LE INFORMAZIONI 

Serie: L'EREDITÀ DEI RUFO-MONTE


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Una volta liberi, ai Rufo-Monte servono informazioni utili per fermare il loro cugino.

Saro fu scaraventato da Calogero su una sedia e legato ad essa con una corda. I due cugini, del resto, dopo il rischio corso pochi minuti prima, non potevano lasciare quell’uomo libero di poter agire e con la possibilità di scappare, o peggio, colpirli a tradimento. L’uomo impiegò ben due ore prima di rinsavire completamente, e quando lo fece, blaterò qualche imprecazione incomprensibile contro i Rufo-Monte. Gli furono subito vicini, ad un passo di distanza. Fu Giovanni il primo a rompere l’impasse:

«Tutto bene Saro?»

«Sì, tutto bene. Sono solo legato come un cane!» urlò contro di loro.

«Dovevamo farlo. Comunque sia, ti chiedo di dirci come ha fatto quel bastardo di mio cugino a lasciare questa città e arrivare a Solanella, e in cambio ti lasceremo andare.»

Il sequestratore lo guardò perplesso.

«Ma tuo cugino mi ha appena tramortito.»

Era del tutto chiaro che non avesse capito.

«Non lui, mi riferisco all’altro cugino, il tuo capo.»

«Il commendatore? Non saprei dirvelo.»

«Senti Saro, per un attimo voglio sorvolare sul fatto che volevi uccidermi e perdonarti quel fallito tentativo di spararmi, ma dimmi come ha fatto Luigi ad arrivare a Solanella.»

Il silenzio che seguì la domanda, però, fu rotto dal frastuono causato da un colpo di pistola partito accidentalmente dall’arma che Calogero aveva tra le mani e che colpì proprio l’ex aguzzino.

«Ma che hai fatto, gli hai sparato?!?»

Giovanni rimase sorpreso dal gesto inaspettato e del tutto privo di senso di suo cugino.

«Ma che ne so come funziona questa cosa, chi l’ha mai usata.»

«Sì ma non me la puntare addosso ora!»

«O mio Dio. Ho una pallottola nella gamba! Ho una pallottola nella gamba!» urlò il sequestratore per lo spavento e per il dolore. Giovanni e Calogero, da parte loro, non sapevano come agire a quel punto.

«Adesso calmati Saro, non è nulla.»

«Non è nulla? Ho un proiettile conficcato nella gamba! Un centimetro più su e mi avrebbe conciso quel gorilla!»

Restarono in silenzio, mentre l’uomo continuava a lamentarsi dal dolore.

«Evirato. Volevi dire evirato, evidentemente» precisò Giovanni.

Il poveretto rivolse al minuto Rufo-Monte uno sguardo pieno di odio, con gli occhi iniettati di sangue e un incommensurabile desiderio di saltargli addosso.

«Dobbiamo estrarre la pallottola adesso.»

«Cosa vuoi fare?»

«Estrarre la pallottola» ripeté Calogero.

«Lo sai fare?»

«No, ma con un po’ di fortuna ci riusciremo.»

«Ti sei rincitrullito? Vuoi cercare di estrarre una pallottola dalla coscia di un uomo senza averlo mai fatto?»

«Non ci vuole nulla, Giovanni. Basta solo qualcosa di affilato e un po’ di coraggio. Cosa vuoi che sia? Sei il solito esagerato.»

In quella stessa situazione, ma a ruoli invertiti, l’ex sequestratore avrebbe lasciato soffrire il malcapitato, ma loro non erano Saro.

«Stai pensando anche tu quello che penso io?» chiese Giovanni.

«Si: facciamo prima ad ucciderlo.»

«Ma non stavo pensando questo, idiota.»

«Scusami, pensavo volessi accopparlo e andare via.»

«No. Sto pensando che dobbiamo estrarla davvero quella pallottola, altrimenti questo crepa.»

«Voi non mi toccate! Preferisco tenermi il proiettile nella gamba piuttosto che farmi toccare da voi!» intervenne risoluto l’uomo. Riuscì addirittura a indietreggiare di qualche centimetro spostando la sedia con la sola forza delle gambe, di cui una ferita, in un illusorio tentativo di sottrarsi alla proposta di Calogero.

«Certo, e magari, già che ci siamo, ti dai anche una pugnalata nell’altra gamba» ribatté Giovanni. «Te la dobbiamo togliere Saro.»

«Preferisco piantarmi un’altra pallottola in corpo, allora!»

«Hai avuto una bellissima idea» disse deciso Calogero. Riprese in men che non si dica la pistola, caduta precedentemente a terra subito dopo lo sparo, e la puntò alla testa del malcapitato mentre suo cugino lo osservava terrorizzato.

«Ma che stai facendo?» gli domandò Giovanni.

«Gli sparo, mi sembra ovvio. Tanto non ci dirà mai come ha fatto Luigi a lasciare la città.»

«Non lo farai gorilla!» esclamò l’uomo.

«Sicuro? Tanto non ci perdo nulla.»

Ma l’uomo non rispose. Continuava ad avere uno sguardo di sfida nei suoi confronti, mentre Giovanni era sempre più in apprensione. A quel punto, Calogero fece partire un colpo in aria. Sia il consanguineo che il ferito sobbalzarono dallo spavento.

«Ultima possibilità. Parla o vai all’altro mondo. Come ha fatto nostro cugino ad arrivare a Solanella?»

«Ti consiglio di parlare Saro. Questo ti vuole fare fuori veramente» gli disse il Rufo-Monte indicando suo cugino.

Il poveretto li guardava interdetto. Non sapeva cosa fare. Poi, inaspettatamente, cedette alle pressioni e accettò.

«Ok, vi dirò tutto quello che so.»

«Così va bene. Vedi che con le buone ottieni sempre tutto, Giovanni?»

«Sì, l’ho notato. L’hai convinto immediatamente.»

Saro sospirò. Guardò i due parenti con uno sguardo sprezzante, poi iniziò a spiegare: «il commendatore possiede due o tre elicotteri nell’eliporto distante pochi chilometri da qui. Da lì è partito e ha raggiunto Solanella. Intanto io dovevo tenervi bloccati qui e poi uccidervi.»

«Non potendola raggiungere attraverso le strade e le ferrovie, ha utilizzato il cielo” constatò Giovanni. «Oltre che un serpente, è anche una furbissima volpe…»

Provava sempre una certa ammirazione per la furbizia di suo cugino. Luigi, probabilmente, era il più scaltro componente della famiglia, e Giovanni lo sapeva benissimo. Utilizzava il suo denaro e le sue tante conoscenze in modo geniale, per non parlare della sua retorica, capace di persuadere anche un mulo. Ma al tempo stesso era, probabilmente, anche il più spietato dei Rufo-Monte. Del resto, è degno figlio di suo padre” pensò.

«Che si fa cugino?»

La domanda di Calogero lo riportò, in un attimo, alla realtà.

«Siamo costretti dalla situazione ad usare anche noi un elicottero. È l’unico modo per raggiungere Solanella.”

«D’accordo. E lui?»

«Dovremmo togliergli il colpo dalla gamba, ma rischieremmo di ucciderlo. L’unica soluzione possibile sarebbe portarlo in ospedale, però senza un’auto mi risulta abbastanza difficile.»

«E se chiamassi quel tuo amico? Lui potrebbe aiutarci.»

«Hai ragione, lo chiamerò.»

Giovanni si rivolse poi nuovamente a Saro e gli chiese: «Dove si trova l’eliporto?»

Ottenuta l’informazione, i due chiamarono nuovamente Stanislao spiegandogli quanto successo e, dopo aver fatto curare il sequestratore da un medico inviato da Polano-Banca, raggiunsero l’eliporto indicato loro da Saro.

Acquattati dietro un albero iniziarono a escogitare un piano.

«Entriamo e prendiamo un elicottero di nascosto, d’accordo?»

Giovanni si girò perplesso verso suo cugino.

«Certo, di nascosto. Chi vuoi che se ne accorga? Mancherà solo un elicottero. E poi basta presentarsi all’addetto alla sicurezza e dire: buongiorno, siamo i cugini di Luigi, dobbiamo prendere un elicottero” per averlo.»

«Hai qualche idea migliore?»

Serie: L'EREDITÀ DEI RUFO-MONTE


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Discussioni

  1. Ciao Alfredo! Questo episodio sbriglia la componente pulp latente che permea tutta la serie👏🏻 Un pulp calibrato e perfettamente amalgamato con quell’ironia che rappresenta il pezzo forte della serie😊

    1. Ciao Nicholas, grazie mille per aver letto l’episodio!! Devo recuperare ancora alcuni tuoi episodi, ma il tempo a disposizione è poco. Riesco a mala pena a scrivere qualcosa io. Ci riuscirò, tranquillo!!

  2. “Non è nulla, non è nulla”, mi ha ricordato un sacco quando spacchi la testa a tuo fratello o sorella e vuoi evitare le mazzate dei genitori.
    E Calogero: terra a terra, ragionamenti logici, pragmatico. Non riesco ancora a capire se è intelligente ma non si applica. 😹
    Divertentissimo episodio Alfredo! 😸

  3. Mi spiace per Sarò che si è preso una pallottola, ma ho proprio riso stavolta! Mi piace tantissimo questo tuo umorismo nero.
    Il commendatore sarà anche furbo, ma secondo me i due cugini coalizzati ce la possono fare. Anzi, sarà mica che pure Saro cambia alleanza? Staremo a vedere…sono curiosa di sapere come si ruba un elicottero 🤭