Le stelle non hanno le punte

Te lo ricordi quel giorno? Che sei venuta da me, era un pomeriggio d’inverno, fuori pioveva e tu stavi in cameretta a fare i compiti. E come presa da un’illuminazione, come quando ci passano per la testa dei flash, oppure ci vengono in mente faccende che sembravano finite nel dimenticatoio, mi ti sei parata davanti e mi hai detto: «Papà, ma tu lo sapevi che le stelle non hanno le punte? I miei disegni sono tutti sbagliati!» E, dopo, ti sei messa a raccontare di quello che ti aveva spiegato la maestra a scuola, o che, forse, avevi letto su qualche libro, o, addirittura, ascoltato in televisione in qualche programma o documentario. Fatto sta, che tu, ti eri sentita tanto delusa e io, invece, ero rimasto in silenzio e muto come un torsolo. Allora, ti ho presa in braccio e ti ho messa sulle mie ginocchia e ho svuotato il sacco, tipo killer interrogato dalla polizia. Ho confessato spudoratamente di essere stato un bugiardo con te, perché la vita non è sempre come uno la vuole. E, quindi, in ordine sparso, ti ho spiattellato tutto: che Babbo Natale non esisteva e che la Befana non era certo sua moglie; che la Fatina dei Dentini, in realtà, eravamo io o la mamma che ti lasciavano dei soldini sotto il cuscino; che io e tua madre ci eravamo lasciati perché l’amore può finire, anche se è una cosa meravigliosa; che il matrimonio andrebbe spiegato insieme all’italiano, alla matematica e alla lingua straniera, fin dalla materna, perché stare trenta, quaranta, cinquant’anni con la stessa persona si può fare, se uno vuole, ma bisogna arrivarci preparati, e preparati a tutto, proprio come si fa per un esame, né più e né meno; che le cose si dovrebbero fare non per paura di quello che pensano gli altri o per farli felici, ma per trovare il nostro posto nel mondo; che non esiste un’unica modalità per essere nel giusto, e che questa modalità, guarda caso, la scelgono sempre le stesse persone, o la stessa cricca, e se tu, poco poco, cerchi di mettere il nasino fuori dal quel bel recinto, che ti hanno preparato, allora diventi un appestato, ti fanno sentire sbagliato o, peggio ancora, cercano di farti venire i sensi di colpa; che la guerra è sempre sbagliata; che ci sono ancora tanti bimbi che muoiono di fame; che l’amicizia esiste e non è fatta di circuiti elettrici e schermi che si illuminano; e che poi mi sono dovuto fermare. I tuoi occhi si erano inumiditi talmente tanto, da farmi sentire piccolo, piccolo, anzi, più piccolo di te. Io sono un grandissimo vigliacco e bugiardo. Non sono un buon padre, perché, alla fine, devo essere sincero, tutte queste storie, non te lo ho mica raccontate. Me le sono tenute per me. Ti ho messa sulle ginocchia, questo sì, è vero, però, ti ho detto di fare attenzione, perché non sempre le persone hanno ragione, compresa la maestra, e non sempre i libri dicono la verità, e che quella sera, in effetti, le punte delle stelle, nel cielo, noi non le avevamo viste, perché c’erano state troppe nuvole, ma se tu, un giorno, lo avessi voluto, sarebbe bastato alzare gli occhi, tenere la testa più libera possibile, e le punte delle stelle, sono sicuro, le avresti viste pure tu.

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Discussioni

  1. Le punte delle stelle come input per scrivere questa storia e raccontare tutto il resto è stupendo. Molto bene riuscito Alberto, mi è piaciuto tantissimo.
    P.S.: scusa per il ritardo nel commentare

    1. Grazie di cuore Alfredo!!! Non ti preoccupare, anch’io vorrei leggere di più e commentare di più, ma il tempo e gli impegni sono quelli che sono. Ti ringrazio tanto per il tuo passaggio! A presto!

  2. Molto bello usare l’immagine delle punte delle stelle come filo rosso per una riflessione più ampia e profonda. La cosa interessante è che a occhio nudo le stelle sembrano veramente avere le punte. Immaginazione e realtà talvolta sono solo due diversi generi letterari per raccontare la stessa verità.

  3. Fino a quando le stelle hanno le punte gli occhi luminosi non si spegneranno. La voglia di essere “sinceri” con schietti e nudo raziocinio, muore davanti alla purezza dell’anima di un amore verso la propria bimba. Sí, alziamo lo sguardo e godiamoci lo spettacolo delle stelle con le punte.

  4. Quanta tenerezza. Il padre si definisce bugiardo, perché non in grado di dire la “verita” alla figlia, eppure. Mi hai ricordato che l’amore è anche e soprattutto questo. Lasciare intatta nell’altro la capacita’ di sognare. Dire a una bimba che si, le stelle hanno le punte, soltanto, ci sono troppe nuvole. Perche no, poi, se serve a prolungare quell’attimo di felicità? Lei un giorno sarà grande. Saprà la verità. Ma saranno queste meravigliose bugie bianche, nei momenti bui, a salvarle la vita.

  5. “sarebbe bastato alzare gli occhi”
    Hai ragione tu. Non c’è un’età per smettere di sognare e nemmeno per essere presi sulle ginocchia di qualcuno che ci sussurra una storia all’orecchio. E poi, anche quando siamo adulti, le stelle le disegniamo con le punte.