L’assassino (finale serie)

Serie: Erasmus


Andrea guardava il molo del porto di Helsinki dalla barca della polizia. Si strinse nella giacca quando lo investì un vento freddo. Rientrava dall’isola-prigione Suomenlinna, a largo della capitale finlandese, dopo la sua scarcerazione e la caduta di ogni accusa.

La polizia era venuta in possesso di prove schiaccianti nei confronti di Abdul, al secolo Bashar. Già in custodia per altri reati, Abdul si trovava in carcere in attesa degli svariati processi a suo carico. La macchina mediatica era già in moto, e per una volta, Andrea era contento. Lui fu subito dimenticato e così sperò di tornare alla sua vita tranquilla.

Ma non tutti lo dimenticarono.

Sul molo, ad accoglierlo c’erano i suoi amici Ian e Pierre, la ragazza che amava, Arja, e, incredibilmente, la detective Marin.

Non fece in tempo a mettere piede a terra che Arja lo abbracciò.

«Mi dispiace» gli mormorò all’orecchio.

Ian, con lo stesso spirito emotivo di una roccia, interruppe i due innamorati.

«Bella bro, ma lo sai che il carcere ti ha fatto bene? Sembri più duro.»

«Non era un vero carcere, non come lo intendiamo noi, era più simile ad una fattoria» rispose l’italiano ricambiando il cinque all’americano.

Salutò anche Pierre e poi strinse la mano alla detective.

«Abbiamo fatto delle deduzioni con le informazioni in nostro possesso, mi dispiace si siano rivelate infondate e…»

«Davvero, non fa niente, sono solo felice che questa storia sia finita adesso.»

Helli scrutò nei suoi occhi.

«Sei proprio un bravo ragazzo sai, mi sono davvero sbagliata. Mia sorella non poteva trovare ragazzo migliore.»

Andrea guardò con aria interrogativa Arja che annuì con un sorriso.

Helli accompagnò alla stazione dei treni i ragazzi con la macchina della polizia. Nel tragitto spiegarono ad Andrea come avevano capito che era Abdul il colpevole. Gli mostrarono il fotogramma trovato da Ian dove si vedeva Abdul seguire Karo vicino al campus attorno all’una di notte. Quella prova, assieme a tutti i precedenti di Abdul in giro per l’Europa, convinsero il giudice della sua colpevolezza.

«Quindi è tutto finito?» chiese Andrea ad Helli mentre aspettavano il treno per Seinäjoki.

«Sei un uomo libero e incensurato.»

Salutarono la detective e tornarono alle loro vite di tranquilli studenti universitari.

Andrea ebbe la possibilità di recuperare il tempo perduto e di sostenere gli esami a gennaio. Fu l’occasione per passare il Natale in Finlandia e far conoscere ad Arja i suoi genitori. Fu il Natale più bello della sua vita. Finirono le vacanze e restò ancora qualche giorno per sostenere gli esami che passò con ottimi voti e a fine mese dovette riprendere il treno per Helsinki, questa volta al posto del carcere ad attenderlo c’era il volo per Cagliari.

«Ti scrivo appena arrivo a Berlino» disse ad Arja staccandosi dal suo bacio.

«Verrò per Pasqua, va bene?»

«Non vedo l’ora» e tornò a baciarla.

Salì sul treno un istante prima che si chiudessero le porte.

Salutò Arja dal finestrino e appena divenne un puntino lontano cercò un posto dove sedersi.

Sistemati i bagagli finalmente si riposò.

Gli vibrò il cellulare nella tasca dei pantaloni.

Sorrise.

Arja gli aveva mandato l’emoji di un bacio.

Rispose.

Altre notifiche dal gruppo con Ian e Pierre. Aveva promesso loro che avrebbero giocato a Call of Duty insieme appena tornato a casa.

Sospirò e guardò il bianco paesaggio scorrergli veloce fuori dal finestrino.

Che esperienza.

Era stato completamente diverso da come lo aveva immaginato ma aveva trovato quello che sperava.

Aveva trovato degli amici, l’amore e soprattutto aveva trovato sé stesso.

Non era decisamente più il ragazzino che quel treno aveva portato in quella giornata estiva dal sapore autunnale.

Era un uomo adesso.

Pensò a Pavel, risvegliato dal coma e sotto cure in un centro specializzato a Praga.

Pensò a Jérémie e Monika. Aveva sentito che lui aveva mollato l’università e aveva deciso di proseguire la sua carriera da rapper. Si era trasferito a Vilnius, per riconquistare Monika. Augurò loro di trovare quello che lui aveva con Arja.

Pensò a Karo.

Pensò a quella fatale notte e chiuse gli occhi al ricordo…

Fu svegliato dal bussare insistente alla porta.

Guardò l’ora, erano le due di notte.

Impaurito fece finta di niente ma sentì la voce di Karo chiamarlo.

Andò svelto alla porta e aprì, prima che svegliasse tutto il campus.

«È qui?» chiese la polacca entrando e cercando Pavel.

«Karo…»

«L’ho cercato ovunque, sai dov’è? Non risponde a quel cazzo di telefono, tu sei suo amico, sai qualcosa?»

Andrea sospirò.

«Karo calmati, è tardi e…»

«Merda!» urlò la ragazza e proruppe in un pianto.

In mano aveva la busta di Pavel e la stringeva con forza, come un’ancora di salvezza.

Andrea era esasperato. Bastavano due righe poetiche per farla tornare da quella bestia?

«Scusa, io…io lo devo trovare, è importante, tu sei suo amico e magari puoi aiutarci, guarda non sai quanto siamo soli, sono tutti falsi là fuori, tu sei davvero l’unico bravo ragazzo, mi sei stato simpatico da subito.»

Ad Andrea montò qualcosa da dentro, un calore misto ad una forza che risaliva dall’intestino.

«Oh sì, mi ricordo come tu e Monika vi siete divertite al benvenuto.»

«Visto?» disse Karo togliendosi il giubbotto senza cogliere l’ironia.

«Posso usare il bagno?» chiese.

Andrea annuì e andò a sedersi sul divano.

Quando tornò, Karo rovistò nel frigorifero.

«Hai delle birre? Posso?»

«Fai come fossi a casa tua» disse sarcastico e andò a prendere una birra anche lui.

Le birre divennero due ed entrambi sedevano attorno al tavolo, persi nei loro pensieri.

O meglio, Andrea perso nei suoi pensieri, Karo fissa davanti al monitor del cellulare, in attesa di notizie di Pavel.

«Lo so cosa pensi di me, che sono una puttanella e so anche cosa dicono di Pavel, sono stronzate, lui ha alzato le mani una sola volta. Questi lividi…questi lividi sono il sesso con Abdul, a lui piace farlo violento. Ma ho troncato con lui, proprio stanotte, è finita, voglio tornare con Pavel.»

Andrea proruppe in una risata. L’alcol aveva sciolto le sue inibizioni.

«Capisci quanto è grave questo fatto?»

«Lui è solo un po’ geloso! Ma può cambiare, me l’ha promesso…»

Andrea alzò le mani al cielo.

«Ma che diavolo ci trovi in lui? È violento! Lo vuoi capire che come ti ha picchiata una volta, lo può fare ancora?»

Karo alzò le spalle.

«Io lo amo, e lui mi ama, a modo suo. Ma cambierà perché aspetto un figlio da lui» disse con un sorriso tra le lacrime.

«Cosa?» chiese Andrea incredulo.

«Sono incinta, sì, lui non lo sa ancora» rispose entusiasta Karo.

Quel mostro dentro lui, quella forza che saliva dall’intestino prese possesso del suo corpo. Lui solo come un cane, mollato dalla donna che amava per colpa di quei due, mentre una puttana e il suo uomo violento mettevano su famiglia? No, era troppo. Non poteva succedere veramente, non poteva essere beffato ancora.

Iniziò a respirare rumorosamente e in fretta. Si alzò per andare via ma Karo lo fermò con una mano sulla spalla.

«Ci aiuterai, sarai nostro amico?»

A quelle parole scattò. Si girò e colpì con un pugno il volto di Karo che cadde a terra, priva di sensi.

Le si avventò addosso. Era una belva. La strozzò finchè non sentì la vena sul collo fermarsi e capì quello che aveva fatto. Restò fermo, con il cadavere di Karo affianco ancora qualche minuto, poi pensò ad un piano.

La spogliò. La caricò sulle spalle e con molta attenzione uscì dalla finestra sul retro. Depositò il corpo nel boschetto, simulando una violenza sessuale con il collo di una bottiglia. La guardò e le venne in mente che era incinta. Un lampo di genio. Prese un coltello dalla cucina e tornò nel bosco per disegnarle la svastica. Tutti avrebbero pensato fosse stato Pavel.

Era logico, matematico.

Buttò i vestiti nel fiume e soddisfatto tornò in casa e pulì meticolosamente due volte ovunque. Si sedette sul divano a riposare quando trovò nelle pieghe la lettera di Pavel. Andò nel panico. Come sbarazzarsene? Non aveva accendini e il fornello era elettrico. Erano le sei del mattino. Se fosse uscito fuori, anche con quella tormenta, avrebbe potuto trovare qualcuno.

Prese le lattine di birra. Fece a pezzi la lettera e ingoiò ogni singolo pezzettino con un sorso di birra. Quando finì, gli girava la testa. Represse il vomito che gli salì e si stese sul divano a riposare.

Quando si svegliò, poche ore dopo, gli sembrò di aver sognato.

Uscì nella neve, percorse i passi che aveva sognato, e quando vide quel cumulo, capì che era tutto reale…

Sul treno per Helsinki, Andrea ripensò a quella notte.

Aveva finto bene. Aveva interpretato alla perfezione la sua parte da bravo ragazzo.

La cosa che lo sconvolse, quella mattina, era che gli era piaciuto. Lui aveva provato goduria nell’uccidere quella puttanella. Gli dispiaceva non aver incastrato Pavel, ma tempo al tempo. Avrebbe avuto la sua vendetta in futuro.

Fu proprio la detective Marin, che capì da subito che era lui il colpevole, a suggerirgli di non vivere più nella paura.

Oh, non avrebbe più vissuto nella paura, ne era certo.

Sorrise in maniera inquietante.

Aveva capito chi era e cosa voleva essere.

Un assassino.

Serie: Erasmus


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Il nome Arja piace molto anche a me, l’ho usato anch’io per la protagonista di un mio racconto. Che strano e bello leggere del porto di Helsinki (il vento freddo c’è davvero!) e di questi luoghi. Sembra che tu ci sia stato davvero e ti auguro di realizzare il tuo progetto di venire in Finlandia.

  2. Cavolo! Che finale! Devo dire che un sospettuccio su Andrea me l’avevi fatto venire, durante il suo interrogatorio (e poi diciamocelo, sarebbe stato troppo banale se l’assassino fosse stato Pavel o Abdul), ma poi eri davvero riuscito a convincermi della sua innocenza. Ma quando in treno parte il flashback, ho pensato: “ahia…” Bellissimo plot twist! Serie davvero appassionante, ben scritta ed originale!

    1. Grazie Sergio di aver seguito tutta la serie, piuttosto lunga, e sono felice ti sia piaciuta. Onestamente mi sembravano tutti banali i possibili assassini, per questo ho voluto giocare con Andrea che da subito mi è piaciuto come assassino anche se è il classico bravo ragazzo che si scopre assassino. Ero tentato di usare Pavel, solo perchè era quello più scontato! Ma alla fine, come ho detto, ho pensato da subito solo ad Andrea, banale o no, pazienza, l’importante è che mi sono divertito un mondo a scrivere questa serie, a creare indizi qua e là, giocare con gli stereotipi e seguire i vostri commenti che provavano a capire l’assassino 🙂 magari più in là lo riprendo e lo approfondisco con ulteriori dinamiche, come suggerito da Micol, le idee non mancano! Ancora grazie Sergio!

  3. Grande finale, complimenti !!
    Come altre/i prima di me, apprezzo che in vari momenti del tuo racconto tu ci abbia spiazzate/i per poi confermare nel finale i dubbi che in molte/i abbiamo avuto. Ottimo lavoro.

  4. Che delusione. Non ci posso credere. L’ unico bravo ragazzo della serie che suscitava simpatia, si rivela un mostro. Non solo ha ucciso una volta, ma si prefigge di uccidere ancora. E` proprio vero che l’ apparenza inganna, ma se il movente dell’ uccisione di Karo era dovuto all’invidia e alla frustrazione per aver perduto Arja, dopo averla ritrovata perche`Andrea pensa di uccidere anche Pavel? Dire che sono rimasta sbalordita è poco.

    1. Vero, ho provato a pensare ad altri finali ma ero sempre convinto di Andrea, anche se sapevo che avrebbe potuto deludere e mi dispiace aver deluso proprio te proprio perché sapevo come ti eri affezionata a lui. Per quanto riguarda Pavel, il primo omicidio è stato per uno “scatto d’ira” improvviso, nessuna premeditazione. Scopre dopo, e lo sbalordisce, che gli è piaciuto, e quindi per completare la sua “opera” progetta l’omicidio di Pavel perché ormai è quello che vuole essere, un killer. Almeno dai, ti ha sorpreso 😉

    2. Pazienza. Per fortuna era solo un thriller. Quando un lettore o una lettrice si fa coinvolgere troppo dal racconto corre il rischio di restare male se il suo personaggio preferito o il finale non e` quello che avrebbe sperato. Cio` conferma l ‘ interesse e la validita` complessiva della serie.

  5. Che dire, non appena vista la notifica mi sono fiondata. Nel commento all’episodio precedente un po’ rimbombava il pensiero che l’aver sottolineato più volte l’indole del bravo ragazzo potesse essere un depistaggio. Però in fondo accade anche questo: le acque chete sono le più profonde. Il finale non ha deluso le aspettative, la serie mi ha tenuta incollata allo schermo fino alla fine: per essere la prima prova alle prese con un crime, secondo me è l’esito è stato un successo. Potresti pensare di farne un romanzo vero e proprio, approfondendo i personaggi e le loro dinamiche in base all’ottima caratterizzazione che hai già impostato. Pensaci ;D

    1. Wow, davvero grazie Micol! Sì forse era un po’citofonato, ma aver lasciato il dubbio fino alla fine mi soddisfa (ho riso come un pazzo in queste settimane leggendo le vostre supposizioni e dovevo trattenermi dal rivelare troppo!). Lo ripeto, ho scritto tutto di getto in pochi giorni e mi sono divertito moltissimo a seminare qua e là indizi e a caratterizzare i personaggi, quindi apprezzo veramente tanto che lo hai notato. Mi piacerebbe in futuro riprenderlo e allungarlo, avevo altre idee ma poi diventava troppo lungo, tipo altri episodi anche con gli altri personaggi, o più spazio nelle indagini vere e proprie al di là degli interrogatori. Sì penso che lo svilupperò, anche se ora ho altri progetti in mente 😉 ancora tante grazie ❤

  6. LO SAPEVOOOOOOOOOOOO!!!!
    LO AVEVO DETTOOOOOOOOOO!!!!
    Sei stato bravo a portarci fuori strada però 🤣
    Ero rimasta delusa dalla colpevolezza di Abdul… palesemente innocente, non riuscivo a credere che in realtà fosse lui il colpevole.
    FANTASTICO! L’imbranato che non sa farsi una cioccolata in tazza riesce a farla franca…
    Anche se (e qui salta fuori la fanatica di serie investigative) mi sa che l’autopsia fatta su Karo è stata un po’ superficiale per non accorgersi che non era stato un vero stupro.

    1. Grazie!! Sì lo avevi preso 😂 felice però di essere riuscito a mantenere il dubbio fino alla fine. Sì ci sono qua e là cose da migliorare ovviamente, l’autopsia in primis e l’ho pensato. In origine doveva essere un vero stupro ma poi quando è arrivato il momento di scriverlo non ci sono riuscito e ho optato per questa soluzione (tra l’altro molto in voga tra i soldati coloniali inglesi in Africa, cosa che a suo tempo mi ha inorridito parecchio). Grazie di aver letto questa luuuuunga serie, sono felice sia finita e che ti sia piaciuta ❤