Le fanterie di Roma

IV secolo a.C.

Lucio Decimo Murco salì sulla collina. Da là poté vedere le fanterie disporsi. Davanti all’esercito, tutto cimieri e vessilli, si parò l’orda di galli senoni.

Decimo tenne fermo il cavallo, un attendente gli si rivolse:

«Ordini, imperator?».

«Attacco totale». Lui combatteva per Roma, per la sua famiglia, soprattutto per suo nipote, che aveva adottato come figlio.

Poche parole, ma che si ripeterono di bocca in bocca, allora le fanterie si mossero.

I giovani principes adoperarono i gladi per le schermaglie. Punsero i galli, poi si ritirarono. I giavellotti dei galli li inseguirono e alcuni ragazzi caddero a terra feriti.

Le urla dei moribondi arrivarono fino all’altura, ma Decimo le ignorò.

Senza curarsi di chi agonizzava anche per le più banali ferite, gli hastati si mossero a loro volta in avanti con le corazze in cuoio e metallo e incrociarono le lance con le armi dei galli, le armi si spezzarono con schiocchi sordi e gli hastati insistettero a ricacciare indietro i barbari.

Senza successo.

Decimo sollevò una mano, ma il suo gesto fu inutile, sembrava che i triarii gli avessero letto nella mente, ma la verità era che il succedersi delle azioni era automatico. I triarii si fecero sotto: spinsero gli hastati in avanti e, sottoposti alla pressione, gli hastati diedero il meglio.

Decimo fu felice di vedere che la macchina da guerra romana funzionava, non avrebbe dovuto fare una devotio per salvare l’esito della battaglia.

Mentre triarii e hastati cacciavano verso nord i galli senoni, arrivò un gruppo di principes e uno di loro rivolse la parola a Decimo:

«Condottiero, mi spiace disturbarti ma porto una brutta notizia».

Decimo lo guardò come se si trattasse di una lumaca. «Sarebbe?». Si distrasse, non aveva tempo da perdere.

«Fra i principes uccisi dall’avanzata degli hastati c’era tuo nipote».

«Il mio figlio adottivo?» ringhiò.

Il principe abbassò la testa. «Sì».

Decimo capì che anche fare la devotio sarebbe stato inutile. Era dannato a vita, aveva fatto uccidere suo figlio, nessuna vittoria sarebbe servita a risollevargli l’animo. Se non… «Uccidete tutti i barbari. Non voglio prigionieri».

Come se non l’avesse detto, fu automatico.

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Discussioni

  1. è così che andavano le cose: per il figlio di un potente ucciso, una vendetta infinita. Sotto certi aspetti, la situazione non è poi cambiata molto. L’ultima parola, “automatico”, riassume in sé una ferocia che, sciaguratamente, non si può definire “inaudita”.