Leonora e Olga

Serie: Donne: mille sfaccettature

– L’animo ha mille sfaccettature. Non si sceglie quello che si è –

***

“Sei troppo magra! Vai in palestra ad irrobustirti un po’. A fare un po’ di muscoli. Quasi non ti reggi in piedi”

“Non eri così quando eri più piccola. Avrai cambiato metabolismo”

Che donna cieca era sua madre, e come la faceva sentire ancora una bambina.

Ormai Leonora aveva 40 anni ed era ben consapevole del suo corpo, del suo essere troppo magra. Convinta follemente di essere brutta e che troppo cibo non l’avrebbe portata che ad essere una bestia obesa.

Ma la bestia era dentro di sé e la stava facendo consumare sia dentro che fuori: continuamente attratta dalle sue colleghe che, sculettando per l’ufficio, si vantavano di mangiare ogni cosa e di rimanere in forma.

Lei non aveva questa “fortuna”, solo ad annusare il cibo prendeva peso e non era tollerabile in un mondo di apparenza. Così decise che gran parte del cibo non era necessaria e cominciò a privarsene.

Abitare con la madre però era ormai un peso, se non altro non si era mai accorta di niente e poteva lasciare carte di crackers e dolciumi per sviare i sospetti. Ma in palestra proprio le toccava andare o l’avrebbe tormentata, e magari anche seguita. Si sentiva in trappola e questo di certo non aumentava il suo già scarso appetito.

Così di malavoglia preparò il borsone e a fatica si incamminò.

***

Olga aggiunse ancora pesi al macchinario per fare i dorsali, intensificò l’esercizio fino a sentire i muscoli bruciare caldi per lo sforzo.

Il suo personal trainer non era molto contento dei suoi spropositati sforzi, ma lei era stata chiara: “pago e vedi di starmi alla larga, posso anche fare da sola!”

Le si avvicinò un’amica per proporle una pausa e Olga accettò volentieri, quel giorno ne aveva bruciate di calorie! Le propose un croissant integrale da dividere a metà, sapeva che ci teneva al fisico e non voleva farla sentire in colpa. Olga lo mangiò con golosità, facendole credere, con disinvoltura, che lei era equilibrata nel mangiare: non era certo mezza brioche a sconvolgere la sua dieta. E sorrise falsamente.

Non fu dello stesso parere quando, senza farsi notare, fuggì in bagno: ancora una volta davanti il water per buttar fuori tutto quel male velenoso che aveva ingerito.

“Se solo quella cretina non mi avesse proposto quel croissant, ora non sarei qui!” Eh sì, la colpa era sempre degli altri. Si guardò allo specchio: quei denti poco splendenti che tanto le mancavano, quel sorriso vero di chi vive la vita intensamente e che ora era quasi scomparso. E adesso il solito allenamento di fit boxe giusto per coprire le ferite che si provocava sempre quando andava a vomitare.

Poi stancamente si sedette sulla panca.

***

Leonora posò il borsone nello spogliatoio e si mise una semplice maglietta con dei calzoncini che sembravano renderla ancor più magra. Come odiava il suo corpo. Sapeva quello che era, ma il suo male interiore non le permetteva di reagire.

Entrò in sala e tutto quell’odore di sudore, plastica e metallo le fece venire il voltastomaco: tanto non aveva niente da mandar fuori, per cui non si preoccupò più di tanto. Si stava chiedendo con quale forza avrebbe tirato su un solo peso, come avrebbe potuto sentirsi “normale” lì dentro, in modo che nessuno la notasse!?

E per un attimo si fermò a guardare la sua immagine riflessa.

***

Olga si alzò, pronta per un nuovo allenamento che l’avrebbe sfinita e forse tolto per un attimo dalla testa la voglia di un enorme piatto di pasta al sugo: quello che il marito le avrebbe fatto trovare a casa al rientro. Ma il cibo c’era nella sua mente e non spariva, e solo la tazza del bagno avrebbe cancellato il senso di colpa.

E per un attimo si fermò a guardare la sua immagine riflessa.

***

Erano lì, ferme e inebetite. Ognuna guardava se stessa e l’altra alternando sguardi di disgusto e ammirazione. Cominciarono a parlare del più e del meno come se i loro destini fossero già stati scritti: sembrava fossero amiche da una vita e che solo il tempo le aveva divise.

Leonora guardava Olga e, invidiandola, pensava a quanto sarebbe stato bello avere il suo fisico, così tonico e in forma. Inoltre anche lei mangiava ciò che voleva e manteneva la sua linea.

Olga la osservava dicendo a se stessa come le sarebbe piaciuto sapersi limitare di più nel mangiare, fare come Leonora che mangiucchiava qualcosa qua e là.

Ma la verità viene sempre fuori, il male prima o poi si manifesta in tutto il suo orrore: fa cadere la maschera che ci siamo costruiti sul volto.

Leonora notò i denti ingialliti di Olga e le mani con le nocche inspessite che tremavano furenti e che stonavano con quel suo fisico scolpito.

Olga notò le costole di Leonora che risaltavano attraverso la maglietta e quello sguardo scavato di chi ha già deciso di chiudere il ciclo della vita.

Decisero di andare via da quel luogo fatto di specchi, troppo pericolosi per loro, per andare a confrontarsi in un luogo dove si sarebbero sentite più a loro agio.

Si parlarono a lungo e quella muta amicizia le portò a prendere una decisione: volevano ricominciare… ricominciare da qui, da quest’attimo.

Fu così che Leonora e Olga, facendosi forza a vicenda, decisero di entrare in un centro per i disturbi alimentari, unendosi anche ad un gruppo di supporto da frequentare fuori l’orario del centro.

Mentre le due donne si avvicinavano complici verso la loro nuova vita, fuori la mamma di Leonora e il marito di Olga le guardavano con occhi lucidi di lacrime.

Occhi che fino ad ora erano stati bendati.

Serie: Donne: mille sfaccettature
  • Episodio 1: Helèna
  • Episodio 2: Bruna
  • Episodio 3: Leonora e Olga
  • Episodio 4: Leona
  • Episodio 5: Agata
  • Episodio 6: Erika
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    Commenti

    1. Micol Fusca

      Ciao Isabella, quello che mi piace in particolare dei tuoi racconti è che sono sempre “veri”. E con “veri”, intendo che sanno trasmettere sensazioni genuine senza costruzioni dettate dal voler scrivere sull’argomento. Ogni parola è “tua”.

      1. Isabella Sguazzardi Post author

        Ciao Micol,
        ti ringrazio per le belle parole. In effetti sono esperienze vissute in prima persona o di chi mi è stato vicino. Per me scrivere significa guarire 😀

    2. Giuseppe Gallato

      Che bel finale, uno di quelli che fa pensare… e anche tanto. Purtroppo in questi ambienti circolano moltissime persone con problemi simili e raramente hanno consapevolezza non solo della vita che conducono, ma soprattutto delle baggianate che dicono. In questo librick hai fatto incontrare Leonora e Olga, due anime (animi) opposte tra loro: l’estrema diversità ha mosso le loro coscienze. Un attimo in cui si sono guardate realmente allo specchio. Gran bel racconto!

      1. Isabella Sguazzardi Post author

        Ciao Giuseppe,
        grazie per quanto mi hai scritto. Purtroppo oltre alla rara consapevolezza delle persone stesse c’è anche la non cosciente cecità di chi le circonda

    3. Dario Pezzotti

      Ciao Isabella, sapere che queste storie fanno parte della tua (o di persone a te vicine) esperienza di vita le arricchisce ancora di più. La speranza che conclude il racconto è un nuovo modo per ricominciare, e il “vedere” le due protagoniste darsi man forte una scena molto bella.

      1. Isabella Sguazzardi Post author

        Ciao Dario,
        mi fa piacere che ti sia piaciuto. La mia filosofia di vita è cercare di vedere il bicchiere sempre mezzo pieno 😀

    4. Antonino Trovato

      Ciao Isabella, qui hai toccato un altro tema altrettanto attuale, che colpisce molte donne nel mondo. Purtroppo stiamo parlando di malattie psicologiche colorate da storie di costrizione genitoriale, ma tu hai dato una speranza alle protagonista, una via d’uscita nella reciproca voglia di rinascere… le tue sfaccettature ci fanno conoscere lati della vita che rimangono insabbiati dal nostro quieto vivere, ma i tuoi ritratti ci fanno tornare alla cruda realtà… Complimenti, attendo piacevolmente il prossimo episodio!!

      1. Isabella Sguazzardi Post author

        Ciao Antonino,
        le mie storie sono nate da esperienze vissute un po’ da me e un po’ da chi ho incontrato sul mio percorso. Ogni volta che scrivo sento un tonfo al cuore perché sono persone che hanno inciso la mia anima e che ricordare fa male. Ma questo mi aiuta ad andare avanti 😀