Le Statuette di Terracotta

Serie: Profanarium Giubilaris


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Bruno cade in un improvviso stato letargico dovuto dalle elevate dosi di contramal per endovena. L’interrogatorio informale si interrompe a data da destinarsi.

Quando il ragazzo riprende coscienza oltre al sapore ferroso ed amaro del sangue sulla lingua ed incrostato nelle arcate dentarie superiori ed inferiori, gli resta un monopensiero, un incognita K: La conta delle statue non torna. Sforzandosi riesce a ricordare  di quello che gli ha riferito il Commissario Paposcia sugli sviluppi dell’incidente sempre meno accidentale.

Quindi l’inghippo risiederebbe in quelle Statue. Ma cosa possono avere di cosi i importante delle dozzinali statue in terracotta per destare tanto interesse da essere sottratte?

Bruno stringe la maniglia della porta, il cuore in gola. L’analisi di laboratorio della Scientifica è stata inesorabile: All’interno delle innocue statue in terracotta, nascoste in cavità sapientemente create, giaceva una quantità considerevole di cocaina purissima. Un tesoro per i narcotrafficanti, una bomba a orologeria non solo per la città ma il quantitativo faceva presumere un traffico internazionale.

Entra nel suo piccolo appartamento, l’aria pesante di un’attesa ansiosa. Sul tavolo, un foglio con una mappa segnata a pennarello rosso indicava un vecchio magazzino sul porto, il presunto luogo di stoccaggio delle statue rimanenti. E’ il momento di agire.

Il commissario Paposcia, una volta informato della scoperta, è impallidito. “Non possiamo permettere che quella roba finisca in circolazione,” aveva mormorato ai suoi sottoposti con gli occhi spenti e rassegnati di uno scandalo che gli sarebbe costato il posto o almeno il trasferimento, sicuro. Insieme, hanno deciso di agire di notte, quando l’attenzione sarebbe stata minore, senza coinvolgere il Dipartimento che avrebbe destato un’attenzione mediatica da effetto boomerang sulla soluzione del caso.

Un affare privato. Un indagine per due.

Il magazzino: un labirinto di ombre, un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. L’umidità è pungente, l’odore di muffa e ferro arrugginito satura l’aria. Bruno e Paposcia si muovono cauti, armi in pugno.

“Qui!” sussurra  Bruno, indicano un angolo buio. Le statue sono impilate una sull’altra, come un muro di terracotta. Mentre si avvicinavano, una porta si spalanca. Quattro uomini armati fanno  irruzione, il volto coperto da passamontagna.

“Sorpresa!” esclama uno di loro, brandendo un kalashnikov.

La sparatoria che ne seguì è breve e intensa. Proiettili sibilano nell’aria, schegge di legno volano in tutte le direzioni. Bruno e Paposcia si riparano dietro le casse, rispondendo al fuoco.

Quando la polvere si assesta, i quattro uomini giacciono a terra, immobili. Bruno e Paposcia si guardano, il respiro affannoso. Hanno vinto la battaglia, ma la guerra era appena cominciata.

I 4 malviventi hanno il sigillo dello Stato Pontificio cucito sul bavero delle camicie nere.

“Giovane, devo ammettere che per essere un semplice corriere hai una bella mira, mi nascondi qualcosa?”. “

Ma no Commissario, ho sempre avuto una passione sfrenata per il tiro a segno alle giostre del Luna Park” ammicca sornione verso il prepensionato graduato Paposcia.

 Ufficio del commissario, ore piccole. Sulla scrivania, una pila di documenti e una tazza di caffè ormai freddo.


Commissario Paposcia: (sfogliando un dossier) “Allora, Bruno, abbiamo qualche novità su quelle maledette statue? Chi diavolo le fabbrica?”

Bruno: “Ho fatto qualche indagine, Commissario. Sembra che quelle terrecotte provengano da un piccolo laboratorio artigianale, ormai chiuso, nella periferia della città. Un posto minuscolo, gestito da una vecchio scultrice ceramista. Le ripeto per l’ennesima volta io ho fatto soltanto il corriere e mio Zio mi ha sempre pagato puntualissimo a consegna effettuata”

Commissario Paposcia: “Una vecchia scultrice? Ma perché mai dovrebbe nascondere della droga nelle sue creazioni?”

Bruno: “Non ne ho idea, Commissario. Forse è stata costretto, minacciata. O forse sapeva qualcosa di più di quanto voglia far credere.”

Commissario Paposcia: “E questa anziana dove si trova ora?”

Bruno: “Ho provato a rintracciarla, ma sembra essere sparita nel nulla. I vicini dicono di non averla vista da mesi.”

Bruno: (pensandoci su) “C’è però un dettaglio che mi ha incuriosito. Il laboratorio era attrezzato per produrre grandi quantità di statue. Più di quanto potesse vendere un singolo artigiano. Forse ha dei compari.”

Commissario Paposcia: “Un’organizzazione più grande, quindi. Ma chi? E perché proprio le statue?”

Bruno: “Potrebbe essere stato un modo per nascondere la droga a vista di tutti. Le statue sacre vengono spesso esposte in luoghi pubblici, nelle piazze, fuori dalle chiese, nessuno sospetterebbe mai che al loro interno ci possa essere qualcosa di illegale.”

Commissario Paposcia: “Hai ragione. Ma chi avrebbe mai pensato di cercare della droga dentro una statua? È un’idea davvero geniale, da malati. E poi se c’è di mezzo il Vaticano siamo fritti, te lo immagini il titolo sull’Avvenire: “Sgominato il Cartello del Pontefice”. Ci darebbero fuoco sotto la statua di Giordano Bruno. Dobbiamo rintracciare tuo Zio, il Cardinale”

Bruno: “Purtroppo, il crimine è sempre un passo avanti. Dobbiamo trovare questa vecchia ceramista, potrebbe essere la chiave per risolvere questo caso. Poi penseremo a mio Zio”

Commissario Paposcia: (annuendo) “Hai ragione. Continua a indagare, Bruno. E se trovi qualcosa, fammelo sapere subito.”

Serie: Profanarium Giubilaris


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ecco che spunta lo Zio cardinale. E chi a Roma non ha un parente imbrigliato in quella ragnatela lì? Un bel mistero fitto fitto. Solo una piccola nota, da vecchia Zia, che puoi anche mandarmi a quel paese. Però, secondo me, dovresti riguardare la prima parte nel senso delle concordanze verbali e aggiustarle un po’. Così l’episodio sarebbe perfetto.

  2. Mettiamola così, piccini: se non l’ avevate ancora capito, io rappresento un’associazione che tutela i diritti delle vecchie artiste ceramiste, musiciste, parolaie, fioraie ecc. Ve lo dico senza giri di parole: se alla ceramista non verrà garantito adeguato spazio narrativo saranno c (arciof) i amari, praticamente immangiabili. Regolatevi, cari!

        1. Questa immagine mi evoca lo Jiin, demone del deserto. Lo hai mai incontrato e ne hai sentito mai parlare lì in Iran?

        2. Come no, è una figura fondamentale, solo che i persiani lo chiamano div, originariamente daeva. La parentela con diavolo è lampante.

  3. Ho capito tutto! L’intera organizzazione fa capo a quel sinistroide sudamericano che va in giro con la papalina e l’auto a vetri. L’ho sempre detto io, che stava usurpando il trono, e che parlava troppo. Muto stai, e lascia stare i cardinali che coccolano i bambini…

  4. Ho letto i quattro episodi. Stai costruendo un giallo ironico, divertente ma anche intrigante. E una nota va pure alle canzoni!