L’appuntamento
Serie: Planavamo a stento
- Episodio 1: L’incontro
- Episodio 2: L’inizio della frequentazione
- Episodio 3: La nascita dell’amicizia
- Episodio 4: L’aeroclub
- Episodio 5: Il volo
- Episodio 6: Il gruppo storico
- Episodio 7: Le ragazze
- Episodio 8: L’appuntamento
- Episodio 9: L’impatto con gli esami
- Episodio 10: Il primo esame
- Episodio 1: La bottiglia
- Episodio 2: Secondo tentativo
- Episodio 3: L’esame
- Episodio 4: L’Interrail-La partenza
- Episodio 5: Interrail-Il viaggio
- Episodio 6: Si ricomincia a studiare
- Episodio 7: Il piano
- Episodio 8: Un’audace incursione
- Episodio 9: Il colpo di mano
- Episodio 10: Effimera tranquillità
- Episodio 1: Nuove difficoltà
- Episodio 2: La sconfitta
- Episodio 3: Il colpo
- Episodio 4: La fuga
- Episodio 5: Una specie di addio
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Il giorno successivo andai a trovare Carlo a casa sua e naturalmente cominciammo subito a parlare delle due ragazze conosciute il giorno precedente. Io ero ancora immerso in quella fase intermedia, fatta di soddisfazione per la serata vissuta e immaginazione di avvicinamenti progressivi che mi sembravano ancora lunghi e faticosi. Lui invece era completamente focalizzato ad accorciare le distanze prima possibile, si preparava ai passi successivi e mi incalzava per farmi uscire dalla stasi in cui probabilmente mi sarei adagiato senza di lui.
A lui piaceva Francesca, cominciò a paragonarla a Pandora Groovesnore, la giovane nobile di cui si innamora Corto Maltese nella Ballata del Mare Salato, e a cui assomigliava per i capelli lisci e lunghi e gli occhi allungati. Io invece preferivo Laura, perché avevo da sempre un debole per le more coi capelli a caschetto.
Continuammo a parlare di come organizzare altri incontri e questa idea diventava sempre più realistica mentre ne parlavamo, ma io non riuscivo a sbilanciarmi verso un nuovo passo a causa della mia inerzia che mi rendeva difficile partire in ogni situazione iniziale. L’indomani mattina, era Domenica, Carlo mi chiamò e mi disse che aveva chiamato Francesca, che eravamo d’accordo che ci saremmo visti nel pomeriggio con lei e Laura e che saremmo andati nel paese al mare dove la sua famiglia aveva una casa per una passeggiata e poi per mangiare qualcosa a casa.
Gli risposi che andava benissimo, ma sentivo già l’agitazione che mi saliva dentro, avevo timore di dover riprendere i fili rimasti delle conversazioni della serata passata, avevo paura che non ne sarei stato in grado e mi sentivo di nuovo goffo e impacciato e temevo che quello passato fosse stato un exploit che non si sarebbe ripetuto.
Invece appena le vedemmo arrivare al luogo dell’appuntamento, mentre noi le attendevamo vicino alla macchina, il pensiero che erano lì per noi, e l’irruenza con cui Carlo le salutò fecero dissolvere in un istante tutte le remore che mi giravano per la testa.
Riprendemmo il filo dei discorsi, continuammo a essere brillanti e affiatati e sentivo che anche le ragazze si scioglievano mentre guidavamo verso il paese in riva al mare. Era ormai primavera e le giornate si erano allungate, quindi dopo aver camminato sul lungomare, andammo anche sulla spiaggia, fingemmo di volerle buttare in acqua facendole ridere.
Poi andammo alla casa al mare di Carlo: era una villetta su una collinetta verso l’interno, con le pareti dall’intonaco bianco e ruvido e gli infissi di legno scuro. Si era fatto più freddo e accendemmo il camino, mettemmo sul fuoco l’acqua della pasta e il sugo che ci eravamo portati.
Mentre mangiavamo, Carlo per smuovere l’atmosfera, aprì con enfasi una delle bottiglie di vino che stavano su una rastrelliera vicino alla cucina e ne versò subito dei bicchieri abbondanti per tutti. Bevvi velocemente il primo bicchiere, speravo che l’alcool mi sciogliesse dall’ansia che aveva ricominciato a salirmi dentro perché capivo che a breve avremmo dovuto deviare la situazione goliardica e amichevole che si era creata, facendola sbilanciare verso direzioni più misteriose, maliziose…
Carlo si accorse del mio stato di perplessità e, per aiutarmi, mi disse “Dai, Federico, metti su un po’ di musica, tu che te ne intendi”.
Sapeva che avevo portato delle cassette registrate da me e mi indicò dove c’era lo stereo con un piatto per i dischi e un lettore per le cassette.
Io dissi “Sì, sì.” con un’ondata di sollievo e mi avvicinai allo stereo. Tirai fuori dalla borsa che avevo portato qualche cassetta, ne scelsi una e misi una selezione dei Police.
Partì subito ad alto volume Message in a bottle e io cominciai a battere il ritmo da fermo e invitai le ragazze a ballare. Seguì uno scambio di sguardi fra loro, ma poi Laura, che era più spigliata, si alzò e venne verso di me con piccoli passi molleggiati al tempo della musica.
L’atmosfera cambiò velocemente e cominciammo tutti e quattro a ballare davanti al fuoco, passandoci ogni tanto bicchieri di vino che bevevamo velocemente. Carlo non era spigliato a ballare, quello del rock non era mai stato il suo mondo, ma si faceva trascinare da Francesca e poi le girava intorno a passi di twist, si prendeva in giro accentuando la sua goffaggine e aprendo ogni tanto il suo sorriso raggiante e facendola ridere.
Poi partì Every breath you take e ballammo più lenti e ondeggianti, avvicinandoci io a Laura, e lui a Francesca.
Il vino aveva dissolto la mia angoscia e aveva accorciato le distanze, loro non si ritrassero e noi le cingemmo e in una specie di ballo di coppia. Carlo aveva spento la luce centrale e c’era solo una piccola lampada abatjour sul tavolino e la luce tremolante del camino. Fluttuavamo nel ballo nella penombra e lui si strinse ancora di più a Francesca finché al margine laterale del mio sguardo vidi che aveva cominciato a baciarla. Io stringevo Laura senza più la minima distanza e percepii che anche lei si era accorta di Carlo e Francesca, ma capii che non si sentiva a disagio. Sentivo la consistenza dei suoi fianchi sotto le mie mani, sentivo l’attrito del suo seno contro il mio petto. Salii con la mano sotto la sua maglia corta e sottile fino a toccare la pelle della schiena e ho sentito il suo respiro farsi più forte sul lato del mio collo. La sentii mormorare “Dai, che fai?”, ma con voce troppo bassa, troppo indecisa per apparire convincente. Sentivo invece che la sua schiena si inarcava e che le sue braccia mi stringevano più forte.
Ero confuso e sbilanciato, dalla luce calda del fuoco e dal vino bevuto, ma sentivo che la situazione aveva cominciato ad accelerare in avanti e mi sembrava che non dovevo fare tanto sforzo per farla proseguire lungo la direzione che aveva preso. Mi accorsi che Carlo e Francesca non c’erano più, che erano scivolati in qualche altra stanza della casa e allora d’un tratto le presi una mano e la condussi fuori dal salone dopo il corridoio fino a sederci su uno dei letti singoli di una stanza laterale. La musica che proveniva dal salone arrivava attutita e nella piccola stanza in penombra e faceva sembrare che l’aria fosse densa di ovatta e io sentivo il suo profumo tenue e dolce che mi sembrava quello dei gelsomini nelle notti di primavera. Mi venne voglia di immergermi più vicino in quel profumo così mi avvicinai lentamente al suo viso la baciai sulla bocca, sentendo la consistenza liscia delle sue labbra e il calore della sua lingua contro la mia. Lei si sdraiò all’indietro sul letto e io esitai qualche secondo sopra di lei, sentendomi come in bilico su un ciglio affilato e pericoloso da cui non trovavo il coraggio di tuffarmi.
Poi lei mi sorrise e io sprofondai dentro quel sorriso.
Serie: Planavamo a stento
- Episodio 1: L’incontro
- Episodio 2: L’inizio della frequentazione
- Episodio 3: La nascita dell’amicizia
- Episodio 4: L’aeroclub
- Episodio 5: Il volo
- Episodio 6: Il gruppo storico
- Episodio 7: Le ragazze
- Episodio 8: L’appuntamento
- Episodio 9: L’impatto con gli esami
- Episodio 10: Il primo esame
Ciao Federico, letto anche questo episodio con piacere. Tuttavia, non mi sarebbe dispiaciuto uno sviluppo maggiore della trama e delle situazioni e soprattutto un ritmo più lento. Però, questa è solo una questione di gusti. Aspetto il seguito!
Ciao Cristiana, ti ringrazio per il commento.
Mi interessano molto le tue osservazioni e per questo ti chiedo se pensi che sarebbero meglio uno sviluppo maggiore e un ritmo più lento in questo episodio o in tutto il racconto finora.
In realtà il racconto mi è parso equilibrato nel senso che hai saputo rallentare al momento giusto, come ad esempio quando ci hai portati in volo con quelle splendide descrizioni. Io mi riferisco in particolare a questo ultimo episodio dove, come lettrice, avrei voluto godermi maggiormente le fasi di “preparazione” all’incontro. Però, ti ripeto, si tratta di una visione strettamente personale e, magari, anche molto femminile ☺️