L’avventura dell’ufficiale romano

Sono nato qualche decennio fa in Tracia, in un villaggio bagnato da un fiume. Ero esponente dell’aristocrazia locale, invece di odiare i romani li amavo, fin da bambino non vedevo l’ora di combattere per loro.

Ero nato nella forgia del soldato romano.

Vissi un’infanzia felice, i miei genitori erano ricchi, e non appena presi la toga virile iniziai a studiare le scienze della guerra.

Indossai la lorica, mi addestrai all’uso del gladio e del pilum, sapevo già andare a cavallo, ma mi perfezionai perché cavalcare in battaglia è diverso dal cavalcare durante una semplice passeggiata.

Amavo il mio lavoro.

Diventai optio, dopo centurione e infine tribuno. Conducevo i miei uomini in battaglia contro le tribù ribelli, ce n’erano molte, ma erano tutte oscure guerre che non mi concedevano la gloria che desideravo, né tantomeno sarei diventato celebre come i migliori generali di Roma. Il mio modello era Furio Camillo.

Un giorno ricevetti un ordine: dovevo presentarmi a Roma. Intrapresi il viaggio su un carro di mercanti, avevo l’impedimenta con il mio equipaggiamento ma pensavo che mai l’avrei dovuto usare; in genere i guai erano a oriente.

Erano.

Dopo essere arrivato nell’antico regno di Epiro, salii su una trireme che mi avrebbe condotto a Brindisi. La traversata sarebbe avvenuta di notte, io protestai col navarca: “C’è il pericolo di fare una brutta fine”.

Era un tipo che veniva dai classiari, loro odiano i soldati di terra. “Finiscila, sarà un viaggio tranquillo. Domattina vedrai che saremo in terra d’Italia”.

Non dissi più nulla.

Stavo dormendo che udii un fragore. Raccolsi il gladio ma sottocoperta entrarono gli uomini più brutti che avessi mai visto, e io sono abituato ai barbari traci delle terre orientali.

Tentai di difendermi ma mi accerchiarono, mi disarmarono, mi immobilizzarono.

I pirati mi condussero al mercato degli schiavi di Bisanzio dove, quello che si vede già da lontano che è un impresario di ludi gladiatori, mi ha appena notato. È un tipo possente, alto. «Che muscoli».

«È di origine tracia». Il venditore di schiavi è molto untuoso.

«Lo voglio con me». Mi dà una pacca alla gamba. «Ti attende la scuola di gladiatori di Capua».

«Dominus, io sono un ufficiale romano…».

«Finiscila con queste sciocchezze. Nell’arena ti serviranno i muscoli, non la lingua». Si rivolge al venditore. «Il suo nome?».

«Spartaco».

Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Se si parla di antica Roma va sempre ok, anche se Spartaco va sempre a finire male ( molto più tardi anche rosa luxemburg con la lega di Spartaco finì male)