Le Sedici Ali del Cherubino

ISAIA, CAPITOLO 14.

 

VERSETTO 11. Negli inferi è precipitato il tuo fato, le musiche delle tue arpe, sotto di te v’è uno
strato di marciume, tua coltre sono i vermi.

Ho guardato i miei compagni tenuti in ginocchio da coloro che ho creduto da sempre miei simili. Li ho guardati mentre la loro natura angelica è stata estirpata: al primo è stata rasata la criniera di biondi capelli ricci, al secondo è stato rotto il naso aquilino, e al terzo frantumate le ossa di braccia e gambe impedendogli di usare la forza taurina. A me, per ultimo, sono state spezzate le ali.

Ci hanno spinti giù dal cielo a faccia in su per farci vedere le nuvole cambiare colore.

Mi sono risvegliato in una fossa di cadaveri, coperto da una coltre di vermi.

 

VERSETTO 12. Come mai sei caduto dal cielo, Lucifero, figlio dell’aurora? Come mai sei steso a
terra, signore dei popoli?

Uscendo dalla fossa ho provato per la prima volta la paura, il dolore e la vergogna per la mia nudità. Ho trascinato le ali, diventate pesanti e ingombranti, sporcandole di cenere e sangue.

Quando ho guardato attorno a me, ho sentito un dolore immensamente più grande di quello delle ali spezzate: la solitudine. Mi sono domandato dove fossero caduti i miei amici, se fossero ancora vivi.

Ho sperimentato le lacrime, che mi hanno fatto sentire piccolo e impotente quando ho trovato i loro corpi senza vita.

 

VERSETTO 13. Tu pensavi: salirò in cielo, sulle stelle di Dio innalzerò il trono, dimorerò sul
trono dell’assemblea, nelle parti più remote del Settentrione.

Il mio pensiero è andato agli umani intrappolati in questo limbo chiamato Terra, in cui non sono più né vivi né
morti. 

Per secoli ho provato pena per loro, tanto da spingermi a pensare che il nostro regno di misericordia avrebbe dovuto fare qualcosa per porre fine alle guerre. Così, quando le mie preghiere non sono state accolte, io e i miei compagni abbiamo deciso di combattere per ciò che riteniamo giusto.

Non è mai stata mia intenzione sostituirmi all’Altissimo per la bramosità di potere, ma per porre fine alle sofferenze di un popolo incapace di amare.

 

VERSETTO 14. Salirò sulle regioni superiori delle nubi, mi farò uguale all’Altissimo.

Ho guardato il cielo con le sue nubi cariche di pioggia. Mi sono domandato se un giorno avrei dimenticato la mia
casa, oltre tutto quel grigiore.

Nel cuore la speranza ha continuato ad ardere, sino a bruciarmi: ho strappato le ali ai miei compagni, perché il Regno dei Cieli è così lontano che solo con sedici ali avrei potuto raggiungerlo. Ho pregato affinché mi perdonassero per averli mutilati, con la promessa che quando sarei diventato come l’Altissimo avrei donato loro immense ali di luce.

 

VERSETTO 15. E invece sei stato precipitato negli inferi, nelle profondità dell’Abisso.

Ho trascinato le ali sino ad una struttura abbandonata in cui l’odore di bruciato si è mischiato con quello della pioggia.

Tubi di metallo, cavi e pinze sono stati il mezzo con cui ho attaccato le dodici ali alla schiena. Fili di ferro hanno
raddrizzato le mie ossa cave. Dopo ore di agonia ho creduto che sarei riuscito a spiccare il volo.

Ma così non è stato: le ali si sono irrigidite verso l’alto e ad ogni tentativo di muoverle si sono piegate fino a spezzarsi. Il peso eccessivo mi ha fatto inginocchiare e il pavimento di cemento è crepato.

Ho guardato il cielo un’ultima volta chiedendo perdono all’umanità e ai miei compagni, prima di precipitare nelle profondità dell’Abisso.

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Discussioni

  1. Ciao Mary! Inizio a leggerti da qui, dal principio🤗 E già dal principio mi sembra di intuire un certo amore per la fantascienza più sporca, quella in cui cola olio misto a sangue; in cui i corpi si fondono a supporti plastici e metallici. In tutta questa pasta di materia, però, si fa largo la ricerca del metafisico, attraverso una scrittura che richiama la leggenda e lo gnosticismo. Molto originale!👏🏻

    1. Ciao Nicholas, che bello leggere un tuo commento! 😸
      Grazie a mio papà, sono cresciuta con la Fantascienza più sporca come quella di Alien, ibridi uomo-macchina alla Terminator, e non di meno con quella più “mistica” di Stargate.
      è proprio vero che lo scrittore lascia sempre un po’ di sé in ciò che produce! 😼

  2. Questa mattina è comparso questo racconto fra quelli consigliati e, avendo qualche minuto per leggere, non ci ho pensato due volte. Ho cliccato.
    Francamente sono rimasto sorpreso, e poi mi sono sentito deluso da me stesso, per essermi fatto scappare questo piccolo gioiello. Brava. Molto. Ma già lo sapevamo, no?
    Ogni volta che avrò il tempo per farlo riprenderò tanti altri racconti che non ho letto, perché si trova fra questi la materia più preziosa. L’anima umana.

    1. Ciao Giancarlo, che bello leggere un tuo nuovo commento! 😸
      Mai avrei immaginato che il primo racconto avrebbe riscosso un certo successo a distanza di poco meno di un anno.
      Lo ammetto, i tuoi commenti mi fanno sempre emozionare! 😼
      Quando hai tempo e voglia, senza fretta, che non scappa nessuno scritto! 😸

  3. Una forza struggente che si trattiene e si domina….una forza misteriosa e nascosta che diventa l’essenza, l’anima e il fondamento dell’intera tua opera….fatta di amore e paura, di angoscia e coraggio…..semplicemente meravigliosa…..

      1. Grazie a te, la tua opera è estremamente appassionante, tesa e pungente….sei riuscita ad immortalare con la forza delle parole, l’esatto momento in cui dal risentimento e dal dolore nasce l’idea di ribellione nell’animo dell’angelo carico d’amore e perfetto in bellezza, che con estrema forza cerca in ogni modo di non mostrarsi debole….
        Metafora di pienezza intensa, carica di forte emotività e di trasporto che colpisce in maniera impetuosa e struggente……è umano, non più angelico….non si arrende, ma si rialza e si ribella con tutte le sue forze……
        Un amore che si capovolge e si trasforma in collera e rancore…..
        Veramente, veramente brava.
        Posso seguirti?