L’avvocato del diavolo 

Serie: IL GIUDICE (L'inganno dell'evidenza)


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Dopo la domenica passata al centro commerciale, il lunedì Mattia trova in questura un nuovo rapporto sulla morte di Fabio Rovelli.

«Se così fosse, Giada avrebbe potuto raggiungere Riccione e poi Rimini, ma non fare tutto questo da sola.»

​«Bravo, hai capito. Certo, lei non è una donna minuta: è sana, forte… ben fatta… che cos’è questo sorrisetto?»

​«Niente, continua.»

​«Insomma, pur non essendo piccola, non poteva trascinare, svestire e pulire un uomo di un metro e ottantacinque: come corporatura, Rovelli, era simile a me. Giorgio, tu ce la faresti a trascinarmi?»

​«No. Però lei avrebbe potuto pagare qualcuno per farsi aiutare.»

​«E quindi non sarebbe stato l’ennesimo pedinamento ma un delitto premeditato? Adesso sta a vedere che lei è una boss con tanto di scagnozzi che con un fischio arrivano o le fanno da scorta… ma dai, anche così, a venticinque anni dalla morte della sorella, organizzare una vendetta del genere mi sembra un po’ troppo: spostarsi tra tre città e aspettare il momento opportuno per ammazzare. È come dice lei: voleva rovinarlo distruggendo il suo matrimonio e la sua posizione sociale. Non lo avrebbe mai ucciso. Pensava di avere a che fare con il solito bellimbusto che sfrutta il suo aspetto per ingannare e fare carriera.»

​«E se avesse avuto un complice che l’ha fomentata? Qualcuno con un desiderio di vendetta in comune, ma maggiore. Per esempio Andrea. A parte il viso, com’è fisicamente?»

​«È un ragazzo che non ha niente in meno agli altri, anzi secondo me fa anche ginnastica: a casa sua ho visto diversi attrezzi da palestra. Però perché Andrea avrebbe dovuto uccidere Rovelli che con Vicolo Blatta non c’entrava un cazzo? Fabio, all’epoca non aveva neanche sedici anni e il suo profilo lo abbiamo già controllato: non era un santo, ma neppure un violento a quel livello. Poi Rovelli ha litigato e parlato della strage con Giada il lunedì mattina e, quindi, lei avrebbe avuto poco tempo per confrontarsi con Andrea.»

«Ok, ma se quel diverbio fosse avvenuto prima? Ad esempio: all’uscita di quell’autogrill? In quel caso ci sarebbero state più ore per organizzare qualcosa; Non sappiamo in quali rapporti fossero loro due: magari si capivano al volo.»

​«Sicuro!» È arrivato l’avvocato del diavolo.

​«Considera quanto hanno in comune entrambi: hanno sofferto per la stessa tragedia. Lui però di più, e il suo desiderio di vendetta potrebbe essere maggiore. Non mi meraviglierei se avesse voluto vedere morti dal primo all’ultimo di quel clan. Forse, quella notte, lui e la dottoressa stavano ancora indagando e l’omicidio è stato un imprevisto. Oppure è stata Giada a plasmare Andrea. Sai com’è: il paziente che subisce il fascino del proprio medico.»

​«Se proprio dobbiamo fare un’ipotesi, vedo più lui che plasma lei.»

​«È indifferente. Magari sono amanti.»

​Mattia si arrotolò le maniche della camicia, se la sbottonò fino all’altezza dello stomaco e strinse le mascelle prima di rispondere.

​«Certo: come Bonnie e Clyde. Va bene. Faremo controllare anche i movimenti di Andrea. Soddisfatto o  hai altri se, ma e però?»

​Giorgio se la rideva sotto i baffi.

​«Ma dai. Scherzavo. Io non sospetto minimamente di Giada e Andrea. Comunque sono accertamenti che bisogna fare per escluderli completamente e mettere con le spalle al muro chi li vorrebbe colpevoli.»

Questa me la paghi! «Mi sembrava strano che tu credessi a queste cretinate.»

​«Però anche Giada è stata ingenua a pensare che Fabio fosse solo un mantenuto. Che “La Fenice d’oro” sia un locale dove si fanno anche altri affari lo sanno tutti.»

​«Ma che vuoi che gliene freghi a Giada di quel locale e di quello che ci gira? Mica a tutti piace fare vita notturna. Poi, intelligente e bella com’è, qualsiasi cosa voglia, non ha nessun bisogno di frequentare posti di quel genere.»

​«Porca miseria, questa è l’arringa per Frine!»

​«Non è come pensi. Voglio arrivare a chi ha insabbiato l’indagine di Vicolo Blatta: è da lì che è cominciato tutto. Controlliamo passato e presente di quelli che hanno avuto a che fare con Rovelli.»

​«Vabbè, adesso facciamo una pausa, però.»

​«Sì, ma prendiamo un caffè qui: al distributore.»

​Nel corridoio furono quasi travolti dal nuovo agente.

​«Ecco, lo sapevo, c’è Chiara laggiù.»

​«Giorgio! Ma che te ne importa di quello lì?»

​«Ma ti sembra normale fare le corse qui dentro?»

​«Adesso che ci penso, mi pare di aver sentito dire che si sta allenando per le Olimpiadi. Sai, uno che rappresenti il corpo di polizia e ci porti una bella medaglia non sarebbe male.»

​«A quello l’unico corpo che interessa è quello di Chiara.»

​«Di’ la verità: ti sei innamorato del velocista e sei geloso?»

​«Io, innamorato di quello scemo? E poi non mi sono mai piaciuti gli uomini più giovani di me.»

​«Se ti dico una cosa, sai tenere il segreto? O mi fai fare la figura della spia?»

​«Non dirò niente. Stai sicuro.»

​Mattia abbassò la voce.

​«Stamattina Chiara ha portato una piccola torta al cioccolato, fatta da lei, e gliel’ha regalata.»

​«Chiara? Scherzi? Non le fa neanche per il figlio!»

​«Ti sembro il tipo che scherza? Si vede che lui le fa venire l’ispirazione. A me il cioccolato non piace, però un pezzettino anche agli altri poteva darlo.»

​«Sai quanto me ne fotte: i dolci fatti in casa mi fanno schifo.»

​Giorgio strinse la mano intorno al bicchierino del caffè ormai vuoto e lo lanciò nel cestino.

​«Io vado… prima che ripassi il frecciarossa.»

​Giorgio si allontanò con passo veloce e nervoso. Mattia si sforzò per non ridere. Fischiettava e canticchiava tra i denti: «Sì, vendetta, tremenda vendetta…»

Colpito e affondato il boccalone. Che brutta droga è l’amore!



​In quell’estate afosa si faceva difficoltà anche a pensare,  figuriamoci ad andare a spasso dopo il lavoro. Mattia a casa si annoiava; pensò al padre: erano quindici giorni che non lo vedeva.

Sarà chiuso in casa anche lui a rimbambirsi con la centesima replica di qualche film. Beh, perlomeno abita all’ultimo piano e non è costretto, come me, a tenere giù le tapparelle se vuole girare in boxer: con tutte queste finestre di fronte, mi sembra di essere su un palcoscenico. Quasi quasi gli faccio una sorpresa… magari incrocio anche Andrea e riesco a sapere qualcosa in anticipo. Ma sì, andiamo, così provo i vestiti che ho comprato ieri.

​Per la strada c’era poco traffico e arrivò subito a casa di suo padre. Salì le scale e bussò alla porta.

Continua...

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