
Lettera dal Vescovo
Serie: La casa dei Veltz
- Episodio 1: Lettera dal Vescovo: il sangue di Alger
- Episodio 2: Alger in Francia
- Episodio 3: Lettera dal Vescovo
- Episodio 4: La cantina chiusa
- Episodio 5: Accoltellamento
- Episodio 6: Lione
- Episodio 7: Soggiorno?
STAGIONE 1
A sua Altezza granducale la Signora BaddFragor, 1754.
Ho ricevuto la Vostra lettera stamane, all’alzarsi del sole, e mi avete trovato nei migliori spiriti, in quanto ero assieme ai miei confratelli in cella.
Con il consiglio del mio fidato John, e la volontà dell’Altissimo e dell’Immacolata Signora, ho portato avanti delle ricerche per voi, in buona fede. Spero che pure Voi siate nel giusto.
Vi dico, mi sono sorpreso quando ho letto la Vostra lettera, piena di sbavature, errori, una grafia che tradiva un animo irrequieto, e tutto ciò non è tipico di Vostra Signoria: mi ha disarmato ciò che ho letto, sono stato travolto dalla violenza delle immagini che avete descritto e dalla azioni del Vostro diabolico ospite. Signora, confesso che non mi è bastata una lettura e rilettura della carta per capire cosa vi era scritto. Non mi dilungherò ulteriormente sulle mie riflessioni perché sono certo Voi siate già abbastanza stravolta.
Ho passato in rassegna tutti i tomi e i libri fra gli scaffali, e il mio apprendista William ha ispezionato tutti i necrologi, facendo cura di non violare la santità dei morti; ciò che ne abbiamo tratto è che non è mai esistito alcun signore Veltz nell’Inghilterra fino a due secoli fa, quando un Erwin Veltz, mercante in itinere che si era imbarcato dalle Fiandre per venire a Londra, dove avrebbe fatto merce di servi dei Turchi sotto la protezione e la garanzia di un Signore Veneziano. Ho trovato che tale Erwin non discendeva direttamente da Adalgund Veltz, ma da un ramo sanguigno minore, fra un marchese francese e una delle eredi di Adalgund. Preso come schiavo dopo la santa battaglia di Lepanto, il Veltz fu riacquistato dal suo benefattore veneziano e dopo avrebbe lavorato come liberto mercante, riottenendo la libertà dopo molti anni di servizio. Tale opera però non gli fece riavere i suoi onori di sangue, perché i suoi famigliari cadetti non lo riaccettarono, mentre si rivelò grazioso Wilhem Veltz, l’erede più giovane in linea con Adalgund: il ragazzo, neanche ventenne, riprese sotto la sua egida Erwin. Epperò, tale bontà non si accorderebbe con ciò che Wilhem fece successivamente, quando un paio di anni dopo aver riaccolto Erwin nel proprio palazzo, fece torturare e mutilare mortalmente il suo ospite. Vi dico già ora, questa famiglia, i Veltz, sembra che abbiano nella loro natura, nel loro sangue qualcosa di diabolico o di mostruoso. Ho contato quanti di loro, da due secoli addietro fino ai nostri giorni, si sono mostrati indegni dell’aggettivo buono o dell’appellativo grazioso, e con la mia incredulità ho registrato che circa la metà di loro, equamente donne e uomini, si sono macchiati di atrocità e azioni indicibili. Con ironia fra i denti e pugno stretto per l’indignazione, posso dire il sangue versato per mano di metà dei Veltz è bastevole a riempire il mare del Sinai, una volta svuotatolo dell’acqua.
Wilhem Veltz commise atrocità nascoste a lungo da vescovi e prelati a lui vicini o per denaro o per missive rosse, e ci volle un secolo per scavare a fondo nella sua fossa e rivelare il tanfo che ne pervade le ossa e l’animo, e solo una volta che aprirono la sua tomba, nella cripta familiare, scoprirono un taccuino di proprietà del defunto. Vi era una storia della sua vita, ricca dei dettagli più disumani. Non turberò le orecchie Vostre con ciò che vi lessi, specialmente per rispetto del vostro sesso e dei vostri nervi logorati.
Unico figlio di Wilehm che visse anche dopo la morte del padre, Gertrund, il quale però ebbe vita difficile perché morì per peste all’età di ventitrè anni. Sa solo il Signore perché Getrund Veltz ebbe quattro figli: due gemelli, un figlio e infine una figliola. Mi chiedo il perché di tutta questa fertilità nei piani celesti, se niuno di quei quattro commise mai una buona e grande azione. Non furono maligni al completo, perché uno dei gemelli e il terzo figlio fecero il male a loro stessi: l’uno accidioso, l’altro morto volontario, Vedete, dunque, che due dei quattro si bagnarono del loro sangue o delle loro demenze, mentre furono gli altri due a ingrondare il mondo di sangue.
L’una Fiona, e il secondo gemello Hilder. Blasfemi entrambi, consumati da un rapporto d’amore l’uno per l’altra, e viceversa, condannati e scomunicati: ciononostante, sopravvissero fino a tarda età, comandando come vollero il loro territorio, senza mai riscuotere ribellioni, ma solo il denaro dei loro villani. Arsero vive persone che furono trovate colpevoli di non pagare le esazioni, e nemmeno le contee e i principi mai provarono a ostacolare le azioni dei due Veltz, noti in tutta l’Ungheria per la loro crudeltà, ancora più infami dei Metzgerstein. Non bastò un nero omicidio architettato ai danni di un principe per spingere gli altri baroni e signori a troncare le vite dei due odiosi eredi, e il loro dominio fu incontrastato perché il cognome Veltz era già legato a una fama ben chiara. Già altri avevano provato a soppiantare questa famiglia, ma gli avi di Fiona e Hilder si ribellarono con la ferocia della serpe che sta sotto il piede di un cacciatore. Hanno morso e addentato, ucciso e torturato, ustionato e distrutto. Mai avrei creduto che qualcuno potesse fare così tanto grazie al demone che dà tutta la sua maligna forza al fedele e dannato servo.
Ma vi ho detto anche che non tutti i Veltz furono così mostruosi, e che circa metà di loro invece cercarono di essere pienamente nella corretta via. Dopo la salvifica morte dei due ultimi eredi di Gertrund Veltz, venne il regno pacifico e saggio di Gisela, la quale governò per quindici anni, finché suo fratello minore non poté legalmente governare sul territorio. Comandò la ricostruzione degli edifici che erano stati rotti per volontà dei suoi predecessori; ridiede ai vari principi e alle famiglie ciò che fu tolto ai loro avi. Non si sposò mai, per conservare la castità, modello per molte donne della sua corte e dell’Ungheria, e si occupò personalmente della educazione del fratellino minore, nella speranza di modellarlo su principi migliori di quelli che avevano dominato gli altri Veltz. Gisela divenne Signora all’età di diciassette anni, e a trentadue lasciò giustamente il potere al fratello minore, ma questo passaggio non le impedì di mantenere una certa influenza sulle scelte politiche ed economiche, e così potremmo dire che complessivamente i due governarono assieme, soprattutto grazie alla scelta del fratello di affidarsi a una famigliare così lungimirante e cauta nei suoi doveri. A dispetto della sorella, però, il giovane baronetto era desideroso di espandere i limiti della loro contea, e trovò il pretesto in una lotta per la successione a una landa rimasta priva di signori. Il ragazzo, educato sia agli studi che alle arti della cavalleria e della lotta, ebbe buona ragione a pensare che avrebbe vinto facilmente in un duello, indipendentemente dalla natura dello scontro, sia di mente o di fisico. Egli fece preparare una piccola palizzata con le giuste precauzioni, e ivi vi fece gareggiare i vari contendenti. Il premio: ogni drappello di quel territorio, e anche cento marchi d’oro. Da quanto ho letto, lo scontro si estese temporalmente per una settimana, e fu paragonato per fasti e grandezza al torneo de Ashby de la Zouche, per quanto fossero ridotti i partecipanti e poche le voci che ne parlarono. Che sia vero o meno quello che ho letto circa la popolarità non ce ne importa, in quanto la mia attenzione si era fissata su ciò che era successo al giovane Veltz.
Il primo giorno combatterono i nobili di Turingia e quelli di Sassonia, fu poi la volta di Brandeburgo e Berlino ( il che equivale a dire che nobili brandeburghesi combatterono fra di loro). Il secondo giorno l’Assia contro la Baviera. Il terzo giorno, quando oramai erano arrivati tutti gli invitati, combatterono Viennesi contro i Boemi. Il quarto giorno, ed ultimo, furono gli ungheresi e gli svevi a combattere. Vi confesso che non ho ancora capito secondo quale logica furono stilate le liste dei combattenti, se non che l’ultimo giorno i protagonisti della scena erano i nobili della nazione ospitante e i nobili antichi dell’Impero.
I duelli furono o a cavallo o a piedi, con armi scelte dai combattenti da una ampia rastrelliera, e fortunatamente nessuno dei confronti si concluse con la morte di qualcheduno. Di tutti i sassoni, solo un quarto vinse contro i rispettivi nemici, i Brandeburghesi sconfissero la metà dei Berlinesi, gli assiani furono completamente sbaragliati dai bavaresi. Taglierò un poco di cose in quanto non voglio annoiarvi a lungo con cose del genere.
Per farla breve, il giovane Veltz vinse ( se fosse stato altrimenti non mi sarei messo a scrivermi tutto questo), e con la sua vittoria i Veltz ottenevano un nuovo dominio, sebbene questo tratto di terra fosse lontano dai loro possedimenti maggiori. Gisela insistette che il territorio venisse scambiato per uno più vicino ai loro, ma il fratello preferì per una volta far di conto proprio, così mantenne il suo premio.
(Continua successivamente)
Serie: La casa dei Veltz
- Episodio 1: Lettera dal Vescovo: il sangue di Alger
- Episodio 2: Alger in Francia
- Episodio 3: Lettera dal Vescovo
- Episodio 4: La cantina chiusa
- Episodio 5: Accoltellamento
- Episodio 6: Lione
- Episodio 7: Soggiorno?
Una biografia davvero molto interessante molto ben resa nelle parole e nei concetti.
Molto bella la parte in cui parli del torneo e quella in cui ti soffermi a descrivere le vicissitudini dei figli di Gertrude.
“il sangue versato per mano di metà dei Veltz è bastevole a riempire il mare del Sinai, una volta svuotatolo dell’acqua.”
Un’immagine fortissima, impetuosa direi, ma incredibilmente evocativa.
La cosa divertente, passatemi il termine, è che questo potrebbe essere tranquillamente la biografia di una qualsiasi casata nobiliare dei vecchi tempi.