lento. La foresta lo soffocava, ma aveva un ordine a cui obbedire. Quante avventure agli ordini della sua regina… Pelle di lupo aveva fatto qualsiasi cosa per lei: scalare una montagna per rubare l’uovo a un’aquila, affrontare i deserti del sud per ritrovare la caverna che conduceva alla fine del mondo, nuotare nell’oceano per accarezzare una balena che sbuffava vapore… E adesso, un’altra missione.

Pelle di lupo l’avrebbe compiuta.

In cambio, la sua regina l’avrebbe sposato e lui sarebbe diventato il re di tutte le Cento Tribù delle Montagne del Nord. La regina sarebbe diventata la sua serva e, in effetti, Pelle di lupo l’aveva vista farsi il bagno nuda nelle sorgenti sacre. Il suo posteriore l’aveva molto ispirato.

Pelle di lupo uscì dalla foresta, gli si parò davanti la sequoia.

Il suo obiettivo.

Si mise la clava fra i denti – aveva denti che a volte gli sembravano fossero di pietra – e iniziò ad arrampicarcisi sopra. Già da lì, nonostante le fronde, vedeva il fiore che la sua regina desiderava.

Dopo aver iniziato la scalata già dopo un po’ i rami incominciarono a muoversi. Come fruste lo malmenarono e lui resisté, continuò la scalata, anche perché se fosse precipitato si sarebbe fatto molto male, se non che sarebbe morto e addio sogno di sposare la sua regina dal bel posteriore.

Continuò, ma si accorse che perdeva sangue. Troppe ferite, troppi tagli.

Davanti a sé, o meglio un po’ più sopra di lui, vide la sequoia aprirsi in una bocca oscura. La sequoia: una pianta carnivora di dimensioni eccezionali come anche l’ultima della sua specie.

Pelle di lupo non intendeva arrendersi, il pensiero di possedere il posteriore della regina lo esortò a essere più duro con se stesso e, stringendosi al tronco con le cosce e un braccio, sfilò la clava dai denti e ricacciò indietro la bocca che voleva saziarsi di lui.

Un colpo, due, tre…

La bocca fu come sfasciata e perse la linfa, Pelle di lupo la superò in fretta e da lì fece un balzo sovrumano che lo condusse in cima fino al fiore.

Eccolo, adesso era suo, tutto suo.

Non gli rimaneva che scendere ma la sequoia crollò come un imponente edificio di più piani.

Pelle di lupo non si lasciò cadere, al momento giusto saltò via e si attaccò al ramo dell’albero più vicino, il penultimo prima della prateria.

Si era salvato la vita.

La clava l’aveva persa, poco male, ma il fiore era quello che più gli importava.

«Ho vinto» esultò.

Non gli rimaneva che portare il fiore alla sua futura sposa.

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