
L’esilio
Serie: Ritrovarsi
- Episodio 1: Anni dopo
- Episodio 2: Delusione amorosa
- Episodio 3: Alle corde
- Episodio 4: L’esilio
- Episodio 5: Ritrovare un amico
- Episodio 6: La teoria dello schianto controllato
- Episodio 7: Più forti insieme
- Episodio 8: Un incontro importante
- Episodio 9: Attraversare una soglia
- Episodio 10: Un nuovo inizio
- Episodio 1: Lo Splendido
- Episodio 2: Nuove conoscenze
- Episodio 3: Un invito
- Episodio 4: Un nuovo amore
- Episodio 5: I giorni grandi
- Episodio 6: Il giorno grande
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Il cielo era grigio e la pioggia cadeva fittissima quando mi misi in macchina quel pomeriggio stesso. Mentre guidavo mi sentivo totalmente sbilanciato per non dover avvisare Simona della mia partenza, mi destabilizzava il pensiero che dopo tanti anni in cui avevamo condiviso piani quotidiani e idee a lungo termine, il mio viaggio non la riguardasse più.
Procedevo sulla strada veloce nella nebbia che si addensava a tratti e poi tornava rada, io acceleravo e mi sembrava che quella stessa nebbia salisse dentro il petto, tanto la solitudine mi pareva fredda e concreta dentro il piccolo abitacolo.
Poi arrivai a Pisa e al pensionato di Carlo e lui mi aspettava nell’atrio di ingresso. Scesi dalla macchina e ci guardammo incerti da lontano, ma poi sentii la nostra vecchia familiarità che tornava velocemente mentre ci avvicinavamo, e ci abbracciammo forte e a lungo, staccandoci a momenti per guardarci a vicenda e riallacciare un contatto che ci era sembrato perduto. Sentivo di uscire da un territorio inospitale e trovare un rifugio inaspettato, sentivo la nebbia che mi era salita dentro dissiparsi rapidamente.
Lo vidi sempre in forma, come quando era partito e facevamo sport insieme: i suoi capelli lisci e biondi non avevano perso luminosità anche se ora non erano più corti e dritti, ma scendevano e gli coprivano le orecchie, il suo sorriso aperto ed entusiasta non aveva perso luminosità, anche se ora qualche piccola ruga si formava intorno agli occhi.
Carlo mi chiese se avevo mangiato, e io scossi la testa: non mi ero mai fermato durante il viaggio e mi accorsi di avere una fame incredibile. Così mi disse di parcheggiare e poi ci dirigemmo a piedi verso un pub vicino al pensionato, pieno di gente e di calore. Ci sedemmo in fondo a una piccola saletta con i muri a volte e i mattoni a vista e ordinammo due birre e due hamburger.
Carlo mi chiese come andava e io gli raccontai un po’ di quello che era accaduto negli ultimi mesi con Simona, gli dissi anche della lettera e gli citai alcuni dei passi più duri che ricordavo perfettamente a memoria.
Dopo quel racconto rimanemmo in silenzio per qualche minuto e io sentii l’angoscia del ricordo di quello che era successo stringermi la gola in modo insopportabile.
Forse Carlo se ne accorse e mi domandò: “Come stai ora?”
Gli fui grato di avermi dato un’occasione per espellere quel sentimento che mi stava avvelenando e gli risposi: “Continuo a pensare a quanto Simona si sia sentita estranea da me e da tutto quello che amavo per tutti questi anni. Mi sembra così assurdo aver cercato di comprimere disperatamente il tempo per le cose che mi appassionavano con l’unico risultato di farmi detestare da lei. Mi sembra di avere qualche specie di guasto interno che mi ha impedito di accorgermi di uno sfasamento così enorme ”.
Un cameriere portò le birre e io cominciai a bere la mia a piccoli sorsi.
Al terzo sorso di birra chiesi a Carlo: “Secondo te è vero che sono egoista? Che sono così insensibile da trascurare una persona che mi era vicina come Simona? Tanto da essere così cinico da ignorarla per anni?”
Carlo mi guardò, nel pub pieno di voci e movimenti, e sembrò cercare di trasformare in parole dei pensieri che faticava a rendere definiti .
Poi disse: “Non lo so. È vero che certe volte tu sembri come da un’altra parte, assorto in pensieri distanti, in mondi in cui gli altri non possono entrare”.
Poi continuò: “Posso capire che una come Simona, che ha così bisogno di essere rassicurata su tutto, si senta sempre precaria con uno come te. Però non credo che sia un comportamento che si può pensare di correggere, è qualcosa che hai dentro, qualcosa che ti definisce più di qualsiasi altra. Nel nostro caso è questo che ci ha legati all’inizio: il fatto che stare insieme a te mi apriva le porte di una grande varietà di mondi, di attività, di interessi. La tua continua curiosità mi ha permesso di coinvolgerti nella mia passione per il volo: con altri, meno curiosi, meno vivaci, questo non accadeva”.
Io annuii, confortato da quello che diceva.
“E’ vero, io non ho mai fatto calcoli o preso decisioni su cosa dovessi fare, semplicemente non riesco a fare a meno di scorgere ovunque segni che mi interessano e poi seguirli come se fossero una traccia che mi porta sempre più avanti. E poi molte di queste diventano passioni che mi alimentano e al tempo stesso mi divorano. All’inizio è vero che avrei voluto tenere tutto questo per me e non farci entrare Simona, ma poi dopo tante discussioni, dopo la paura di perderla ero cambiato e volevo coinvolgerla il più possibile”.
“E non ci sei riuscito?”, chiese lui dopo aver bevuto un sorso dal grosso bicchiere davanti a lui.
“Mai del tutto. Era sempre terribilmente difficile affrontare le inclinazioni altalenanti di Simona, era sempre incredibilmente complicato tenere tutto insieme. Riuscire a stare con lei e non rinunciare a tutto quello che mi appassionava. In certi periodi buoni quasi pensavo di poterci riuscire, quasi credevo che anche a lei piacesse ciò che piaceva a me, ma poi bastava un momento di cattivo umore e saltava tutto e io dovevo ricominciare tutto daccapo”.
“Ma allora perché hai insistito tutti questi anni?”
Bevvi un altro sorso e feci una pausa per la fatica che provavo a esprimere quello che avevo dentro, che era nato in quei tanti giorni di solitudine.
“Perché non riuscivo neanche a pensare di stare senza di lei. Per tanti anni pensavo che questa fosse la prova che l’amavo, ma ho riflettuto tanto nelle ultime settimane e ho capito che non era vero”.
“Ma allora cos’era che vi teneva legati?”
“Credo che tutti e due pensavamo fosse l’amore, ma invece erano solo una serie di fatti e situazioni che si mischiavano all’amore o che gli assomigliavano. Situazioni che ci sono quando c’è l’amore, ma anche quando non c’è e questo crea una nebbia costante e diffusa che rende difficile distinguere bene i contorni mentre ci sei dentro”.
“È vero”, disse Carlo guardandomi a lungo, come se i miei ragionamenti gli stessero facendo capire cose che intuiva, come accadeva nelle nostre infinite chiacchierate di anni prima.
Poi continuò: “Ci sono mille legami e più dura una storia e più se ne creano. I ricordi di momenti belli o semplicemente significativi vissuti insieme che si accumulano e creano un passato comune che solo per esistere ti legano sempre di più”.
“Proprio così, e poi ce ne sono altri. La possibilità di condividere tutte le piccole decisioni e i grandi programmi e che pian piano creano un legame che diventa sempre più resistente. E poi c’è l’attrazione, c’è l’intimità, c’è la gelosia e c’è la paura di perderla. Se non succede qualche disastro dall’esterno, è impossibile spezzare tutto questo, è troppo faticoso e provoca troppo dolore farlo e allora si pensa che ciò significhi che un legame così forte non possa che essere amore, ma non è così. O perlomeno non sempre”.
Feci un’altra pausa e poi continuai.
“E continuo a chiedermi se deve essere sempre così. Se sia impossibile non finire in questo territorio pieno di miraggi e di illusioni”.
“Non lo so” disse Carlo in un tono triste. “Forse è impossibile che due persone riescano a essere abbastanza vicine da condividere davvero le cose importanti, ma anche abbastanza diverse da attrarsi”.
“In certi momenti nelle ultime settimane l’ho pensato anch’io, ma spero sempre che ci sia una via, che esista una donna che ami quello che amo io, o che comunque ammiri il modo in cui io amo le cose e che non faccia in modo che tutta questa passione diventi un ostacolo fra noi”.
Mi guardai intorno e vidi il pub affollato di persone, sentii le tante risate e le parole che si spandevano tutto intorno e sentii che il mio umore era molto migliorato per la compagnia e il conforto di Carlo e per il fatto che mi avesse compreso così bene. Dopo aver tirato fuori i pensieri che avevo dentro da tante settimane, sentii che i nodi dentro di me diventavano meno aggrovigliati, mi parve che le tensioni che mi bloccavano cominciavano ad allentarsi. Mi sembrò di aver compreso che tutto quello che era accaduto non fosse colpa né mia né di Simona, ma l’unico esito possibile del muoversi con pochissima visibilità su un terreno difficile e scomodo, pieno di insidie e trappole, senza nessuna mappa, senza nessun aiuto o indicazione dall’esterno.
Serie: Ritrovarsi
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- Episodio 2: Delusione amorosa
- Episodio 3: Alle corde
- Episodio 4: L’esilio
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