
Le sparizioni
Serie: Notte di Caccia
- Episodio 1: Memorie
- Episodio 2: La proposta di lavoro
- Episodio 3: Il grande incendio
- Episodio 4: La creatura nella foresta
- Episodio 5: Il corpo nel corpo
- Episodio 6: Ricerche e ritrovamenti
- Episodio 7: Visita ai testimoni
- Episodio 8: Visita in ospedale
- Episodio 9: Le sparizioni
- Episodio 10: 21 Novembre 1920
STAGIONE 1
La nebbia calò il quindici di Novembre e non accennò ad andarsene.
Sono convinto che sia ancora lì, bianca, fitta e impenetrabile, spessa come una barriera che pur non fermando il corpo, ne attanaglia lo spirito. Lo fece, non di meno, poiché gli abitanti di Marple Hill, iniziarono ad avere paura, già fiaccati, come potrete immaginare, dall’incendio e da tutte le sue conseguenze. La vista era ridotta a pochi metri e la gente stentava a riconoscersi per le strade, diventando sempre più diffidente e, col passare dei giorni, sempre più restia ad uscire di casa.
I negozi rimanevano chiusi, ed erano pochi i temerari che per necessità si azzardavano a mettere il naso fuori dalla propria porta per recarsi a fare provviste nei magazzini o nell’unico bar rimasto aperto, quello del signor Moses, evidentemente troppo attaccato al profitto (mi si perdoni questo giudizio, ma con quell’atmosfera lugubre, era inconcepibile pensare al danaro, almeno per il sottoscritto).
Trascorsero circa dieci giorni, nel silenzio e nell’incertezza. Il cantiere giaceva abbandonato, nessuno si azzardava a proseguire con le attività di bonifica, specialmente dopo l’episodio dei cani nella foresta. Fu nella giornata del ventiquattro di Novembre che iniziò la serie di macabri ritrovamenti, culminanti nella tragedia più totale.
Il primo fu Sebastian Kitts, uno dei lavoratori del cantiere. La moglie si era recata alla centrale di polizia per riferire il mancato rientro del marito. Le aveva detto che sarebbe andato al bar di Moses per reperire un mezzo gallone di latte, ma non aveva fatto ritorno. Come ormai era pratica ahimè usuale, iniziarono le ricerche da parte della polizia assieme ad alcuni cittadini volontari, tra cui io e il signor Moore.
Il signor Kitts venne ritrovato all’interno del perimetro del cantiere, in una fossa, che giudicammo essere stata scavata a mano per via della poca profondità e dallo stile grossolano. Avevo visto buche simili in qualche mio viaggio, ad opera di leoni o grosse tigri, per cui il capitano di polizia prese in considerazione tale ipotesi, dato che il referto medico del dottor Mount, a proposito di Marcus, era rimasto segreto, in accordo con me e i pochi presenti nel suo studio.
Le condizioni in cui rinvenimmo il cadavere, se così si poteva ancora definire, erano a dir poco inaudite. La pelle lacerata, il corpo svuotato delle interiora che giacevano intorno al cadavere, maciullati da una forza smisurata, che venne paragonata a quella di un orso, dal dottor Goodman dopo l’autopsia, per la tipologia dei traumi. La testa era staccata dal corpo e grandi lembi di tessuto muscolare erano mancanti, dove si potevano vedere le ossa esposte alla luce.
Dopo Kitts, sparirono altre tre persone, Todd Mulligan, della macelleria Mullighan’s Meat, Zachary Gerald, uno dei saldatori della squadra di operai del cantiere e Anthony Kissinger, impiegato della centrale elettrica. Tutti ritrovati nelle vicinanze della foresta, tutti sventrati e ridotti nelle stesse condizioni del signor Sebastian Kitts. E c’era un particolare molto importante, secondo il dottor Goodman, (ormai nominato coroner sul campo) le vittime erano state aggredite a distanza di pochi minuti l’una dall’altra.
I corpi vennero sistemati nelle due celle frigorifere del povero Todd Mullighan, dato che in obitorio non vi era più posto.
Decisi di parlare col dottor Mount per esortarlo a mettere a parte la polizia della sua esamina di Marcus, prima che fosse troppo tardi, dato che a parere mio le uccisioni erano in aumento. (ricordo che Mount all’epoca era restio per il timore di ripercussioni sul suo stato di servizio).
La mattina seguente, venimmo a sapere che c’era stata un effrazione in una casa alla periferia est. Quel restava dei corpi era sparso nella camera da letto.
Prestate attenzione a questo episodio, dato che è una prova oggettiva di quello che sto raccontando. Come sono certo che avrete notato anche voi, le prime aggressioni avvennero ai danni di persone che vagavano nella nebbia. Ma il brutale assassinio della famigliola in quella casa era la prova che ormai era alla ricerca attiva di prede da stanare.
La gente era ormai nel panico più totale, diversi uomini iniziarono a girare armati con fucili, rivoltelle o in mancanza d’altro, di forconi e mazze. Vi furono degli incidenti annessi purtroppo, come il povero McCarty, il droghiere all’angolo di Main Street, ucciso da un colpo al petto del fucile da caccia di Paul Mullholland, il quale aggirandosi con qualche cicchetto di troppo in corpo, aveva visto un’ ombra muoversi lesta e non aveva esitato a fare fuoco.
Immagino che ora vi starete probabilmente chiedendo per quale motivo le persone non fuggirono da quella città. Cosa li spingeva a rimanere lì, attanagliati da un orrore inaudito? È presto detto, chi su questo pianeta, a meno di non essere estremamente facoltoso, potrebbe permettersi il lusso di cambiare la propria vita, la propria casa, le proprie abitudini, in meno di un mese!
V’erano certamente impedimenti economici ma anche pratici, se si considera che la minaccia era sempre in agguato dato il numero di assalti mortali, finora perpetrati.
Per cui, le persone fecero esattamente quello che ci si potrebbe aspettare, iniziarono a barricarsi in casa sprangando porte e finestre, rintanandosi nelle cantine. Io stesso mi trasferii coi miei pochi averi dabbasso, nella cantina dell’albergo fra bottiglie di vini pregiati, assieme ad altri ospiti rimasti bloccati come me.
Quello che accadde in seguito mi rinnova il dolore di quei giorni nefasti.
Ci furono due giorni di relativa quiete, senza che neanche una foglia potesse produrre il benché minimo rumore o spostamento. Il silenzio venne interrotto dalle urla isteriche di Ophelia Francis, la consorte del caro Howard Francis. Venne aggredito e fatto a pezzi mentre era intento a inchiodare delle assi di legno alle finestre. La sua morte mi addolora, sebbene io non ne abbia parlato in maniera esaustiva, egli tanto aveva fatto per noi e per gli scavi.
Fu in quel momento che presi una decisione: non sarei rimasto rintanato come un ratto in attesa della fine!
Per cui organizzai una riunione con Reginald Moore, il dottor Goodman e il dottor Mount e anche Darrel James.
Ci incontrammo nello scantinato della casa di James, dato che si trovava a circa metà strada di distanza da ognuno di noi e quindi un rischio equamente distribuito.
Presi la parola ed esortai all’azione, avremmo dovuto tendere una trappola alla bestia dato che non potevamo di certo sperare di poterlo affrontare in un combattimento alla pari, anche se eravamo in superiorità numerica, sarete d’accordo con me su come questa creatura avesse abbondantemente dimostrato di poter affrontare più di un uomo alla volta e senza alcun timore.
Avremmo dovuto attrarre il mostro verso un punto su cui poter concentrare una grande potenza di fuoco, in una condizione tale da impedirgli di reagire.
Goodman suggerì a quel punto di interessare il capitano della polizia e il sindaco e così in effetti facemmo: ci accordarono un numero cospicuo di uomini per l’impresa.
Il piano era abbastanza semplice sebbene richiedesse una precisa organizzazione. L’idea era quella di attirare l’orrenda creatura, con della carne come esca, verso la piazza del mercato dove vi era tuttora il vecchio pozzo che asserviva parte della cittadina nel secolo passato. Avremmo coperto il pozzo con delle assi di legno abbastanza tenero da poter cedere non appena un grande peso vi si fosse poggiato sopra, in quel modo sarebbe stato in trappola e un facile bersaglio per gli agenti armati che avrebbero così completato l’opera con le loro armi.
La preparazione non fu affatto facile dato che la nebbia era ancora più fitta e il rischio di venire sbranati era preoccupante. Suggerii di disporre una decina di agenti con delle lanterne accese e armi spianate attorno al pozzo mentre io e qualche volontario predisponevamo la trappola. Cinque uomini armati avrebbero scortato alla stessa maniera il signor Moore alla falegnameria per reperire le assi di legno e il signor James alla macelleria, per le frattaglie. Il silenzio regnava ormai sovrano su Marple Hill, per cui ogni agente e volontario era stato dotato di un fischietto di modo da segnalare qualsiasi pericolo e permettere agli altri di intervenire in soccorso.
Eravamo nel bel mezzo della preparazione quando udii un “Chi và la!” Seguito dal clangore di un fucile puntato in fretta.
Tutti ci voltammo imbracciando le armi e coi fischietti pronti nel momento in cui un uomo emerse dalla coltre spumosa.
“Sembra un ottimo piano.” Disse.
“È il signor Sanburn!” Gridai.
“È impazzito forse signore?” Gli domandò l’agente che lo teneva ancora sotto tiro.
“Vediamo di calmarci tutti.” Disse il capitano.
Ezechiel Sanburn, anche lui armato di una vecchia carabina (probabilmente la stessa che mi puntò contro giorni addietro), si avvicinò al pozzo e disse: “Si, è un buon piano ma dovete sparagli nel petto, ed essere certi che il proiettile raggiunga il cuore di ghiaccio, o non servirà a nulla.”
“Ma cosa vai blaterando?” osservò un altro agente.
“Calma signori.” Dissi, “sono convinto che il signor Sanburn potrebbe aiutarci, non e così?”
Il vecchio sorrise stanco, “beh, vediamo se riusciamo a tirarci fuori da questo pasticcio!” Disse sputando in terra.
Posizionammo l’esca sanguinolenta e poi tutti andammo a nasconderci all’interno delle case che circondavano la piazza.
Dopodiché, attendemmo.
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- Episodio 4: La creatura nella foresta
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- Episodio 6: Ricerche e ritrovamenti
- Episodio 7: Visita ai testimoni
- Episodio 8: Visita in ospedale
- Episodio 9: Le sparizioni
- Episodio 10: 21 Novembre 1920
La scenografia è senza dubbio evocativa e perfettamente integrata nelle vicende di questo episodio.
La nebbia, che copre instancabilmente la città, aggiunge un elemento di sicuro valore, oltre ad aumentare la tensione del racconto.
Questo capitolo mi ha ricordato un po’ le atmosfere di Silent Hill, forse mi smentirai tu stesso in proposito.
Vi è sempre qualche problema sulle temporizzazioni di alcune frasi, ma nulla di insormontabile.
La tensione è alta, e si preannuncia una resa dei conti interessante, immersa nella nebbia di Novembre