Lettera a Babbo Natale

Serie: Di sicuro non è un libro


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Dio, vita, carne, e il sogno?

Se sono qui un motivo ci sarà. Caro Babbo Natale ormai sei tornato su al Nord, nel tuo paese così sereno. E noi siamo rimasti qua. Io come tutti. I Nuovi arrivano come la neve d’inverno, lì dove riposi tu.

Passano veloci e nel raccontarli mi sento un po’ come Lorenzo che parla di quella giovinezza che fugge tutta via; lettore non confondere come sempre la nostalgia con la paranoia, credo di avertelo detto di provare tutte le emozioni.

Ti avevo lasciato con una canzone, che dice:

“…il tempo è andato, la canzone finita, anche se avrei altro da dire.”

Il tempo è andato, e non sai quanto velocemente. Riprendo il mio scritto dopo un anno intero di vita normale e, sinceramente, è la realizzazione di un desiderio. Dopo tanto tempo ritrovo la mia dolce serenità, anche se forzata e consegnata da Maria. Ma non ho mai detto che Maria non provoca un po’ di serenità in più, quindi me la godo, cosciente di essere proprio figlio della mia generazione, o figlio di chissà quanti scrittori. Vita breve è stata questa di questo tempo. Sobbalzi, schizzi, strappi, spintoni, neanche a parlarne. Tanto blu calmo nuotato a braccia delfino, con la vita sotto, ogni tanto a tornar su per brevi soffi di tranquillità o respiri di eccitazione e divertimento. Non nuotate calme con il sole sul capo, ma tanta immersione, in mezzo ai pesci che non tirano su la testa. L’ università si è mossa a gattoni, non è riuscita a partir via dalla mia vita, anzi è rimasta attaccata a me come un filo, e sono diventato uno Yo-Yo che impazzisce perché non cada a terra. Altro filo, il mio lavoro. Sono diventato il responsabile dell’ufficio report informatici aziendali di una società di trasporti siciliana. Cazzo! Pagassero le persone in rapporto alla lunghezza della loro mansione, io sarei ricco. Quindi ricopri una mansione importante ? Si lo so che te lo chiedi. Risposta. Non lo so. Non so cosa voglia dire essere importanti per un’azienda, non ho mai avuto un’azienda, mah! Me lo spiegheranno un giorno. Detto ciò, guadagno una miseria. Non ho mai guadagnato così poco in vita mia. Solo che, prima ero un precario di nome, avendo avuto solo contratti a termine; ora, sento di esserlo dentro, anche se, avendo un contratto a tempo indeterminato, non sono più un precario per definizione. Ma gli alti dirigenti della mia azienda dicono che devo crescere, e che se mi impegno, farò strada!!! Cos’è? La promessa della mamma a un bambino dispettoso? Si, immagina! «Alessandro, se fai i compitini, dopo, ti do una merendina.» Identico. Ridicolo.

Ma le cose sono così, sento dire! «Nuovo sarà un anno di crisi!». «Nuovo sarà un anno molto difficile.» «Nel Nuovo aumenterà la disoccupazione.» «Il Pil nel Nuovo crescerà dello…Ehm! Scusate!…si attesterà a meno zero nove percento.» «Gli italiani devono mantenere la loro fiducia». «Dobbiamo sederci ad un tavolo e affrontare i problemi economici che affliggono l’Italia!». «L’opposizione non fa altro che criticare quel poco che il governo è riuscito a fare!» E altre milioni di frasi che avrai sentito nei vari telegiornali.

Quindi è questo l’andazzo. Siamo in piena crisi dicono. E Io penso, rifletto.

Facciamo due conti. Devo ancora laurearmi, faccio un lavoro noioso, malpagato, vengo sfruttato legislativamente parlando, la mia azienda ha perso il cinquanta per cento delle spedizioni da quando mi sono inserito, i miei non possono concedere una mano. Cazzo! Io sono crisi!!! Date le circostanze, dovrei spararmi!

Ma non c’è nessuno che conta la mia felicità o quella del mondo.

Penso a me stesso e credo in quello che vedo, e in colui che non vedo. Lo sento vicino, perché comunque, non ho perso niente di me. Lotta continua e silenziosa. Piccola frase retorica: il mondo è una giungla. E io cerco di guadagnarmi le mie prede come sempre. Natale è appena passato, le feste ci tengono tutti incollati al tempo libero, e non stiamo certo lì a fare riflessioni religiose o sulla pace nel mondo. 

Purtroppo!

Continua...

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