
Le sabbie millenarie
Il falco stridette nell’aria, non era un miraggio.
Jamal tenne strette le redini del cammello mentre si godeva lo spettacolo del falco in volo.
Il rapace calò in picchiata, sparì fra le dune e poi ritornò in cielo, fra le zampe un serpente che si dibatteva.
Jamal intonò una preghiera agli spiriti del deserto, sapeva che di lì a poco avrebbe incrociato un’oasi.
Mentre continuava a viaggiare sulla “nave del deserto”, notò dei movimenti fra i granelli della duna sulla quale si stava arrampicando. Non era la sabbia sfiorata dal vento, ma uno scarabeo che con tenacia stava spingendo su una palla di sterco.
Un altro messaggio. Jamal intonò una seconda preghiera agli spiriti del deserto.
Per i chilometri seguenti non vide più nulla, neanche incrociò l’oasi che tanto desiderava vedere.
Gli venne un dubbio: non era che aveva sbagliato strada? Eppure era certo che gli spiriti del deserto fossero bendisposti nei suoi confronti. Per fugare ogni dubbio, intonò una terza preghiera.
Mentre stava cantando, vide che il sole era molto più vicino di quel che poteva essere il normale. Era strano.
A un certo punto, il sole calò su di lui come un disco di luce rotante e allora ci fu un’esplosione.
Jamal aveva letto di quel che era successo in Giappone, mesi fa. Non era che gli americani avessero fatto esplodere uno dei loro ordigni, lì nel deserto? Eppure era strano, l’Egitto era in mano agli inglesi, non agli americani.
L’esplosione pervase tutto, il vento spazzò via ogni cosa e Jamal tenne forte il cammello che aveva lanciato un bramito.
Non appena l’esplosione si dissolse e il vento cessò di scivolare sulle dune, Jamal vide che dove il sole aveva picchiato si era innalzato un obelisco che sembrava molto più alto degli edifici delle città americane che aveva visto nei cinegiornali.
«Non è possibile, è successo!».
Jamal smontò dal cammello, si preoccupò di tenerlo immobile con un sasso sulle redini a terra e si mise a pregare.
Il falco – forse lo stesso di prima – atterrò in cima all’obelisco, il petto gli si gonfiò e poi lanciò una strida acuta.
Accanto a Jamal, lo scarabeo si ostinava a tirare su la palla di sterco, ma lui lo guardò di sbieco senza curarsene troppo.
«Oggi è il 1945 e se un tempo era un altro anno, l’anno prossimo sarà il 1945 e quello dopo ancora lo stesso. Tutto è stato cristallizzato» si disse, poi si rese conto che non riusciva più a muoversi.
Era il dipinto di uno scrittore che fra una boccata di oppio e un’altra lo intitolò: “Le sabbie millenarie”.
Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Fantasy
Un alone di mistero che mi ricorda gli eventi inspiegabili di Lovecraft. Una storia incredibile. Bravissimo.
Grazie mille!
Concordo con CuorDiPolvere, questo racconto mi è piaciuto particolarmente. Ricordo un’altra storia che chiamava in causa le opere dell’ Arcimboldo: ricordo male?
Ciao! Sì, “La battaglia del santuario”, pubblicato il 26 agosto del 2020. Grazie del commento!
Amico mio, ti sto vedendo sbocciare racconto dopo racconto! 🍻🏴☠️
Il bello è che l’ho scritto in aprile. Comunque grazie!
Mi ha davvero rapita! Mi piace tantissimo come hai inserito dati storici nel racconto senza farli risultare pesanti o noiosi da leggere, davvero bravo 🙂
Grazie mille Chiara! Mi fa piacere leggere il tuo commento
Bel racconto Kenji, diverso dai tuoi soliti. Mi ha molto sorpreso. Mi è piaciuta molto la parte iniziale e la caccia del falco e la rivelazione finale mi ha colto piacevolmente alla sprovvista. Per tutto il tempo mi sono sempre domandato “ecco, adesso arriva una carica di cavalleria Napoleonica, dei Crociati, carri armati dell’Afrika Korps…” e invece stavolta niente sangue!
Grazie Carlo! Sì, diciamo che mi piace cambiare ogni tanto. Del resto, se dovessi sempre scrivere di guerra mi verrebbe a noia e la scrittura non mi attrarrebbe più