Le arche

Era deciso a mangiare un po’ di zuppa quando la sirena d’allarme spezzò il relax che voleva vivere.

Ollecram balzò in piedi, abbandonò la sala-mensa e corse al ponte di comando.

Lì vide che l’equipaggio era teso, nervoso, si respirava ansia ancora di più dell’ossigeno.

«Cosa succede!». Ollecram raggiunse la sua postazione.

Nessuno gli rispose, erano tutti concentrati sui movimenti dell’arca, anche sulle artiglierie.

Ollecram capì cosa stava accadendo: la loro arca, vicina a Culla della vita, era vicina anche ad altre arche. Non è possibile, pensò sconfortato. Per una volta che avevamo a portata di tentacolo l’obiettivo!

Le arche iniziarono a combattersi.

Quella dei Der sparò a quella degli Arso, mentre i Row bombardavano l’arca di Dite.

Era un caos, un divampare di scontri cosmici, quando sarebbe finito tutto?

Ollecram pensava ai meccanismi del timone, cercò di far dirigere la loro arca verso Culla della vita, se lo meritavano, soprattutto dopo che il loro mondo era morto a causa del flagello dell’inquinamento. Ma i Dite spararono contro di loro.

In effetti, pure gli altri popoli relegati sulle arche avevano il diritto a una casa in cui vivere dopo che pure i loro pianeti erano morti a causa di se stessi, ma quella era una lotta per la sopravvivenza: non fosse stato il popolo di Ollecram, sarebbe stato qualcun altro e, se non questo, un altro ancora.

Una lotta per la sopravvivenza.

Adesso l’arca del popolo di Ollecram stava andando alla deriva, aveva abbandonato la rotta che la stava conducendo verso Culla della vita, Ollecram capì che erano condannati: vagare nello spazio fino a morire di inedia o schiantarsi contro un corpo celeste. Comunque, la morte per tutti: lo sterminio!

Lo voleva permettere?

Là fuori la battaglia stava continuando. Gli Ulb affrontavano i Quok, gli Iollag gli Osrso, non c’era fine a quella follia.

Ollecram pensò che non c’era più nulla da fare, finché il comandante non urlò: «Tenetevi forte».

A Ollecram sfuggì un sussulto, realizzò che l’arca era molto vicina a Culla della vita, erano quasi in caduta libera.

Un’ottima notizia.

Peccato che erano troppo veloci.

Ollecram si concentrò sui meccanismi a cui doveva badare. I freni atmosferici! Li attivò, ma non funzionavano, doveva fare contatto tra i fili, li tirò con degli strattoni ma non ce la fece. Insisté e quando temeva che tutto fosse perduto riuscì a collegarli, ci furono delle scintille, l’arca rallentò fino a posarsi con un tonfo pauroso sulla superficie del pianeta.

Siamo salvi! pensò ancora.

Nel cielo oscuro, la lotta tra le arche di Enro e di Eulb, di Kpni e di Yrag continuò.

Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Sci-Fi

Discussioni

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    1. Ti ringrazio! Purtroppo ho una fantasia esplosiva che un po’ mi invalida: vorrei raccontare tantissime cose, ma non ce la faccio sempre perché le giornate sono di ventiquattro ore

  3. Bel racconto, ben scritto con uno stile, a mio avviso, fra il serio ed il faceto alla Douglas Adams.
    Molto ben sfruttato l’approccio di riportare eventi molto coerenti con la storia umana in forma di epopea spaziale: sei in compagnia dei più grandi e te la cavi, a mio parere, molto bene.
    Che dire? Se decidessi di continuare con una serie sarebbe un incipit ottimo. E ti leggerei con piacere.