
L’Esiliato
Le torri si stagliavano contro il sole cocente di metà primavera nella vallata, o, almeno, in quella che molti secoli prima era, probabilmente, considerata una vallata.
L’uomo si chiedeva perché avesse deciso di passare per quella strada, pur sapendo che si sarebbe trovato in quella situazione e che non avrebbe mai potuto trovare riparo dal clima ostile all’interno delle alte torri di sabbia.
Se solo gli amministratori non fossero così pazzi…
Pensò l’uomo mentre scrutava le torri con il suo cannocchiale da sotto il tessuto refrigerante.
A quest’ora sarei al fresco a sorseggiare acqua cristallina senza perdere nemmeno una goccia di sudore.
Osservava quegli enormi colossi di sabbia gialla arancione: erano una decina con pochi metri di vuoto a separarli uno dall’altro, di quando in quando un piccolo ponte coperto collegava i vari edifici disposti a formare un cerchio. Ognuno di essi era costellato da centinaia di piccoli forellini, che dovevano essere le finestre delle varie stanze, e in cima si potevano intravedere i tendaggi delle capanne colorate del mercato coperto.
Questa notte sarà un vero spettacolo da osservare, anche perché non ci sarà la luna. Rifletté.
Nonostante il calore, anomalo anche per clima, il vecchio riuscì a farsi passare la giornata, per lo più raccogliendo la poca condensa e controllando le razioni di cibo. Si fece sera e anche se sapeva che l’essere individuato dalle sentinelle potava essere un bel rischio, decise di spostarsi per poter osservare meglio le torri durante la notte.
Trovò un altro riparo dietro una grande roccia incastonata in una duna abbastanza alta da permettergli una buona visuale, fortunatamente la roccia era parzialmente ricoperta da un duro strato di sabbia che gli permise di scavare un poco, creando un rifugio perfetto anche per non essere individuato. Riuscì a ricavare un piccolo foro nello strato di sabbia più spessa che gli permise di vedere fuori, ciò che si trovò ad osservare lo lasciò senza fiato.
Quelle che poche ore prima erano alte torri gialle adesso erano sparite, se non sapevi dove guardare, certamente non le avresti viste e saresti facilmente finito addosso alle sentinelle e, di conseguenza, nelle loro celle per gli interrogatori. Il solo pensiero di quel posto gli diede un brivido che lo percorse dalla punta dell’alluce fino a sotto il cuoio capelluto. Dalle piccole finestre usciva la fioca luce delle candele a combustibile riciclato che, viste da quella distanza, le rendeva uguali a delle piccole costellazioni.
Non sapeva se lo estasiava di più il fatto che le torri potessero rendersi assolutamente invisibili all’occhio degli sconosciuti, o il modo in cui l’essere umano era riuscito a trovare la maniera di ottenere questo risultato rimanendo sempre fedele al giuramento del rispetto stipulato ere fa.
Probabilmente è per questo motivo che gli estranei non sono ben accetti all’interno delle torri, anche i commercianti fanno molta fatica ad ottenere il permesso e comunque non hanno mai accesso alle stanze più interne. Pensò.
L’essere umano ha di certo imparato molto negli ultimi secoli, ma certamente la condivisione non è una qualità che siamo predisposti ad accettare, soprattutto se siamo noi quelli con la cosa che gli altri vorrebbero.
L’uomo sospirò : «Non impareremo mai.»
Poi un minuscolo, quasi impercettibile movimento attirò la sua attenzione verso una delle finestrelle.
Aggiustò le impostazioni del suo cannocchiale così da poter vedere meglio e più nel dettaglio, ringraziando sé stesso dell’ottimo acquisto nonostante l’ingente somma di denaro che aveva dovuto spenderci. Notò che ad una delle finestrelle era spuntata una specie di grande davanzale sospeso sul vuoto e assicurato alla parete della torre da spesse corde, su questo strano ripiano era seduto un bambino che lasciava dondolare le gambette quasi come se fosse su un’altalena. Pensare a quanto in alto si trovasse quel bambino lo fece nuovamente rabbrividire, non era una persona che amava le altezze, figuriamoci poi l’essere sospeso ciondolante nel vuoto, assicurato solo da due corde incassate nella sabbia!
Deglutì e continuò ad osservare il piccolo umano.
Sembrava pensieroso, come se avesse un segreto che non voleva svelare a nessuno o che forse sentiva di non poter svelare a nessuno. Guardava il cielo e sospirava: aveva una camicia azzurrina, palesemente troppo grande per la sua età, dei pantaloni gialli come la sabbia delle torri e i piedi scalzi.
Mi sembra giusto, pensa se ti cadesse una scarpa da quella altezza: recuperarla sarebbe certamente complicato! Rifletté l’uomo.
Qualcosa all’interno della stanza sembrò attirare l’attenzione del bambino, che parve rispondere a una chiamata; quindi, si mise in piedi e saltò nuovamente dentro la finestra per poi ritirare dentro la pedana e chiudere le imposte.
In quel momento il solitario osservatore ripose il cannocchiale.
Noi, al di fuori delle torri, vogliamo sapere cosa nascondono perché da qui sembra tutto migliore della nostra situazione; non pensiamo mai che, magari, alcuni di quelli che vivono lì dentro, vorrebbero uscire fuori e vedere come viviamo noi.
Eh sì, perché se sei nato nelle torri, muori nelle torri. Si possono contare sulle dita di due mani le persone che hanno deciso di abbandonare le torri e stai pur certo che nessuno, alla fine, sia stato completamente felice di averlo. Chi è il pazzo che lascerebbe un luogo sicuro e piacevole, dove non manca nulla, ma proprio nulla, per vivere felicemente? Chi è lo stolto che lascerebbe di sua sponte una fonte certa di cibo e di acqua, un tetto sopra la testa sempre assicurato, insomma una vita agiata per l’ignoto?
«Già, chi sarebbe il pazzo…» sospirò lasciandosi andare al sonno.
Il mattino seguente lo svegliarono i suoni provenienti da una carovana di mercanti in uscita dalle torri e diretta verso la sua postazione. Ne riconobbe i paramenti e decise che avrebbe percorso l’ultima parte del suo viaggio in compagnia di qualche amico, così magari si sarebbe scrollato di dosso quella sensazione di malinconia. Quando la carovana fu abbastanza vicina, l’uomo uscì dal suo nascondiglio e si incamminò verso la parte centrale della fila di carretti a carrozze, diretto verso uno in particolare che gli sembrava familiare.
«Guarda un po’ che topo saltellante spunta dalla sabbia!» Esclamò un uomo alto e robusto.
«Uno che nonostante tutto non riesce ad abbandonare il proprio passato.» Rispose l’osservatore.
«Non pensavo che ti avrei trovato qui, mi fa piacere Ben.»
«Io invece sapevo che in questo periodo dell’anno saresti passato da queste parti Koll; quindi, ho deciso di passare e aspettare di vedere se ti avrei trovato con la carovana.»
Si diedero qualche pacca sulla schiena e dopo i classici convenevoli, il mercante di ferro Koll si fece serio e disse:
«Ho visto tuo nipote ieri e anche tuo figlio, stanno bene.»
Ben lo osservò in silenzio per un istante, poi sorrise e rispose:
«Grazie, ho visto il bambino ieri sera era sulla finestra ad osservare il cielo.»
«Tuo figlio dice che ti assomiglia troppo, credo che tu gli manchi Ben.»
Ben rise.
«Lo so e loro mancano a me, ma sai le regole delle torri: o sei dentro o non sei mai esistito e io non potevo fare finta che la madre di mio figlio non fosse mai esistita. Loro se la sanno cavare, posso già essere felice per il fatto che almeno non mi portino troppo risentimento!»
«Già.» Commentò Koll «A proposito, hai novità nella ricerca? Io ho provato a fare qualche domanda nei vari mercati, ma nessuno sa mai dirmi nulla.»
«Più o meno, ho seguito la sua pista fino alle pendici della Grande Cresta, ma poi nessuno ha saputo dirmi più nulla. Credo infatti che prossimamente mi addentrerò tra le montagne se non riuscirò a trovare nessuna nuova pista.»
Si interruppe improvvisamente sentendosi osservato
«Ma adesso basta parlare del passato Koll! Parlami di te e delle tue avventure da mercante, gli affari vanno bene?» Disse Ben a voce piuttosto alta.
Koll lo guardò stranito, ma non si fece troppe domande ed inizio a parlare dell’andamento del mercato del ferro e la sensazione spiacevole di Ben pian piano sparì.
La carovana viaggiava tranquilla, addentrandosi sempre di più nel deserto e, a poco, a poco, anche le immense e magnifiche torri di sabbia, divennero solamente dei ricordi persi nell’orizzonte lontano.
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Fantasy
Molto bello questo racconto, mi è venuta in mente un’ambientazione arabeggiante
Grazie! Sono felice che ti abbia fatto venire in mente quel tipo di ambientazione, era proprio l’idea di base 🙂