L’elefante dei giardini di Babilonia

Indossava un perizoma e la pancia gli strabordava via, ma ciononostante ballava in maniera aggraziata al suono dei flauti e dei tamburelli.

Intorno a lui c’erano felci, fiori di ogni tipi, piante che si potevano vedere nel Catai, in India o in Europa… e poi lui ballava come se fosse tutto naturale mentre i camerieri offrivano da bere agli ospiti.

Gli ospiti…

Oltre alle piante c’erano anche le coppie che più che ballare copulavano.

Con i suoi occhi di elefante osservò un leone antropomorfo con una meretrice, poi più in là un leopardo con un’altra meretrice… l’orso invece ne aveva due di meretrici e si impegnava lo stesso molto bene.

Mentre tutte quelle coppie copulavano, lui ballava agitando la ciccia e poi la proboscide. Si lustrò le zanne e scrutò le scene attorno. Iniziava a essere eccitato, ma il suo dovere era ballare e non avrebbe lasciato perdere quel compito.

Era un dovere.

Per l’uomo-elefante era un onore ballare ai giardini di Babilonia. E soprattutto per quel pubblico infoiato. Gli dava piacere l’idea che con i suoi movimenti ispirasse quelle coppie a essere ancora più eccitate.

Era un motivo di vanto.

Poi, forse, dopo si sarebbe unito a quelle coppie tanto allegre. Incominciava a essere eccitato a sua volta e desiderava un po’ una retribuzione. Certo, il re gli avrebbe dato molti denari, ma poi lui ne avrebbe approfittato per divertirsi un po’. Sentiva che era un suo diritto.

E così continuò, solo che a un certo punto si accorse che sotto un tavolino c’era un oggetto strano. Forse era meglio che lo segnalasse a qualcuno, poi giudicò che la cosa migliore era che proseguisse con la danza.

Poi un cameriere urlò un qualcosa e gli altri suoi colleghi fuggirono, lasciando le coppie che ancora copulavano.

L’uomo-elefante stava per ribattere qualcosa, ma solo che poi quell’oggetto brillò di luce e calore.

Dopo un attimo di silenzio, qualcuno scoppiò a piangere e l’uomo-elefante vide le meretrici dilaniate, gli animali antropomorfi feriti che giravano come inebetiti senza più un braccio o comunque feriti in maniera orribile.

Vedendo tutto ciò, l’uomo-elefante non disse nulla. I flauti e i tamburelli continuarono a suonare e lui fece lo stesso: continuò a ballare e pensò che i terroristi puritani avevano colpito ancora, ma a lui non importava.

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Discussioni

  1. Un erotico davvero inaspettato e originale. Io mi sono immaginata il tuo racconto come un arazzo indiano che raffigurava i partecipanti del conclave: poi, all’improvviso, una persona offesa dalla licenziosità di quell’opera artistica ha estratto un coltello tagliando la tela in mille pezzi. Del tutto, ha salvato solo l’uomo elefante che ballava

    1. Ciao Micol! Grazie per il bellissimo commento. E’ sempre bello quando il lettore sfoga la sua fantasia leggendo un racconto, è una bella soddisfazione per chi lo ha scritto. Del resto me lo dicevano sempre quando ho imparato la narratologia: lo scrittore scrive una parte del racconto, l’altra parte la immagina il lettore.