L’avvocato del diavolo
Serie: IL GIUDICE (L'inganno dell'evidenza)
- Episodio 1: Giada
- Episodio 2: Andrea
- Episodio 3: Mattia
- Episodio 4: L’orfanotrofio
- Episodio 5: L’infanzia di Andrea
- Episodio 6: Chiara
- Episodio 7: Fabio
- Episodio 8: Vanni
- Episodio 9: La malagiustizia
- Episodio 10: San Marino
- Episodio 1: Vicolo Blatta
- Episodio 2: La testimonianza
- Episodio 3: Bejan
- Episodio 4: La fenice d’oro
- Episodio 5: La competenza territoriale
- Episodio 6: Il gatto
- Episodio 7: Il temporale
- Episodio 8: L’INCUBO
- Episodio 9: Aspettando il lunedì
- Episodio 10: L’avvocato del diavolo
STAGIONE 1
STAGIONE 2
«Se così fosse, Giada avrebbe potuto raggiungere Riccione e poi Rimini, ma non fare tutto questo da sola.»
«Bravo, hai capito. Certo, lei non è una donna minuta: è sana, forte… ben fatta… che cos’è questo sorrisetto?»
«Niente, continua.»
«Insomma, pur non essendo piccola, non poteva trascinare, svestire e pulire un uomo di un metro e ottantacinque: come corporatura, Rovelli, era simile a me. Giorgio, tu ce la faresti a trascinarmi?»
«No. Però lei avrebbe potuto pagare qualcuno per farsi aiutare.»
«E quindi non sarebbe stato l’ennesimo pedinamento ma un delitto premeditato? Adesso sta a vedere che lei è una boss con tanto di scagnozzi che con un fischio arrivano o le fanno da scorta… ma dai, anche così, a venticinque anni dalla morte della sorella, organizzare una vendetta del genere mi sembra un po’ troppo: spostarsi tra tre città e aspettare il momento opportuno per ammazzare. È come dice lei: voleva rovinarlo distruggendo il suo matrimonio e la sua posizione sociale. Non lo avrebbe mai ucciso. Pensava di avere a che fare con il solito bellimbusto che sfrutta il suo aspetto per ingannare e fare carriera.»
«E se avesse avuto un complice che l’ha fomentata? Qualcuno con un desiderio di vendetta in comune, ma maggiore. Per esempio Andrea. A parte il viso, com’è fisicamente?»
«È un ragazzo che non ha niente in meno agli altri, anzi secondo me fa anche ginnastica: a casa sua ho visto diversi attrezzi da palestra. Però perché Andrea avrebbe dovuto uccidere Rovelli che con Vicolo Blatta non c’entrava un cazzo? Fabio, all’epoca non aveva neanche sedici anni e il suo profilo lo abbiamo già controllato: non era un santo, ma neppure un violento a quel livello. Poi Rovelli ha litigato e parlato della strage con Giada il lunedì mattina e, quindi, lei avrebbe avuto poco tempo per confrontarsi con Andrea.»
«Ok, ma se quel diverbio fosse avvenuto prima? Ad esempio: all’uscita di quell’autogrill? In quel caso ci sarebbero state più ore per organizzare qualcosa; Non sappiamo in quali rapporti fossero loro due: magari si capivano al volo.»
«Sicuro!» È arrivato l’avvocato del diavolo.
«Considera quanto hanno in comune entrambi: hanno sofferto per la stessa tragedia. Lui però di più, e il suo desiderio di vendetta potrebbe essere maggiore. Non mi meraviglierei se avesse voluto vedere morti dal primo all’ultimo di quel clan. Forse, quella notte, lui e la dottoressa stavano ancora indagando e l’omicidio è stato un imprevisto. Oppure è stata Giada a plasmare Andrea. Sai com’è: il paziente che subisce il fascino del proprio medico.»
«Se proprio dobbiamo fare un’ipotesi, vedo più lui che plasma lei.»
«È indifferente. Magari sono amanti.»
Mattia si arrotolò le maniche della camicia, se la sbottonò fino all’altezza dello stomaco e strinse le mascelle prima di rispondere.
«Certo: come Bonnie e Clyde. Va bene. Faremo controllare anche i movimenti di Andrea. Soddisfatto o hai altri se, ma e però?»
Giorgio se la rideva sotto i baffi.
«Ma dai. Scherzavo. Io non sospetto minimamente di Giada e Andrea. Comunque sono accertamenti che bisogna fare per escluderli completamente e mettere con le spalle al muro chi li vorrebbe colpevoli.»
Questa me la paghi! «Mi sembrava strano che tu credessi a queste cretinate.»
«Però anche Giada è stata ingenua a pensare che Fabio fosse solo un mantenuto. Che “La Fenice d’oro” sia un locale dove si fanno anche altri affari lo sanno tutti.»
«Ma che vuoi che gliene freghi a Giada di quel locale e di quello che ci gira? Mica a tutti piace fare vita notturna. Poi, intelligente e bella com’è, qualsiasi cosa voglia, non ha nessun bisogno di frequentare posti di quel genere.»
«Porca miseria, questa è l’arringa per Frine!»
«Non è come pensi. Voglio arrivare a chi ha insabbiato l’indagine di Vicolo Blatta: è da lì che è cominciato tutto. Controlliamo passato e presente di quelli che hanno avuto a che fare con Rovelli.»
«Vabbè, adesso facciamo una pausa, però.»
«Sì, ma prendiamo un caffè qui: al distributore.»
Nel corridoio furono quasi travolti dal nuovo agente.
«Ecco, lo sapevo, c’è Chiara laggiù.»
«Giorgio! Ma che te ne importa di quello lì?»
«Ma ti sembra normale fare le corse qui dentro?»
«Adesso che ci penso, mi pare di aver sentito dire che si sta allenando per le Olimpiadi. Sai, uno che rappresenti il corpo di polizia e ci porti una bella medaglia non sarebbe male.»
«A quello l’unico corpo che interessa è quello di Chiara.»
«Di’ la verità: ti sei innamorato del velocista e sei geloso?»
«Io, innamorato di quello scemo? E poi non mi sono mai piaciuti gli uomini più giovani di me.»
«Se ti dico una cosa, sai tenere il segreto? O mi fai fare la figura della spia?»
«Non dirò niente. Stai sicuro.»
Mattia abbassò la voce.
«Stamattina Chiara ha portato una piccola torta al cioccolato, fatta da lei, e gliel’ha regalata.»
«Chiara? Scherzi? Non le fa neanche per il figlio!»
«Ti sembro il tipo che scherza? Si vede che lui le fa venire l’ispirazione. A me il cioccolato non piace, però un pezzettino anche agli altri poteva darlo.»
«Sai quanto me ne fotte: i dolci fatti in casa mi fanno schifo.»
Giorgio strinse la mano intorno al bicchierino del caffè ormai vuoto e lo lanciò nel cestino.
«Io vado… prima che ripassi il frecciarossa.»
Giorgio si allontanò con passo veloce e nervoso. Mattia si sforzò per non ridere. Fischiettava e canticchiava tra i denti: «Sì, vendetta, tremenda vendetta…»
Colpito e affondato il boccalone. Che brutta droga è l’amore!
In quell’estate afosa si faceva difficoltà anche a pensare, figuriamoci ad andare a spasso dopo il lavoro. Mattia a casa si annoiava; pensò al padre: erano quindici giorni che non lo vedeva.
Sarà chiuso in casa anche lui a rimbambirsi con la centesima replica di qualche film. Beh, perlomeno abita all’ultimo piano e non è costretto, come me, a tenere giù le tapparelle se vuole girare in boxer: con tutte queste finestre di fronte, mi sembra di essere su un palcoscenico. Quasi quasi gli faccio una sorpresa… magari incrocio anche Andrea e riesco a sapere qualcosa in anticipo. Ma sì, andiamo, così provo i vestiti che ho comprato ieri.
Per la strada c’era poco traffico e arrivò subito a casa di suo padre. Salì le scale e bussò alla porta.
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