
L’arrivo
Serie: LO SCRITTORE
- Episodio 1: L’arrivo
- Episodio 2: L’incontro
- Episodio 3: La brama
- Episodio 4: Epilogo
STAGIONE 1
Lo scrittore arrivò al grande Resort intorno alle 17 di un torrido pomeriggio d’ agosto, dopo essere partito quasi sette ore prima dalla capitale, lasciandosi alle spalle una di quelle rare fresche giornate estive romane.
Aveva con sé un trolley non troppo ingombrante, un piccolo zaino sportivo comprato da Decathlon e, sotto il braccio, un astuccio nero contenente un piccolo notebook di alluminio satinato, con una piccola mela morsicata bianca sul dorso. Quell’oggetto era diventato il suo fedele ed inseparabile compagno, il suo piccolo contenitore di mondi, mondi creati da lui.
In realtà per lui quella non era una vacanza, aveva scelto quell’enorme e affollatissimo villaggio turistico in Puglia come luogo per concentrarsi al massimo e completare il suo prossimo libro di racconti. Aveva prenotato la settimana a cavallo di ferragosto perché voleva immergersi nel pieno all’apoteosi estiva. Sì perché lui, lo scrittore, non era uno scrittore come gli altri, lui aveva bisogno del caos, della gente, tanta gente, per scrivere. Nonostante la sua indole solitaria e riservata, riusciva a raggiungere il suo ideale stato di isolamento e concentrazione solo in mezzo alla folla.
In realtà c’era anche un motivo “tecnico-stilistico”.
Era diventato noto per i suoi instant-book, piccoli libri per altrettante piccole storie che scriveva con una tecnica tutta sua e nella quale era ineguagliabile. Era in grado di scrivere di getto e istantaneamente qualsiasi cosa vedeva e viveva in diretta. Modificando e distorcendo la realtà dell’attimo in cui era immerso, costruiva “dal vivo” e in tempo reale storie incredibili, divertenti e amare, spassose e ciniche, malinconiche e struggenti, che lo avevano fatto amare dal pubblico e benvolere dalla critica e, probabilmente, odiare dai colleghi scrittori, dato il successo immediato al quale era inaspettatamente arrivato. Per far questo aveva bisogno di osservare la gente intorno a sé per descrivere vizi e virtù, dinamiche, buone e cattive abitudini del genere umano.
La rapidità e l’abilità con cui digitava sulla tastiera era inarrivabile, in più di un’occasione aveva dimostrato la sua capacità in sfide di improvvisazione letteraria, gare nelle quali era uscito sempre trionfatore.
Prese possesso del suo bungalow a ridosso dell’arena degli spettacoli, disfò la valigia, si lavò e si cambiò. Uscì intorno alle 19, senza computer. Prima di buttar giù qualcosa sul notebook aveva voglia di respirare un po’ l’aria del luogo, a mente libera, osservare e fissare nella sua mente, prima che sul pc, le prime impressioni del posto. Aveva fame, ma decise di fare due passi prima di andare alla sala ristorante, per esplorare il villaggio, familiarizzare con il dedalo di curatissimi viali e vialetti immersi nel verde e prendere un primo contatto con la fauna che popolava quel mondo artificiale.
Appena messo il naso fuori dalla porta si imbatté in alcune formazioni tipiche del luogo: coppia giovane, sulla trentina, abbigliati da aperitivo-cena: lui in completo di lino beige/bianco, camicia aperta sull’ampio petto abbronzato, fisico muscoloso, lucido e depilato; lei panterona magra ma formosa con seno procace, probabilmente rifatto, fasciata in vestito attillato e scollacciato per mettere in mostra l’abbronzatura frutto della faticosa giornata sul lettino a bordo piscina, tacco dodici che sollevava le chiappe rassodate dall’aquagym pomeridiano. L’opposto di questa prima coppia era quella che seguiva da dietro un po’ arrancando: si accompagnava con figlio di cinque-sei anni irrequieto e passeggino con pargolo di uno-due anni che piange ininterrottamente. Le due coppie sembrerebbero coetanee, ma gli elementi in comune finivano qui: il completo di lino del primo soggetto maschile lasciava il posto a bermuda combat con tasconi e maglietta girocollo sgualcita del secondo. La cinghia del borsello che gli attraversava diagonalmente il tronco metteva in evidenza il ventre gonfio e le chiazze di sudore sotto i pettorali molli, mentre la sua compagna cercava di darsi un tono con vestito estivo floreale che nascondeva forme generose e un’abbronzatura incompleta, a macchia di leopardo, frutto della giornata ombrellone/ bagnasciuga /ombrellone appresso ai figli.
Dopo di loro si facevano largo gruppi di ragazzotti fra i dodici e i quindici anni che avanzano in ordine sparso: le femmine davanti in una fila compatta, sguardo fisso sullo smartphone e radar per evitare gli ostacoli, a seguire uno sciame disordinato di maschi loro coetanei in piena carica ormonale alternava mosse e battute audaci rivolte alle femmine con schiaffetti e sgambetti rifilati vigliaccamente fra di loro.
Dopo questa prima e fugace, ma attenta, analisi della fauna locale, lo scrittore notò che il flusso umano si dirigeva da tutti i vialetti verso il fulcro più luminoso e vitale del villaggio, il nucleo della vita di quell’alveare artificiale: l’area dei pasti: IL CIBO! Lo sciame di cavallette si stava radunando per l’orgia culinaria del ricco buffet. All’ingresso della sala, adibita per la grande occasione della prima cena dei nuovi arrivati, erano schierati una dozzina di ragazzi sulla ventina vestiti tutti di bianco. Abbronzati, tutti sorridenti, scambiavano battute e ammiccamenti con gli ospiti del villaggio come se si conoscessero da una vita, alcuni degli ospiti, perlopiù gli esemplari maschili, si attardavano e rispondevano alle battutine ridendo, erano allegri, tutti allegri, felici, spensierati. Lo scrittore provava fastidio e disagio… vabbè, pensò, tutto materiale per il mio lavoro.
Lo scrittore superò la barriera ammiccante degli animatori con nonchalance, un sorriso di circostanza ed un’occhiatina un po’ meno superficiale alla biondina in shorts che si sbracciava per dargli il benvenuto ed entrò. Nella grande sala campeggiava come un altare pagano un enorme bancone a forma di Titanic: quindici metri di trionfo di cibo di qualsiasi tipo e provenienza. Lo scrittore si fermò, guardò ammirato, poi si avvicinò e ci si tuffò dentro, compiendo inconsapevolmente il gesto che confermava che il cibo, come la morte, livellava tutti gli strati sociali e culturali del genere umano.
L’indomani si svegliò per andare in spiaggia. Stavolta si portò il computer, deciso a buttar giù qualche traccia dettata dalla pura e semplice osservazione e guidata dal suo istinto.
Cominciò con una coppia tutta acchittata e atteggiona molto simile a una di quelle incontrate la sera prima per i vialetti del villaggio, più precisamente ai due fisicati. Ne descrisse l’atteggiamento, le mosse e gli sguardi, ricostruì su di loro un immaginario dialogo e una storia verosimile; utilizzò il romano perché li identificò con una di quelle coppie descritte nei film di Verdone, due coatti di periferia che si sputtanano tutti i soldi di un anno di lavoro come manicure e personal trainer in una settimana di vacanza, intenti a superare il record di abbronzatura detenuto da una coppia di amici di Ostia, che a settembre dello scorso anno si presentarono alla Rotonda con un colore della pelle che neanche Carlo Conti.
DELETE – Chiuse il pc. Quella storia faceva pena anche a lui, non si sentiva ispirato e questo sarebbe potuto essere un problema serio. Quella per lui non era una vacanza, ma un investimento per il suo prossimo libro che il suo editore aspettava come la Pasqua. Fissò la linea del mare.
…continua…
Serie: LO SCRITTORE
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- Episodio 2: L’incontro
- Episodio 3: La brama
- Episodio 4: Epilogo
Irriverente e realistico allo stesso tempo.
All’inizio pensavo che fosse un controsenso il fatto che si fosse recato in un villaggio affollatissimo, ma, poi, ne ho scoperto il motivo.
I sorrisi strappati da questo testo sono causati non solo dallo stile usato, ma, soprattutto, dal fatto che stai dipingendo situazioni e fatti reali, che si possono sperimentare in un qualunque villaggio turistico e non solo.
È il caso di dire che spesso la realtà supera la fantasia.
Attendo volentieri il seguito.
Un meta episodio congeniato come una bomba ad orologeria che detona sul finale. Semplicemente perfetto 👍
Grazie Hugo. Ancora qualche episodio, ma l’intenzione è quella…