L’attesa
Serie: La telefonata
- Episodio 1: L’attesa
STAGIONE 1
L’esperienza glielo aveva mostrato ripetutamente. Finché si cerca qualcosa, non lo si trova; quanto maggiore è il desiderio che un evento si verifichi, tanto più esso si fa attendere. Così le stava accadendo anche quella volta e la frustrazione che provava era quasi logorante.
Sulla scrivania teneva un piccolo calendario da tavolo, vecchio di tre anni: trovava consolazione nell’osservare i paesaggi che vi erano raffigurati. Da alcuni minuti, stava cercando di concentrarsi sulla fotografia di un panorama collinare, appena offuscato da una dolcissima nebbia, che sorgeva in un’aurora dalla grazia ultraterrena; e di evitare, invece, di sogguardare continuamente lo schermo del suo telefono, che da quattro giorni ormai avrebbe dovuto illuminarsi e non lo faceva.
Eppure, le era sembrato che il colloquio di lavoro fosse andato piuttosto bene. Ricordava il sorriso di soddisfazione che la selezionatrice le aveva rivolto nel salutarla, la sua promessa di richiamarla a breve, già il giorno successivo probabilmente. Invece, il suo telefono si ostinava nel silenzio.
Alice si guardò intorno e ciò non fece che aggravare il suo sconforto: il minuscolo ufficio era ingombro di raccoglitori, impilati alla rinfusa l’uno sopra l’altro ed appoggiati ovunque, anche sui davanzali e sul pavimento. Oltretutto, erano del colore verde acido più inquietante che mai si fosse visto.
《Ragazze》disse 《dovremmo fare un po’ d’ordine, un giorno o l’altro.》
Le ragazze la guardarono. Erano entrambe talmente prossime al pensionamento da riuscire già ad intravedere uno scorcio della nuova vita che le attendeva: Mariangela dagli occhi cerulei avrebbe frequentato un corso di pittura e si sarebbe presa cura del nipotino, mentre Fulvia, una donna minuta con due paia d’occhiali (uno indossato e l’altro appeso al collo) avrebbe dedicato tutto il proprio tempo a comandare il marito.
《Sì》eclamò quest’ultima《ma come facciamo con le telefonate? Chi risponderà, se noi saremo occupate a riordinare?》
Mariangela scosse i boccoli dorati. 《Faremo a turno, dico bene?》disse, volgendosi ad Alice in cerca di approvazione.
《Faremo a turno》rispose Alice《oppure…》
《Poco fattibile》brontolò Fulvia.
Alice proseguì: 《Oppure, verremo al lavoro di sabato e metteremo in ordine》.
Le due donne le lanciarono uno sguardo sgomento. Ad Alice spiacque vedere la propria squadra così abbattuta ed avrebbe voluto provare a tirar loro su il morale, ma proprio in quell’istante si accorse che il suo telefono stava squillando. Lo afferrò e corse in corridoio.
《Pronto?》
All’altro capo le rispose una voce da soprano. 《Buongiorno, Alice》disse 《mi chiamo Alice. Che coincidenza, vero?》
Alice non seppe rispondere.
《Certo conoscerà la nostra azienda》riprese il soprano 《la Collisecchi Vini e Liquori. La informo che oggi, per lei, la nostra grappa è in offerta speciale! Ordinandone due confezioni, infatti…》
《Grappa?》intervenne Alice. 《Io non bevo alcolici.》
La donna fece un sospiro e riattaccò. Avvilita, Alice rientrò in ufficio proprio mentre Fulvia, inforcati gli occhiali da combattimento, forniva un esempio di pessima comunicazione col cliente.
《Le ha lette, le istruzioni del prodotto ?》protestava. 《Secondo me, no. Vada e se le legga!》
E buttò giù.
《Fulvia》le disse Alice, quasi senza fiato《noi siamo il servizio cortesia di questa azienda. Cortesia, capisci? Non possiamo rispondere in questo modo ad un cliente.》
Mariangela, nel frattempo, si era messa a disegnare a matita un colibrì. Era molto brava.
《Io sono sempre cortese, sempre》ribatté Fulvia《se gli altri lo sono con me.》
Alice avvertì su di sé il peso del fallimento di una giovane vita: la propria.
《Mah!》sbuffò Mariangela, continuando a disegnare.
Fulvia la guardò in cagnesco.《Che c’è?》
《Con me non sei sempre cortese.》
《E te ne sei chiesta il motivo?》
A quel punto, Alice vide riaccendersi lo schermo del proprio telefono e si precipitò nuovamente fuori dalla stanza.
Questa volta, a parlarle fu una giovane donna.《Buongiorno, Alice, sono Alice. Pensi che coincidenza.》
《Non sarà di nuovo la Vallesecca?》
《Collisecchi. Sì, siamo noi.》
《Mi avete telefonato un minuto fa. Vi ho già detto che non bevo alcolici.》
《Ah, okay》fece la giovane, e chiuse.
Alice deglutì l’amarezza che le insidiava la gola, mentre tornava sui propri passi verso l’ufficio. Fece appena in tempo a rientrarvi, che un nuovo personaggio si affacciò a quella sorta di strampalato palcoscenico che era il suo luogo di lavoro: era Pulci, il direttore.
Fulvia scattò in piedi.《Dottore, buongiorno!》
Quello, però, esitava, guardandosi attorno con un’aria di smarrimento che poteva essere riconducibile alla forte miopia, così come al fatto che davvero egli non sapesse dove si trovava.
《Possiamo aiutarla, dottor Pulci?》provò a smuoverlo Mariangela.
L’uomo di comando, decidendosi a un tratto a comunicare il proprio disagio alle creature senza nome che si trovava di fronte, estese il collo raggrinzito.《La macchina del caffè》annunciò《non funziona.》
Nell’indossare le cuffie, Fulvia si spettinò tutta. 《Pronto, pronto! Abbiamo un’emergenza, la macchina del caffè non funziona! Fate presto!》
Mariangela, intanto, aveva preso la chiamata di un cliente.《È sicuro di aver ordinato da noi? Io nel computer non trovo nulla!》
Alice andò a chiudersi nel bagno, sia per trovare sollievo da quella confusione, sia perché il suo telefono stava di nuovo squillando; e questa volta, lo sentiva, doveva trattarsi della risposta tanto attesa.
《Salve, Alice》disse una voce, contraffatta in modo da suonare femminile e tuttavia indubbiamente maschile《indovini come mi chiamo?》
《No》si lamentò Alice《lei non si chiama Alice!》
Interruppe la telefonata e decise che, questa volta, si sarebbe concessa il pianto. Col volto contratto e gli occhi che già iniziavano a pizzicare, vide che il telefono si illuminava ancora una volta.《Pronto》mormorò.
Serie: La telefonata
- Episodio 1: L’attesa
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