Legami familiari – Epilogo

Serie: Il Piano


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Il pericolo ha bussato alla porta e ai nostri protagonisti non resta che affrontarlo a viso aperto.

Il tempismo non è una scienza perfetta, eppure nel caso di Gloria si poteva parlare proprio di tempismo perfetto. Un istante prima che Tom premesse il grilletto, Gloria sparì e il proiettile andò a conficcarsi nella parete del salotto. Pete ed io puntammo subito le nostre armi verso Tom e facemmo fuoco nel punto in cui sparì anche lui. Un attimo dopo la mia faccia si ritrovò a baciare il pavimento. Sentivo come se tutta la forza di gravità agisse solo sulle mie spalle. Riuscii a voltarmi e vidi Pete nella mia stessa condizione. Scorsi anche una strana luce blu lampeggiante sulla sua schiena. Cercai di saltare, ma la forza che mi tratteneva si faceva più intensa quando ci provavo.
“Belli questi giocattolini, vero?” disse Tom chinandosi fra me e Pete “sono fatti apposta per trattenere gli stronzi come noi.”

“Di che diavolo stai parlando? Che cosa ci hai fatto?” urlò Pete mentre cercava di divincolarsi da quella presa invisibile.
“Vedete, nella mia organizzazione c’erano diversi scienziati che sviluppavano armi d’avanguardia e dispositivi in grado di contrastare quelli con i nostri stessi poteri. Ci sono voluti un mucchio di soldi, tempo e risorse. Per non parlare delle cavie servite ai test..” continuò Tom, mentre Pete ed io cercavamo di comunicare con lo sguardo per capire come tirarci fuori da quella situazione di merda “..insomma un casino inimmaginabile per questi piccoli acceleratori di gravità

Sarebbe stato inutile provare ancora a saltare via di lì, perciò la nostra unica speranza per trovare una soluzione sarebbe stata continuare a far parlare Tom per guadagnare tempo e pensare. Mi resi subito conto che il mio piano si basava sul pensare ad un piano, ma cercai di non pensarci.

“Quindi è così che hai speso i soldi guadagnati per proteggere quei due che volevamo far fuori” dissi, sperando che Tom abboccasse. Dopotutto amava il suono della sua voce più di qualsiasi altra cosa al mondo.
“Oh no, li ho spesi anche per i miei innumerevoli vizi e, ultimamente, per trovare voi due. Sapete, c’è molta gente che vi vuole morti. Più di quanta ne possiate immaginare” disse Tom, sogghignando.
“Chissà quanto avrai speso per pagare questi famosi ed illustri scienziati che lavorano per te” disse Pete.
C’era una lieve possibilità che avesse inteso la mia strategia. Continuare a farlo parlare poteva non serviva a nulla, ma a quel punto tanto valeva provare.
“Oh no, qui hai davvero toppato. Credi che volessi tenere in vita chi aveva le conoscenze per fermarmi? Appena passati tutti i test non ho esitato un istante a piazzare una pallottola in testa a tutti loro..” Tom si interruppe per ridere di gusto, come se quella fosse la barzelletta più divertente del mondo “..certo, poi ho dovuto assumerne degli altri, ma potete ben immaginare che i soldi per me non siano un problema.”
“Si potrebbe dire che chi lavora per te si sistemi per tutta la vita..” incalzai, cercando di guadagnare più tempo “..dici che siamo ancora in tempo per farci assumere?”

“Oh, caro fratellino..” Tom rise ancora “..certo che no. Però posso dirvi che avete ben due cose in comune con gli sviluppatori degli acceleratori che tengono i vostri culi incollati al pavimento. La prima è che sapete troppe cose, la seconda è che tutta la vostra conoscenza finirà spalmata a terra dopo che vi avrò fatto saltare la testa.”
Nella mia mente realizzai che pensare ad un piano non avrebbe mai funzionato. Se avessi saputo che avrei passato gli ultimi istanti della mia vita ad ascoltare la voce di mio fratello, probabilmente mi sarei fatto sparare prima.
“Ma ora basta girarci troppo attorno, è arrivato il momento di salutarci” disse Tom mettendosi in piedi. Puntò la pistola in direzione della testa di Pete e, mentre armava il cane, gli chiese “..ultime parole?”
“Non te l’ha mai detto nessuno che sei un odioso figlio di puttana? Lo dico spesso a tuo fratello, ma magari c’è una mia controparte nella tua organizzazione che te lo ricorda spesso” disse Pete rassegnato, ma evidentemente soddisfatto dell’ultima battuta.
“Devo ammettere che con queste ultime parole ti sei meritato il mio rispetto” rispose Tom.

Click.

Avete presente la storia del tempismo perfetto?

“È arrivato il momento di dire ciao-ciao, giovanotto” disse Gloria poco prima di far saltare una gamba a Tom con un fucile a canne mozze.
Le urla squarciarono la stanza e il sangue cominciò a spargersi per tutto il pavimento. Gloria riuscì a togliere l’acceleratore dalle mie spalle per poi lanciarlo su Tom, trattenendolo al suolo.
“Certo che ce ne hai messo di tempo, vecchiaccia” disse Pete, ancora attaccato a terra.
“Non c’è di che, caro” rispose lei, prima di spegnere l’acceleratore su di lui.
“Tu sai come funzionano questi cosi?” le chiesi mentre mi toglievo la cinta per stringerla attorno a quello che rimaneva della gamba di Tom.
“Certo che no, ma ero abbastanza sicura che premere l’unico tasto blu lampeggiante sarebbe servito a qualcosa” rispose lei mostrando un ampio sorriso.
Pete si rialzò, in sottofondo le urla di Tom si trasformarono in minacce di morte rivolte a tutti e tre, anche se era difficile distinguere a chi fosse rivolto cosa tra i vari insulti. Mentre mi assicuravo che la cintura fosse abbastanza stretta, pensai che alla fine il mio piano aveva funzionato. Con un aiuto esterno, certo, ma aveva comunque funzionato.
“E ora? Che facciamo?” chiese Pete, pregustando vendetta.
È buffo come nella vita ci si ritrovi davanti a scelte simili. Per quanto fosse un sadico a un passo da far saltare la testa a me ed al mio socio, Tom rimaneva mio fratello. L’infanzia non fu un periodo facile con lui attorno, ma la famiglia è sempre famiglia.
“Credo che dovremmo portarlo in un ospedale” dissi.
“Ti sei giocato il cervello a poker? Ci ha quasi fatto fuori tutti e tre e tu vuoi salvargli la vita solo perché avete lo stesso cognome?” si infuriò Pete. Gloria tacque, con gli occhi e il fucile puntati su Tom.
“È mio fratello, non crederai che ora lo uccida come se nulla fosse.”
“Ma è proprio quello che stava per fare lui a te!”
“Lo so benissimo, ma io non sono come lui” risposi, sperando di mettere fine al discorso.
Le urla di Tom si trasformarono in risate e tutti ci voltammo a guardarlo.
“Ha ragione lui, Steve” continuò ridendo “sparami e facciamola finita.”
“Non ci penso nemmeno a dartela vinta così, perciò ora spengo quel coso e ti porto in un maledetto ospedale.”
“Non ho parole” disse Pete mentre usciva di casa scuotendo la testa.
“Sai bene che salterà via non appena lo libererai” disse Gloria.
“Non lo farà” dissi premendo il pulsante per spegnere l’acceleratore
“Hai ragione, posso fare di meglio” disse Tom.
Nell’istante che seguì, lo vidi tirare fuori dalla tasca un aggeggio con un pulsante rosso. Un cliché che tutti possono ben immaginare a cosa porti. Voleva farsi saltare in aria portando più persone possibili con lui. Gloria mi strattonò e caddi all’indietro.

“Va bene così” disse lei.
Si lanciò su Tom e saltò via mentre lui premeva il pulsante. Pete corse verso l’interno della casa chiedendo cosa diavolo fosse successo. Non so se gli risposi per davvero, tuttavia ricordo di aver pensato che mai più avrei esitato in vita mia.

Passarono diversi mesi prima che io e Pete ci rimettessimo al lavoro. Il mondo si era fatto strano, i suoni erano più sordi e più vuoti di quanto non fossero mai stati. Le ultime parole di Gloria rimbombavano nella mia testa come tamburi. Per quanto fossi consapevole del fatto che non fosse più contenta della sua vita, non mi ritenni mai assolto da ciò che avevo fatto. O non avevo fatto, in un certo senso. Probabilmente neanche Pete mi avrebbe mai perdonato del tutto. Nonostante mi ripetesse che andava bene così, potevo sentire nel suo tono il risentimento per aver perso l’unica persona che non ci aveva mai abbandonato. L’unica persona che avevamo considerato la nostra vera famiglia dopo tanto tempo.

Serie: Il Piano


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