L’eroe del deserto

«Marceremo sull’Egitto così come è stato fatto diciotto anni fa». Il milite era entusiasta.

Intorno, il plotone non era che sprizzasse di gioia.

Giuseppe si accarezzò le piume dell’elmetto coloniale e sentì la mancanza di Chiaramonte Gulfi. Il caldo nell’Africa settentrionale era peggio che in Sicilia.

«Pavone!».

I sensi attenuati dal caldo, capì solo adesso che il milite lo stava chiamando. «A rapporto».

Il milite era un centurione della MVSN, lui un bersagliere, neppure un graduato di truppa.

«Porta la Breda fin lì, i britannici possono darci fastidio».

«Agli ordini». Svuotò in gola la borraccia – l’ultimo rivolo – e afferrò la Breda per muoversi incontro alla postazione.

La duna lo accolse con in cima una fortificazione guarnita da altri bersaglieri.

«Camerata Pavone, com’è?» lo accolse un caporale dei bersaglieri.

«Potrebbe andare meglio».

«Coraggio, che presto arriveremo fino al Sinai».

«Se è per questo sono giorni che siamo ancora bloccati sulla frontiera…».

Non poté continuare che si scatenò un rumore folle.

Delle esplosioni aprirono dei geyser fra la sabbia, i Mathilda stavano scorrazzando incontro a loro.

Giuseppe si sentì riempire di paura. «Una Breda non può bastare».

«Sì che basterà» reagì il caporale. Gliela strappò di mano, la mise in posizione e dopo aver provveduto a inserire nella scocca il caricatore tirò il grilletto.

Furono più degli strali, quelli della Breda.

La tempesta di fuoco continuò e la Breda non servì a molto, come Giuseppe aveva immaginato.

L’ennesima esplosione e il caporale rimase ferito.

Giuseppe lo raccolse. Intorno tutti erano morti. «Andiamo via di qui». Se lo caricò in spalla e si ritirò.

I Mathilda si erano fermati e Giuseppe tornò fra le proprie linee.

Il caporale era svenuto.

Lo appoggiò sulla sabbia che l’uomo rinvenne. «I documenti… le mappe…».

«Cosa? Erano lì, nella trincea?».

«È esatto».

Prima che il centurione lo scoprisse, Giuseppe afferrò il Carcano 91 e corse incontro alla postazione. Se quella roba fosse caduta in mano britannica, l’intera divisione sarebbe potuta essere spazzata via dai Mathilda.

Raggiunse la cima della duna, il tempo di mettersi a cercare che arrivò una cannonata potente che lo fece dissolvere come polvere del deserto.

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Discussioni

  1. Che sia un eroe o meno è comunque una vittima della stupidità umana. Ci vorrebbe un monumento con i nomi di tutti quei grandi della terra che hanno iniziato le guerre. A quei grandi figli di……. per non dimenticare. Deposto dai veri figli della patria.
    Le tue storie sono interessanti solo che spesso ti lasciano in sospeso.

    1. Salvatore Pavone era un mio prozio che è stato considerato disperso in Africa (credo nel Sahara, non nel Corno d’Africa). Ho inventato questa storia per ricordarlo, ma non saprò mai se fosse stato un cuor di leone o un cuor di coniglio