L’Eros si risveglia

Serie: Le novelle della Luna: il lamento del mare


Feci finta di nulla e continuai a parlare con lui, ci recammo nel parcheggio e lì li aiutai a caricare le valigie in auto. Per tutto il viaggio Andrea mi raccontò un po’ di tutto, dei suoi lavori, del tipo che l’aveva sfrattato di casa e che non gliel’avrebbe fatta passare liscia. Io annuivo, ed intanto con lo specchietto, senza farmi notare, guardavo Eva. Sembrava una ragazza tranquilla: se ne era stata in silenzio tutto il tempo, seduta composta con le gambe chiuse e le mani poggiate sulle ginocchia, guardava fuori meravigliata, con lo stesso sguardo di una bambina al mare.

Giungemmo a casa, avevo molto di cui lamentarmi della mia vita, ma fortunatamente non della mia abitazione. Abitavo vicino al porto, su di un’altura, quindi da casa mia si poteva ammirare tutta la scogliera, ed in più ero circondato da boschi. Avevo una casa a due piani e un bel giardino, vivevo in tranquillità.

Aiutai i miei ospiti a sistemarsi nelle rispettive camere, poi senza neanche pranzare uscirono l’intero pomeriggio per fare delle commissioni. Io ne fui grato e approfittai della loro assenza per sistemare al meglio casa. Non l’avevo fatto poiché dopotutto dovevo solo ospitare un amico con sua figlia. Non che fosse cambiata la situazione, il problema che Eva si era rilevata una dea e non potevo di certo fare brutta figura con una così. Dovevo ospitarli finché non avessero trovato un’altra casa, di sicuro sarà piacevole avere quella compagnia, ma ovviamente non avevo intenzione di fare nulla a lei. Soprattutto perché era la figlia di un mio amico, e poi perché non ero un giovane aitante, ma un vecchio scorbutico.

La sera, quando tornarono a casa cenammo in giardino. Ovviamente, per rendermi ancora più ridicolo trascorsi il pomeriggio anche a cucinare i piatti che sapevo fare meglio per impressionare la ragazza.

Cenammo in tranquillità, dopodiché io e Andrea restammo a chiacchierare fino a notte fonda, accompagnati da qualche alcolico. Eva invece, con la testa poggiata sulla spalla del padre, sonnecchiava. Era tanto adorabile da far intenerire il cuore di un miserabile come me. Aveva raccolto i capelli, e sotto quella flebile luce le sue spalle brune e lisce erano messe ancor di più in risalto. Non avevo mai visto una ragazza di una simile bellezza, ed ancor di più di un’eleganza tale.

“Non si sta così male qui! L’hai fatta costruire tu? Quanti ti è costata?” domandò Andrea, guardando in giro mentre sorseggiava l’ennesima birra.

“Sì, una quindicina di anni fa, l’ho pagata duecento milioni di lire” gli risposi, sbottonando i primi bottoni della camicia poiché cominciai a sentire un caldo afoso. Notai con la coda dell’occhio che Eva mi stava guardando, nonostante sia un uomo adulto mi sentii in soggezione, per cui evitai il suo sguardo e mi abbottonai di nuovo. Spero non si fosse accorta di come la guardavo io.

“Niente male! E dimmi un po’, come si dorme qua?” chiese ancora.

“Una meraviglia, a meno che non ti diano fastidio le sirene delle navi che attraccano al porto” risposi, percependo un leggero fastidio vicino alla caviglia. Pensai ad un insetto, e istintivamente andai a grattarmi, quando però toccai qualcosa. Abbassando lo sguardo vidi che vicino a me c’era il piede di Eva, aveva tolto il sandalo, con le unghie smaltate di rosa e una cavigliera dello stesso colore. Io mi voltai subito verso di lei ad occhi sgranati, forse pensai male, ma Eva mi sorrise e continuò a toccarmi la caviglia con il piede. Feci finta di nulla e continuai la mia conversazione con Andrea, distratto da una ninfetta che mi stuzzicava. Dinanzi a noi c’era il tavolino, per cui il padre non poteva vederla.

Proprio in quel momento però, sciaguratamente Andrea, troppo brillo sbiascicò “Fabio, vado a dormire, credo di aver bevuto troppo, non ero più abituato. Ti devo la vita per quello che stai facendo, davvero… Eva, tu aiuta a sparecchiare e ringrazia. Buonanotte ragazzi” si alzò tutto barcollante, salutando per primo sua figlia con un bacio sul capo, poi me con una pacca sulla spalla. Lentamente si avviò verso casa, singhiozzando e dicendo cose insensate.

Non so se ero eccitato o agitato per quella situazione. Ma dopotutto l’adulto ero io, quindi avevo io le redini in mano. Mi schiarii la voce, una parte di me, la più saggia, voleva suggerire ad Eva di raggiungere suo padre per aiutarlo a mettersi a letto, un’altra parte, la più eccentrica e coraggiosa, voleva restare con lei. Prevalse la parte di me che credevo di aver perso.

Così mi voltai verso di lei, ero pronto per una tranquilla chiacchierata, ma notai come appena suo padre rincasò, Eva si fece più “disinvolta”. Tirò su la gonna del suo vestito, scoprendosi fino a metà coscia, e si distese quasi del tutto sul divanetto.

Io deglutii, e mormorai “Allora Eva, ti piace qui?” fu il massino che riuscii a dire. Eva si comportava da perfetta signorina dinanzi al padre e da ninfetta dinanzi a me. Ma cercai di non darci troppo peso, probabilmente era normale essere così estrosi a quell’età. Io ero troppo vecchio ed ai miei tempi era diverso, e di certo non ero abituato a tutto ciò.

“Sì molto. Ho sempre sognato una casa vicino al mare” parlò con la sua voce tanto graziosa. Piegò una gamba, e sollevò ancor di più il vestito, mancava poco e le vedevo l’intimo completamente. Poggiò poi delicatamente una mano sulla sua coscia, e l’altra la mise sul viso. Aveva un sorriso bellissimo, in più in alcuni momenti socchiudeva gli occhi in modo sensuale. Sembrava una di quelle muse cantate dai poeti antichi, ma io non ero né un poeta né un’artista, ero uno come tanti e non so quanto ancora potevo resistere ad una ninfetta tanto provocante.

“Eva, hai fatto un lungo viaggio, sarai stanca, meglio se vai a riposare” le suggerii più che per lei per me, potevo saltarle addosso in qualsiasi momento. Facevo abbastanza pena con quei miei pensieri, non ero disperato, era lei che era una dea!

Ma Eva si alzò in piedi e venne di fronte a me. Io ero seduto, per cui mi fu sufficiente alzare lo sguardo per avere il suo seno dritto dinanzi i miei occhi. Il suo vestito giallo pastello era molto trasparente, in più lei non indossava nessun intimo, per cui vedevo il suo seno perfettamente.

“Non sono stanca, ti aiuto a riordinare!” insistette lei. Ora che non c’era suo padre non faceva più gli occhietti dolci ma uno sguardo che riusciva a tagliare la mia anima e farla bruciare. Mi alzai anche io, le misi le mani sulle spalle e l’allontanai.

“Andiamo su!” la incitai, facendole segno di seguirmi. Io ero l’adulto, ed ero soltanto io ad avere in mano la situazione. Meglio togliermela di torno il prima possibile. Lei sembrò rimanerci male, ma non era una sciocca, e non mollò “Puoi accompagnarmi in camera? La casa è grande, non ricordo dove sia” sussurrò Eva.

Io feci un sospiro, cercando di non fantasticare subito con strane fantasie proibite. Dovevo solo accompagnarla, augurarle la buonanotte ed andare via. Le feci strada, lei stava ad un passo dietro di me, e non disse nulla per tutto il tempo.

Salimmo al secondo piano, la portai nella sua camera, le accesi la luce e la feci accomodare. Lei entrò piano, guardandosi meravigliata attorno come la prima volta. Probabilmente con Andrea non avevano mai avuto una vera casa.

“Allora Eva, se hai bisogno di qualcosa io sono al piano terra, tuo padre è nella stanza infondo a destra. Buonanotte” le dissi, accennandole un sorriso.

“Grazie, buonanotte” sussurrò lei ricambiando, probabilmente aveva immaginato la serata diversamente, ma cosa potevo fare, era la figlia di un mio caro amico. Si avvicinò a me prima che andassi via, poggiò con delicatezza le sue dita sul mio braccio e si alzò in punta di piedi per darmi un bacio sulla guancia. Io rimasi imbambolato come uno sciocco, mentre lei soddisfatta si allontanò verso il letto, e cominciò a spogliarsi senza attendere che fossi andato via.

Io scappai subito appena notai le sue intenzioni, mi chiedo però perché fatto qualche passo mi voltai ugualmente. Vidi il suo corpo nudo, la schiena bruna, le spalle strette, il sedere e le cosce piene, ma soprattutto ciò che mi faceva impazzire di quella bambolina era la sua eleganza nel muoversi. Toccai il mio intimo, facendo un profondo sospiro, poi scossi il capo riprendendomi e me ne andai in camera a fare quel che dovevo fare, sicuro che Eva sarebbe stata il mio tormento.

Serie: Le novelle della Luna: il lamento del mare


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Erotico

Discussioni

  1. Ed ecco una nuova lolita nelle novelle della Luna. Questa Eva è davvero tentatrice, forse anche più di Sirena, in quanto lei sembra non farlo per “necessità” o…abitudine.
    Inoltre in questa vicenda ti stai anche cimentando in qualcosa di diverso, raccontandola non dalla parte della giovane, quando dal punto di vista della sua controparte, l’uomo maturo. E sei molto brava a descriverne gli stati d’animo in guerra tra loro, il buon senso da uomo maturo (è una ragazzina! è la figlia del tuo amico!) ed il semplice istinto senza età.

  2. “per rendermi ancora più ridicolo trascorsi il pomeriggio anche a cucinare i piatti che sapevo fare meglio per impressionare la ragazza.”
    E’ bello (e verosimile) che il protagonista si renda conto di quanto il suo comprtamento sia ridicolo, e tuttavia non possa trattenersi dal cercare di impressionare Eva.

  3. È proprio sul tormento che vorrei soffermarmi, su quella condizione di sussulti interiori che disorientano chi prova a navigare in acque agitate. Non c’è tormento in una storia semplice e lineare. C’è invece una vera e propria tempesta di emozioni in una passione proibita. Quello che mi sorprende è la tua capacità di descrivere il tormento di un uomo e di riuscire a calarti negli interstizi della mente di un personaggio distante anni luce da te. Ti faccio i miei complimenti.

    1. Grazie!❤ Fin’ora ho trattato un punto di vista femminile, quindi ero “facilitata” se così posso dire. Mi fa molto piacere sapere di essere riuscita a delineare bene anche un punto di vista maschile ❤

  4. “Ora che non c’era suo padre non faceva più gli occhietti dolci ma uno sguardo che riusciva a tagliare la mia anima e farla bruciare”
    Stai tratteggiando un personaggio dalla doppia anima, dolce e spietata, ingenua e consapevole. Quel genere di personalità capace di far naufragare anche un vecchio lupo di mare