Lemme lemme

Serie: Marie


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: L’autrice che dovrebbe portare a termine un romanzo erotico è combattuta. Dopo il settimo capitolo non sa più come andare avanti. Dubita e riflette sulle parole di un’amica, chiedendosi se sarebbe meglio per lei dedicarsi all’elicicoltura e mollare la scrittura.

Il liquido viscoso era dappertutto. Certe coppie erano attaccate da ore. Il legno delle assi per il passaggio era viscido. Lei osservava stupita. Non osava fare neppure un passo in avanti per paura di scivolare. Si chiedeva quanto tempo ancora sarebbero rimaste unite, lisciandosi e ritraendosi, in un movimento oscillatorio continuo. Sembrava quasi una danza: lenta, morbida e silenziosa.

Nessun gemito, nessun lamento e nessun fremito. La lentezza era forse uno dei loro segreti per durare più a lungo. Risparmiavano le forze, non si fermavano a riposare e intanto le secrezioni continuavano a colare. Alcune coppie accanto al muro sembravano quasi sospese, nell’agganciarsi a una specie di liana sottile e lattiginosa.

“Famolo strano.” Osservando stupita quella scena, le era venuta in mente la frase di un film di Verdone. Si guardava intorno e rifletteva: non era quello il suo mondo. Si sentiva spaesata. Quei duetti che andavano avanti da ore non mostravano nulla di erotico. I loro abbracci tentacolari erano privi di sentimento. Non era quello il modo in cui voleva trascorrere il suo tempo. Non era lì che avrebbe potuto esprimere la sua voglia di comunicare, di far sorridere, di stimolare la mente, di suscitare empatia. Lì dentro, circondata da quei corpi spogli e viscosi, totalmente privi del dono della parola e dell’ascolto, non avrebbe potuto trarre alcun beneficio. Avrebbe voluto scappare, ma si sentiva bloccata. La paura di scivolare, di cadere giù negli spazi vuoti, tra un asse di legno e l’altro, la tenevano inchiodata in un lago di muco che le stava coprendo le dita dei piedi, mentre qualcosa che somigliava ad un grosso verme, si avvicinava lemme lemme verso di lei.

Conosceva bene quel genere di amplessi dettati da impulsi nervosi semplici, al solo scopo di riprodursi.

Un raggio di sole improvviso l’aveva ridestata, dopo una notte intera intervallata da strani sogni sulle chiocciole. Erano stati i gasteropodi il pensiero fisso della sera precedente. Dopo il video sull’allevamento delle lumache, aveva riflettuto a lungo. Tra un pensiero e l’altro aveva svuotato anche il secondo calice di Karamè. Si era addormentata sul divano con quell’idea e anche nel sonno aveva continuato a elaborare le immagini più curiose che aveva visto su You Tube.

Al risveglio le erano tornate in mente le parole del documentario. “Le lumache possono restare unite fino a 24 ore di seguito. Sono ermafrodite, si fecondano a vicenda e ognuna di loro produce centinaia di uova.” Parità sessuale assoluta, ma chissà se raggiungono l’orgasmo.

Una domanda che non si era mai posta e comunque, in tutti i casi, era certa che non avessero nulla da invidiare, neanche se avessero avuto sessanta orgasmi ipergalattici all’ora.

Per una signora come lei, schizzinosa e orgogliosa com’era, l’idea di strisciare in mezzo alla bava, non le sembrava né piacevole, né tanto meno dignitoso.

Si decise, perciò a riaccendere il suo vecchio Windows e, lemme, lemme, come la famosa lumaca che arrivò fino a Gerusalemme, provò a mettere una parola dopo l’altra. Aveva una mezza idea più allettante che le ronzava in testa da qualche giorno, come una bella  falena che cerca la luce e non porta mai pena.

Shampoo, doccia e caffè nero bollente, le avrebbero dato lo slancio necessario per iniziare la giornata e dedicarsi al suo piano di ricerca della fonte di ispirazione di cui sentiva la mancanza.

Jeans o pantaloni neri? L’eterno dilemma prima di uscire di casa dopo la doccia, per fare un bagno di folla in cui avrebbe incontrato persone conosciute e altre del tutto sconosciute; forse interessanti e ─ magari – le sarebbe venuta una gran voglia di conoscerne qualcuno, una sera dopo l’altra, a cena, e chissà… fino a colazione, dopo una notte intera a fare come le chiocciole.

Aprì l’anta del pensile appeso in bagno, dove teneva i deodoranti, le saponette e le essenze di profumi vari.

Il Patchouli stravecchio e un po’ ossidato le sembrava decisamente superato. Allegoria – il gradito regalo dei suoi amici francesi di Villeneuve-sur-Lot, lo usava spesso. Una fragranza fresca e un po’ speziata, con note agrumate capaci di trasportare i sensi in un meraviglioso viaggio olfattivo ed emozionale. Un buon profumo, adatto a esaltare la sensualità femminile.

Elixir era il suo preferito. Certe sere in cui si sentiva sola e triste, faceva il bagno nella vasca per rilassarsi, accarezzando il suo corpo con la spugna impregnata di sapone con qualche goccia di quell’essenza, poi si toglieva l’accappatoio e si infilava sotto le lenzuola, coccolata dalle dolci note di quel profumo inebriante.

E se incontrassi qualcuno allergico ai profumi? Qualcuno a cui gli odori forti provocano nausea o fastidio o vomito? Aveva richiuso lo stipetto del bagno senza prendere in mano nemmeno una delle decine di boccette accumulate in tanti anni. Meglio acqua e sapone: l’odore del pulito non ha mai dato fastidio a nessuno.

Il centro polifunzionale non era molto distante dalla fermata dell’autobus. Le scarpe erano quelle un po’ basse, col sopratacco interno, comode, senza dover scomparire del tutto alla vista dei medio-alti. Avrebbe fatto due passi e poi avrebbe visitato la mostra d’arte collettiva sul tema dell’eros nella cultura contemporanea.

La porta d’ingresso era spalancata. Il via vai dei visitatori indicava la fama, più o meno meritata, di alcuni degli artisti espositori.

Il primo impatto era stato raggelante. Capire il senso dell’opera era impossibile. I colori, le forme, i dettagli: un pugno allo stomaco. Ancora, per l’ennesima volta, solo artisti provocatori? E basta! Lei non era un’esperta ma forse, come aveva scritto Marta Zantini “L’arte moderna, al 90%, è una truffa”. E poi, Se la bellezza è nell’occhio di chi guarda, non è necessario essere esperti critici d’arte, per poter stabilire se un quadro piace o fa schifo.

Nell’ala sinistra dell’edificio, dopo l’androne dell’ingresso principale, le opere di artisti vari, semisconosciuti. Sulla parete in fondo alla sala un dipinto dai colori vividi, luminosi ma non sgargianti, aveva attratto il suo sguardo. Quell’olio su tela, firmato G. D. aveva avuto lo stesso effetto caloroso e inebriante di un grosso calice di Anghelu Arrubiu. Rosso rubino, con sfumature ambrate, aroma fruttato di more passite, forte e delizioso.

Continua...

Serie: Marie


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Erotico

Discussioni

  1. “Se la bellezza è nell’occhio di chi guarda, non è necessario essere esperti critici d’arte, per poter stabilire se un quadro piace o fa schifo”: Sono d’accordo ❤️

    1. Oh! Finalmente qualcuno che mi dà ragione. Quando mi azzardo a esprimere le mie personali impressioni su certe opere pseudo artistiche, durante le presentazione del mio libro sul tema della bellezza nelle sue varie forme, c’ é sempre qualcuno che storce il naso. Forse pensano: ma questa si crede Sgarbi, nei suoi anni migliori? Grazie Arianna, un abbraccio.😘

    1. Ciao Laura, grazie per la lettura e per il commento. Il mio intento, per la prima parte del racconto era quello di fare una “divulgazione” pseudo-scientifica ironica sugli strani accoppiamenti delle lumache. Speravo soprattutto che questo episodio assumesse qualche aspetto un po’ comico.

  2. Mi hai strappato più di un sorriso anche questa volta! 😂 L’idea di trasformare una crisi creativa in un possibile futuro da allevatrice di lumache è già di per sé esilarante, ma il bello è il modo in cui riesci a giocare con il parallelismo tra il loro mondo e quello dell’eros. In fondo, la protagonista cerca qualcosa che vada oltre gli amplessi e la provocazione: vuole stimolare la mente, suscitare emozioni e trovare qualcuno con cui condividere qualcosa di più di un semplice contatto fisico. Sono curiosa di scoprire dove la porterà questa nuova ricerca di ispirazione! Bravissima 👏

    1. Ciao Tiziana, grazie di cuore per queste tue parole.😘 Riuscire a divertire o a far sorridere con i miei racconti é ció che mi appaga maggiormente. Vorrei sapere anch’ io come verrà utilizzata la nuova fonte di ispirazione. Ci devo pensare ancora. E spero che, prima o poi, questa serie pseudo-erotica o eroticomica (termine coniato dal caro amico di Open, Fabius P.),possa arrivare alla conclusione, nonostante mi senta decisamente negata per affrontare certi temi. Per questo, come le lumache, vado lemme lemme.