Le mandava segnali

Serie: Morti


Un serie di racconti brevi a tema.

    STAGIONE 1

  • Episodio 1: Le mandava segnali

Portarono la cassa fuori dalla chiesa e la caricarono su una enorme Maserati grigia col portello già aperto. Avvolti in cappotti, guanti e sciarpe, amici e parenti rimasero indietro mentre gli uomini del servizio funebre, ai quattro angoli del feretro, procedevano a passo sincronizzato.

Anna osservava l’espressione contratta dei loro volti sotto il peso.

Doveva essere grasso, anzi, lo era ancora, ci vuole tempo per ridursi all’osso.

Quanto? Non so, ma ci vuole tempo.

La Maserati fece manovra e si allontanò. Lentamente la piccola folla si disperse finché solo una coppia rimase sul sagrato a fumare una sigaretta. Erano giovani, non più di trent’anni, la donna aveva capelli biondi che le ricadevano sulle spalle e fumava in silenzio mentre l’uomo le diceva qualcosa fra una tirata e l’altra.

Anna fece dietro-front e riprese a camminare lungo il marciapiede.

Nell’aria ancora gelida della mattina i passanti andavano di fretta con le mani nelle tasche dei soprabiti e il malumore sulle labbra: una donna in là con gli anni portava un carrello della spesa troppo pesante per lei e ogni tanto si fermava a riposarsi.

Semmai fosse arrivata a quell’età, sarebbe stato umiliante farsi aiutare da una sconosciuta?

Un gesto di… cosa?

Pietà, gentilezza, solidarietà per la vecchiaia. Oppure?

Quella Maserati.

Lo sportello posteriore aperto come una bocca.

Mangiamorti.

Uno spreco di lusso, fasto da ultimo giorno, vernice metallizzata ad avvolgere il nulla.

Lei si sarebbe tolta di mezzo prima, quant’è vero Dio, mai e poi mai.

Annuì a se stessa.

Chissenefrega.

***

Entrò nel supermercato, spinse una monetina nella feritoia del carrello e lo staccò dalla fila.

Scaffali paralleli, cibo a mucchi sui due lati. Insaziabili bocche già mezze aperte. Con un occhio sulla merce e l’altro sul prezzo.

Quanto costa la vita eterna?

Dipende dal mercato.

Quando si muore a mucchi costa di più, è una legge di mercato.

Se nessuno più tirasse le cuoia il prezzo crollerebbe, è una legge di mercato.

Una piccola folla si adunava davanti al banco della salumeria con in mano il foglietto del numero d’ordine a gironzolare fra le dita. Le affettatrici andavano una meraviglia.

Gli stessi del sagrato?

Qualcuno di loro, almeno.

Ci si convive con i morti, li si piange la mattina e li si mangia a pranzo.

Uomini o bestie non fa differenza, cambiano solo i fluidi corporei.

Lacrime, saliva: lacrime di coccodrillo.

Ma non si piange dopo mangiato, rovina la digestione.

Mise nel carrello due buste di insalata e una retina rossa che imprigionava una dozzina di patate dolci.

Più avanti prese un taglio di Cheddar e una busta di latte a lunga conservazione. C’era qualcosa di analogo per i corpi.

Imbalsamazione, non serve nemmeno il frigorifero, si mantengono per secoli.

Se imbalsamassero tutti i morti non ci sarebbe più spazio per i vivi, sai che danno!

C’era frutta essiccata in offerta: prugne. Ne prese quattro buste. E datteri, due buste.

Venuti chissà da dove a morire qui.

Ma per lo meno non mentivano come la frutta fresca.

La frutta è morta, ci vuole tanto a capirlo?

Morta di giornata, fresca fresca.

Una bella pesca bionda, appena trapassata e nuda.

Non fuma quando fa l’amore.

Non fuma quando è morta, nemmeno lui.

Eppure i danni del fumo nei morti sono discutibili.

Che ne è stato dei suoi capelli. Un teschio biondo cenere.

Arachidi sottovuoto, queste sì.

Hanno un peso piacevole.

Ne prese una confezione.

Chi è che calcolava il peso dell’anima? Duncan qualcosa.

Padre, devo confezionarmi. Io non ce l’ho più, mi sa.

***

Le buste erano pesanti, Anna le abbandonò sul pavimento appena entrata in casa.

Laviamoci le mani, qui fa tutto schifo, sono mezza gelata.

Poi le raccolse, le portò in cucina e sistemò la frutta, il formaggio e il resto. Tirò fuori dal congelatore due fette di pane morto, le mise a scongelare sul termosifone e andò a stendersi sul letto. Si coprì gli occhi con l’avambraccio.

Cinque minuti e poi mangiamo qualcosa.

Mangiamo? Mangio.

Forse Luca viene nel pomeriggio.

Preservativi. Se lo sarà ricordato altrimenti va in bianco, già successo.

Perché non può mangiare con me, questo è il problema.

Ma comunque ha una sua utilità.

Devo andare dal parrucchiere.

Due sul sagrato, si sente quello che dicono. Quello che dice lui, perché lei non parla.

«Non c’è la chiesa» dice «l’hanno spostata nel supermercato, tanto è lo stesso.»

Alle sue spalle c’è un piazzale deserto e una Maserati enorme parcheggiata nel mezzo.

Lei alza le spalle come per dire «E con ciò?»

L’uomo tira una boccata dalla sigaretta, che è lunghissima come un serpente imbalsamato.

«Non finisce mai» dice «è terribile.»

La sigaretta apre la bocca e manda fumo, ha una voce d’inferno, una voce da svegliare i morti e Anna nello stesso momento.

Le fette di pane erano rinsecchite.

Maledizione, dovevo proprio addormentarmi!

Anna le tirò via dal termosifone e le mangiò in piedi, appoggiata al mobile di cucina, per accompagnare i datteri.

Pane secco e datteri. Peserò di meno. Subito ossa.

Ma che risate.

Per Luca c’era ancora tempo. Anna si spostò in soggiorno e sedette al pianoforte, tutti i giorni esercizio altrimenti sono guai.

Ci mancherebbe anche questa.

Quando muoio me lo porto via, non mi va che lo suoni qualcun altro.

Se uno si esercita tutti i giorni forse può suonare anche da morto.

Altrimenti no, può suonare solo da vivo.

E allora che fa da morto?

Ma almeno non servono i preservativi.

Chiuse il pugno e colpì la tastiera nel centro con tutta la forza.

Oh, ma che diavolo.

Questa è dodecafonia. Dodecacofonia.

Ma che risate. Speriamo che Luca non venga.

Doveva capitarle proprio quel giorno, Ma poi che aveva di speciale quel giorno, niente.

Qualche pensiero di troppo.

Forse di quei due sul sagrato. O della vecchia.

Entrati in testa con l’aria fredda della mattina attraverso il naso.

Li aveva portati in casa nelle buste insieme ai datteri.

Evidentemente, le mandava segnali.

Stava arrivando? Non è presto? Non è tardi? E anche se fosse, chissenefrega.

Era grasso?

Continua...

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Discussioni

  1. A un certo punto della vita, credo l’età adulta, tutti iniziamo a percepire i “segnali” della morte. Il tuo racconto è angosciante e attraente allo stesso tempo.

    Aspetto il prossimo episodio.

    un saluto