
Le paludi di Bassora
Gli autocarri sollevavano la polvere, adesso stavano schizzando fango dappertutto.
Stephen era divertito. Si era aspettato tutto dall’Iraq, ma non di ritrovarsi in mezzo a delle paludi.
Bassora e l’Eufrate gli avevano dato il benvenuto.
La colonna si fermò con un rumore di motori che facevano fatica, il caporale batté la mano sul metallo del parapetto. «Scendiamo».
Stephen brandì l’L85 e di lì a un attimo gli anfibi sguazzarono nel fango. «Cosa succede?».
Era il 2003, Stephen aveva appena compiuto diciotto anni. Aveva festeggiato tappezzando i muri della caserma con le terze pagine dei tabloid, dopo era partito con il reparto alla volta dell’Iraq. Non gliene fregava nulla che fosse una guerra giusta o sbagliata: pensava alle ragazze e si era spesso chiesto se le irachene fossero come le modelle erotiche che tanto lo facevano impazzire.
Non lo erano, ma intorno aveva altre ragazze: zanzare.
Ne fece una strage, anche se non era il momento giusto per badare alla propria pelle.
Il maggiore radunò la truppa. «Gli ultimi seguaci del Baath si sono asserragliati in queste paludi. Questo è il nostro settore. Dobbiamo stanarli… sarà una search & destroy come quelle dei cugini delle colonie».
A Stephen non sfuggì che neppure al comandante piaceva la sudditanza di Blair nei confronti di Bush, ma che ne sapesse lui questo andava avanti dagli anni ‘40. Si viveva e gli americani avevano Playboy, i britannici la terza pagina.
Si organizzarono per plotone e si immersero nella mota. Gli autocarri rimasero lontani, come rinoceronti al pascolo, bestioni che sarebbero sprofondati nel fango visto che non c’era neppure l’ombra di un ponte.
Marciarono con il fango fino alle ginocchia, Stephen aveva paura delle sabbie mobili. Non c’era fine più triste che essere ingoiati dal fango. I Royal Marines sarebbero potuti annegare nell’Atlantico com’era capitato ai predecessori nelle Falkland, non in delle paludi puzzolenti.
Stephen si accorse che qualcosa non andava. Puntò l’L85 verso un cespuglio ma da lì cadde un sasso, poi un altro con dei movimenti parabolici.
Qualcuno glieli stava lanciando contro. Frombolieri? Ma non era l’antica Grecia!
Stephen stava per tirare il grilletto quando sentì una puntura alla guancia. Se la tamponò subito e realizzò di avere un dardo infilato nella pelle. Perse i sensi e la sua ultima paura fu quella di morire annegato.
***
Una secchiata d’acqua, delle parole pronunciate in maniera frenetica.
Stephen riaprì gli occhi, l’acqua era stata come una botta. Era ricoperto di fango e senza più elmetto, L85 e gibernaggio. La DPM desertica non aveva più dignità. «Che volete da me?».
Gli uomini si agitarono come giunchi, ma non c’era vento, erano in una casupola, l’odore di palude si sentiva ancora, ma forse non perché era là fuori ma per il motivo che Stephen ne era sudicio.
«Baathisti dell’accidente!».
Le kefiah gli coprivano il volto. «Ma noi non siamo baathisti».
«No? E che cosa sareste, sentiamo!».
«Siamo guerriglieri sciiti, voi occidentali dovete andarvene».
Stephen era fregato.
Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
La narrazione scorre fluida e molto piacevole. Le informazioni che fornisci sono come al solito interessanti. È sempre un piacere leggerti
Ti ringrazio! Un piacere leggere i tuoi commenti
Interessante punto di vista sulla guerra in Iraq, in cui la figura di Stephen è tratteggiata in maniera quasi grottesca e funambolica
Ti ringrazio per il tuo commento, mi fa sempre piacere avere nuovi lettori
Sai i tuoi racconti sono molto attuali, specie durante quest’ultimo ed eterno conflitto a Gaza. Il tuo stile mi ricorda il Jonathan Littell de Le Benevole, un romanzo che ti consiglierei perché ti squarcia davvero come fanno le ostilità della guerra. Idea: un racconto su questa guerra in corso? Chi altri se non te. Meditiamo.
Ciao! Mai sentito nominare questo romanzo, “Le Benevole”. Grazie del commento e per risponderti stavo ponderando l’idea di scrivere un racconto su quel che sta succedendo a Gaza ma non per Edizioni Open ma per un altro sito. Feci una cosa simile per la crisi in Sudan (a proposito, chi ne parla più?), ma me l’hanno pubblicato dopo sei mesi
Ciao ❣️
Non sono esperta di guerre, ma da quello che ho capito questo è un evento realmente accaduto… giusto?
Ps complimenti per la cura dei dettagli, nonostante la mia ignoranza sono riuscita a farmi un’idea dell’insieme
Ciao! La storia è naturalmente inventata ma ha sullo sfondo le operazioni britanniche a Bassora, in Iraq, nel 2003. Grazie del commento.