
L’eroe del cimitero di astronavi
Era un labirinto.
Le astronavi avevano creato corridoi, vicoli ciechi, svolte tridimensionali.
Per Java era casa sua.
Aveva un ricordo molto vago del suo passato, forse un tempo era stato qualcuno, adesso era quel che era.
Viveva con i suoi simili, si cibava di radiazioni, fissava la Terra.
La vita era bella.
L’astronave allunò a mezzo chilometro dal cimitero di astronavi. Il commando scese sul suolo polveroso, si riunì in doppia colonna, puntò nella direzione del cimitero.
Il comandante era sicuro di sé. Si ripeteva sempre: «Mi chiamo Carlo Cole e sono pronto a dare il meglio di me per la Terra, il genere umano, tutto quel per cui vale combattere». Metteva sempre in pratica quel che diceva, aveva molto coraggio.
«Allarme, ci sono degli intrusi!» ululò uno dei mutanti.
Java abbandonò la pila atomica. «Cosa dici!».
«Guarda da te». L’amico era andato via.
Java vide che in effetti stavano arrivando degli uomini, le tute da astronauta e i fucili a impulsi Thanatos. Quella scena non gli piacque. «Scappiamo».
Carlo Cole insinuò le due colonne nel cimitero di astronavi, dovevano rimanere in contatto radio. Lui era al centro della colonna destra. Si accorse che dei mutanti covavano come avvoltoi dentro l’alloggio passeggeri di un’astronave arrugginita.
Li bersagliò con il fucile a impulsi. Il raggio Thanatos colpì uno di loro, gli altri fuggirono.
«Morte ai mutanti» urlarono i membri del commando.
A Carlo Cole fece piacere.
Java fuggiva, i suoi amici morivano e aveva la sensazione che, ovunque fosse andato, avrebbe incontrato di nuovo e di nuovo i carnefici. Come li odiava! Ma forse doveva prendere una decisione.
«Amici» attirò l’attenzione su di sé. «Dobbiamo riunirci, reagire, o sennò ci schiacceranno».
«Come intendi affrontarli?» berciò uno dei mutanti.
Java strappò un rottame, era una mazza improvvisata. «Con questo».
I mutanti lanciarono delle urla di apprezzamento.
Carlo Cole era felice. Era partito con i suoi uomini da campo 1703, avevano esplorato i dintorni e uno dei suoi aveva scoperto che il cimitero di astronavi era infestato di mutanti.
Li avrebbe eliminati tutti più che volentieri.
Peccato non disponesse di una testata atomica, si doveva accontentare dei fucili a impulsi Thanatos.
Dopo aver ucciso l’ennesimo mutante, cantò vittoria.
Gli giunse un urlo via radio.
Java aveva rotto il casco a quell’umano. L’aveva ucciso a giudicare da come era ridotto. Sollevò il braccio armato. «Lo vedete che possono essere ammazzati? Facciamogliela vedere, coraggio».
Si accorse che loro, più che un esercito, erano un’orda: calarono addosso a una colonna di umani e senza curarsi di ferite e perdite gli spaccarono i caschi. Presto, l’atmosfera si riempì di cadaveri che levitavano nell’atmosfera.
A Java piacque.
Carlo Cole era senza fiato per la rabbia. «Maledetti! Adesso capiranno cosa significa farmi arrabbiare sul serio».
La colonna sinistra era stata sterminata, la colonna destra arrivò in soccorso dei corpi senza vita dei commilitoni e Carlo Cole notò un mutante, il più brutto che avesse mai visto. Era simile a una scimmia, i muscoli ipertrofici e la pelle era ricoperta da peli cangianti.
Gli fece disgusto.
Gli sparò contro una raffica e questi gridò di dolore.
Java non aveva mai vissuto una sofferenza simile, forse solo quando aveva affrontato la sua metamorfosi, o meglio, la sua nascita.
I Thanatos gli avevano sconvolto il torace e adesso levitava con goccioline di sangue dappertutto. Davanti a lui c’era quello che sembrava il comandante del gruppo di esploratori.
Si fissarono.
Gli occhi di Java erano umidi, quelli dell’esploratore gelidi.
Java lo maledì.
Era fatta, avevano vinto, il cimitero di astronavi era stato liberato.
I membri del commando esultarono e Carlo Cole scrutò i cadaveri. Avevano causato un bel massacro e immaginò l’onorificenza che avrebbe guadagnato grazie a quella battaglia.
Osservò meglio la sua ultima vittima, gli venne un dubbio: “Chi è l’eroe?”.
Lasciò perdere.
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Sci-Fi
“Osservò meglio la sua ultima vittima, gli venne un dubbio: “Chi è l’eroe?”.”
Bella domanda. Credo che in guerra, nessuno lo sia
Grazie per il tuo commento, Micol!
Mi pare proprio che questo filone fantascientifico ti sia congeniale anche se tu, a mio parere, rimani sempre molto “terrestre” nelle pulsioni dei tuoi personaggi e questo vuole essere un complimento.
Grazie! Infatti io ho esordito con Delos Digital come autore di sci-fi, poi sono passato al thriller
Molto bello come racconto di fantascienza, con un finale a mio parere che fa pensare infondo, che gli eroi sono sempre sia da una parte che dall’altra. Bravo.
Ti ringrazio Cinzia! E dire che questo racconto non mi convinceva del tutto