L’archibugiere di Sekigahara

21 ottobre 1600

Terutada correva a perdifiato, stava attento a non scivolare sull’erba umida, maledì l’ultimo acquazzone, si affrettò ad arrivare in tempo.

In lontananza, udiva i rumori della battaglia.

Il luogo era Sekigahara, lì si erano incontrate le coalizioni del Giappone orientale e del Giappone occidentale, tutti sapevano che ci sarebbe stato uno scontro epocale. Terutada pensava non fossero chiacchiere superflue perché udiva i nitriti e le esplosioni.

Hanno iniziato la battaglia, pensò. Senza di me.

Terutada non avrebbe dovuto attardarsi a bere sakè nella locanda in cui si era fermato, il suo obiettivo era quello di mettersi al servizio di Tokugawa Ieyasu e combattere per il suo onore. Quella notte, con i fumi dell’alcol, aveva sognato di essere premiato di un’onorificenza brillante per il suo valore dal capo della coalizione orientale, ma erano stati vani sogni… anzi, lo sarebbero stati se non avesse fatto presto.

Alla fine, dopo aver superato un boschetto del monte Sasao, vide quel che stava succedendo: la battaglia. La battaglia si stava svolgendo con insolito furore, gli ashigaru correvano con le loro bandierine e si riunivano nei battaglioni per poi marciare con le lance incontro alla morte, o alla gloria.

Terutada capì che nulla era ancora perduto. Stringendo l’hinawajū, ossia l’archibugio con la forcella, sobbalzò un attimo come una locusta e scese giù dal pendio per correre incontro ad alcuni ufficiali della sussistenza. «Sono Terutada, sono al servizio di Tokugawa Ieyasu».

Lo accolsero con sguardi di sufficienza. «Che vuoi tu da noi?» si lasciò scappare uno di loro mentre sbadigliava.

«Voglio combattere». Si chiese perché non lo prendessero sul serio.

«Va’ di là e renditi utile» gli indicò la strada.

Terutada esitò, alla fine si mosse in quella direzione.

A dire il vero sono confuso…

Si unì a un gruppo di ashigaru armati di hinawajū come lui che stavano avviandosi verso il cuore della battaglia. «Ehi!» avvertì della sua presenza.

Si girarono a guardarlo. «Tu chi sei?» borbottò un graduato.

«Voglio combattere per Tokugawa Ieyasu e…» squillò Terutada, ma non ebbe il tempo di finire perché il graduato gli diede una spinta fino a farlo cadere:

«E se tu fossi una spia? Vattene, e ringrazia che non ti facciamo la pelle».

Tutti scoppiarono in una risata.

Terutada si offese, lo guardò obliquo.

Da dietro un gruppo di ashigaru arrivarono dei cavalieri, stavano caricando gli archibugieri che con grande sangue freddo appoggiarono sulle forcelle le armi e diedero fuoco alle micce.

I cavalieri gli furono addosso e accolsero le pallottole venendo sterminati, ma una minima frazione, la maggioranza travolse gli archibugieri del Giappone orientale che finirono in rotta.

In mezzo a quel caos di corpi e nitriti, Terutada afferrò per la collottola il graduato e lo tirò via impedendo che venisse stritolato da un cavaliere. «Ti ho salvato la vita» gioì.

«Stupido» sillabò per tutta risposta.

Terutada capì che un cavaliere stava puntando su di loro.

Gli puntò contro l’hinawajū, accese la miccia e, appena in tempo, gli esplose contro il proiettile dilaniandogli il volto.

Il cavaliere cadde dalla sella.

«Ti ho salvato la vita» ripeté, felice.

«Sì, ma ora combattiamo». Corse lontano come a non voler ammettere il torto.

«Sono qui apposta». Terutada obbedì: ricaricò l’hinawajū.

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Discussioni

  1. “Terutada correva a perdifiato, stava attento a non scivolare sull’erba umida, maledì l’ultimo acquazzone, si affrettò ad arrivare in tempo.In lontananza, udiva i rumori della battaglia.”
    Interessante inizio, Kenji. So bene che i tuoi racconti sono auto conclusivi, tuttavia ne verrebbe fuori una buona serie.

  2. “«Sono qui apposta». Terutada obbedì: ricaricò l’archibugio.”
    E qui, la chiosa riassume un po’ tutta la storia, incentrata su onore, disciplina e… Spocchia di chi ha già un ruolo e non è un Ronin.

  3. “Terutada correva a perdifiato, stava attento a non scivolare sull’erba umida, maledì l’ultimo acquazzone, si affrettò ad arrivare in tempo.”
    Che bello questo inizio. Ritmato, sincopato. Suggerisce chiaramente la corsa concitata del protagonista ed introduce subito il clima di urgenza nel quale si svolge tutta la storia.

  4. Un racconto epico su un tema sempre interessante, la disciplina e l’onore che può coinvolgere un clan samurai o l’altro. Il lirismo di certe scene mi ha ricordato certi passaggi del videogioco Ghost of Tsushima.