
Alla fine è meglio se vai
Serie: L'autunno del 2007
- Episodio 1: Ghiaccioli verdi e cieli azzurri
- Episodio 2: L’avevo lasciato squillare
- Episodio 3: Alla fine è meglio se vai
- Episodio 4: Venerdì sera
- Episodio 5: I sogni e la neve
- Episodio 6: L6
- Episodio 7: Una volta che cadi
- Episodio 8: A casa, la sera
- Episodio 9: L’estate di San Martino
- Episodio 10: Amir e Mohammed
- Episodio 1: Il conto
- Episodio 2: Una sedia dove sedersi
- Episodio 3: La ragazza vestita di giallo
- Episodio 4: Mani spaccate
- Episodio 5: L’ultimo giorno
- Episodio 6: Le scie degli aerei (epilogo)
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Ci avevo pensato su per tutta domenica ma poi avevo deciso che sarebbe stato meglio presentarsi al lavoro. Dopotutto avevo bisogno di fare qualcosa. Era da troppo tempo che giravo su me stesso senza occuparmi di nient’altro. Mi pareva di aver imparato una certa quantità di cose interessanti ma potevo anche sbagliarmi e comunque mi rendevo conto che il rischio che si correva a fare come facevo io era quello di perdere la testa una volta per tutte. Era troppo.
Non volevo ritrovarmi con la candela al naso a farfugliare idiozie contro un muro. A furia di far domande alla morte, finisce che quella si gira e risponde. Ci vuole fegato a guardare il proprio corpo marcire, stare lì immobili a farsi mangiare gli occhi dai vermi.
Lunedì sono montato in macchina e ho preso l’imbocco per la superstrada. Sapevo che dovevo uscire al secondo svincolo perché avevo già lavorato da quelle parti. Erano le sette e mezza, pioveva e per essere i primi di ottobre faceva già abbastanza freddo, il cielo era di un immobile, immutabile grigio. Da un po’ di tempo il riscaldamento del mio catorcio non funzionava bene, avevo i vetri appannati e l’abitacolo era gelido, ci sarebbero voluti dieci minuti d’orologio prima che dai bocchettoni uscisse un po’ di aria calda. A quell’ora potevo essere già arrivato a destinazione. Pazienza. Mi sono cacciato una sigaretta in bocca e l’ho accesa.
La ditta si chiamava L6 e si occupava di mobili in legno. A sentir Loredana doveva essere un lavoro semplice ma sapevo che non c’era da fidarsi. Loredana non ti spiegava mai niente di quello che andavi a fare in un posto. Tutto quello che diceva era: «Non ti preoccupare, è un lavoro semplice», a volte era vero, a volte non lo era. Firmavi il foglio d’assunzione e partivi.
Sono uscito dalla superstrada, ho girato attorno a una rotatoria e poi ho proseguito per una viale lungo e largo. Ai bordi della strada c’erano fabbriche di vario tipo, una dietro l’altra. Erano tutte uguali, grossi cubo grigi con davanti portoni verdi per giganti.
Andavo piano, guardavo a destra e a sinistra e leggevo le insegne.
Ho dovuto percorrere tutto il viale perché la L6 era proprio in fondo, era strutturata su due capannoni simmetrici, distavano tra loro una ventina di metri. Ho parcheggiato e sono sceso, mi sono guardato attorno, erano appena le sette e tre quarti, ero in anticipo. Dovevo trovare l’ufficio e parlare con un certo Massimo. Me l’aveva detto Loredana.
Serie: L'autunno del 2007
- Episodio 1: Ghiaccioli verdi e cieli azzurri
- Episodio 2: L’avevo lasciato squillare
- Episodio 3: Alla fine è meglio se vai
- Episodio 4: Venerdì sera
- Episodio 5: I sogni e la neve
- Episodio 6: L6
- Episodio 7: Una volta che cadi
- Episodio 8: A casa, la sera
- Episodio 9: L’estate di San Martino
- Episodio 10: Amir e Mohammed
La curiosità di scoprire cosa si celi dietro questa sigla, L6, diventa sempre più forte.
Vediamo come prosegue.
Veramente bello!
Grazie mille Kenji!!!