L’autografo (dedicato a Pier Luigi)

«Excusatio non petita, accusatio manifesta!»

Nico si alzò in tutta fretta, correndo verso la camera attigua. Rischiò di inciampare almeno un paio di volte su Gandalf, il gatto bianco, intento a correre avanti e indietro per il corridoio nello stato di possessione demoniaca che lo coglieva alle 02:05 di ogni santa notte.

Morgana, la gatta nera, era sdraiata sul lettone: osservava la donna seduta accanto a lei con uno sguardo di malcelata pietà. Il volto grondante di sudore, ma viva e lucida, la madre di Nico fissò la figlia per qualche istante.

«Excusatio non petita, accusatio manifesta!»

Nico si sedette sul bordo del letto, respirando a fondo per calmare il battito del cuore: quando l’aveva sentita urlare le era venuto un colpo. «Hai fatto un incubo?»

La madre annuì, come avrebbe fatto una bambina. Si passò una mano sul viso in un gesto automatico, per poi portare le dita bagnate davanti agli occhi: la sua espressione tradì una certa sorpresa. Scosse le dita, come per asciugarle, poi riportò l’attenzione su Nico.

«Lucifer.»

«Lucifer.» Nico annuì di rimando, preparandosi a entrare nel regno dell’impossibile, di cui la madre era regina. «Ok… e?»

«Hai presente quello della serie di Netflix?» Non ottenendo in risposta l’espressione che si aspettava, le labbra della donna si lasciarono sfuggire un mugolio insofferente. «Quello figo.»

Nico si strinse nelle spalle. «Non l’ho mai vista, la serie, ma ho presente.»

«Ero all’inferno: il suo inferno. Ogni dannato è condannato a vivere il suo più grande peccato, nei secoli dei secoli e così fino alla fine dei tempi.»

«E?»

La donna spalancò gli occhi al punto da far temere alla figlia che le uscissero dalle orbite. «L’autografo! Ero al ristorante, cena terminata, intenta a firmare la foto che abbiamo deciso di scambiarci per ricordare la fine della quinta stagione di Io con te vorrei andare al mare.» Tornò a portare le mani al volto, nascondendolo. «Pier Luigi! Ma ti rendi conto? Lavoriamo assieme da sei anni, ancora non riesco a crederci!»

«Oh… Pier Sandro non sembra essersela presa a male. Ha capito che eri stanca e un po’ rincoglionita» di solito l’ironia funzionava bene con sua madre, ma quella volta Nico ricevette un’occhiata caustica.

Da navigata attrice di polpettoni seriali, che Nico assimilava alle telenovelas sudamericane, il dramma correva nelle vene della donna che l’aveva data alla luce cantando Bella Ciao.

«Mamma, ti sei scusata almeno un milione di volte.»

«Appunto!» Le pupille della donna si ridussero a minuscoli apostrofi, facendola somigliare a Morgana. «Excusatio non petita, accusatio manifesta! Lucifer era lì, al pianoforte, e lo ripeteva come un mantra.»

«Non credo che tu abbia commesso un peccato mortale.»

La madre scosse il capo energicamente. «Ti sbagli. Il nostro nome porta con sé una storia: un cammino, virtù, debolezze, desideri e paure. Un nome è un’identità. È sacro.»

Nico si alzò, stiracchiando le braccia verso l’alto: svelato e sbrogliato il dramma, sentiva gli occhi chiudersi. L’indomani l’attendeva una giornata piuttosto impegnativa e per affrontarla aveva bisogno di sonno.

«Mamma, cerca di dormire qualche ora; domani la situazione ti apparirà migliore.» Nico si allontanò verso la porta, sperando di poter guadagnare in fretta il suo letto.

Fu raggiunta da uno sbuffo plateale. «Tu non capisci. È come se all’improvviso qualcuno mi chiamasse Mirella!»

Nico soffocò uno sbadiglio. «Madre, tu ti chiami Mirella!»

Uscì nel corridoio, ignara dello sguardo sgomento che le stava rivolgendo Miriana. O Mirella?

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Discussioni

  1. Oh,oh… ho anch’io la vaga sensazione di essermi perso qualcosa, però il siparietto me lo sono goduto. Se poi spiegate il qui pro quo sarà cosa gradita. Sarà mica un errore di dedica?

    1. Probabilmente tu ed Eli non erravate ancora arrivati. Ebbene sì, ho toppato alla grande con un autografo. Per fortuna PierLuigi (tutto attaccato) non me ne fa una colpa capitale.

  2. Micol, mi scusatio io stesso senza che nessuno mi abbia petito, e con questo mi accusatio manifesto da solo: pur essendo stato a Lucca, questa cosa me la sono completamente fumata, e spero tanto che quel figo (solo nella serie) di Lucifer non mi punisca per questo, nei secoli dei secoli. Ciò detto, ho goduto di questa storia tanto quanto io, in quella città, non ci fossi mai stato. E magari è proprio così, magari l’ho solo immaginato.

    1. Ciao Roberto, nella realtà di questa dimensione temporale nemmeno io filo più di tanto il Lucifer di Netflix 😀 Probabilmente stavi facendo un giro, non so, o eri occupato a parlare con qualcuno. Comunque nessuna immaginazione, tu c’eri e te lo posso confermare

  3. Un racconto catartico che non poteva uscire altro che dalla testolina della nostra Mirella.
    Ammetto di averci riso sopra anche io, mai pensando che per Mirella, la faccenda sarebbe diventata il peggiore dei suoi incubi. In ogni caso, cara amica, stai certa che, in quanto a stravolgimento, eravamo tutti stravolti:)
    Un abbraccio a te e Pier Paolo,
    Vostra Tiziana (o anche, a volte, Cristina)

        1. Nei primi tempi di frequentazione, anch’io sono caduta nella trappola “Cristina”!

  4. “Da navigata attrice di polpettoni seriali, che Nico assimilava alle telenovelas sudamericane, il dramma correva nelle vene della donna che l’aveva data alla luce cantando Bella Ciao.”
    Questo passaggio mi ha colpito e mi ha fatto sorridere.❤️

  5. Ho la strana sensazione di essere stato chiamato in causa. Non so bene come mai, sarà per la somiglianza del mio nome con quelli riportati nel racconto che sono sicuro siano solo frutto della tua bellissima immaginazione. Non riesco, però, a fare a meno di immedesimarmi. Quindi, se (e sottolineo se) mi fossi trovato nella stessa situazione di Pier Sandro e questo avesse generato una perla di racconto come questo, direi che ne sarei onorato. Detto questo per evitare altre possibili incomprensioni tra Mirella e Pier Sandro, potrebbe essere che il suo nome sia scritto come il mio, tutto attaccato …. Piersandro, Pierpaolo, Piergiorgio, ecco più o meno così… poi per carità, non soffermiamoci sui tecnicismi 🙂 Bravissima Micol, secondo me Pier Sandro dorme la notte sereno

    1. Ne sono veramente felice 😀 Ora Mirella riuscirà a dormire sonni tranquilli, paga di sapere che il Pier Sandro che vive nel suo universo (con il nome staccato) non si è risentito per il suo errore. Da parte mia userò questo metodo (cazzata = racconto comico) al posto del flagello; vedi un po’ che ne esce qualcosa di buono? ;D

  6. Ciao Micol, mi ha fatto sorridere dall’inizio alla fine. C’è questo equilibrio strano tra assurdo e quotidiano che regge bene: il gatto indemoniato, l’incubo con Lucifer, e poi alla fine tutto si riduce a una cosa banalissima ma enorme allo stesso tempo.

    1. Ciao Daniele, è tutto vero! Tranne i nomi, compresi quelli dei gatti 😀
      Per fortuna l’incubo non l’ho fatto, ma ancora mi rode aver cannato un nome che mi è familiare.

  7. Ciao Micol! Se l’autoironia e la capacità di trasformare gli imprevisti della vita in storie belle fossero un superpotere, tu salveresti il mondo! Certo è vero, i nomi sono la nostra storia, la nostra identità, ma guarda che bel personaggio è nato da un nome sbagliato…e invece di una storia ora ne può vivere dieci, cento, mille. Sei fantastica, non si può non volerti un sacco di bene ❤️

    1. Per un secondo, ho pensato di mettere su una serie dal titolo “Tutti i miei errori”. Riflettevo su una possibile storia di un poliziotto infiltrato nella mafia, il cui nome viene spoilerato da una vecchietta che lo conosce perché frequentano lo stesso club del libro… Potrei chiamarlo Tony, che fa molto italoamericano. A parte ciò, ti ringrazio. Da questa parte della linea di sacchi pieni di bene ce ne sono due 😀