LICANCABUR

Serie: MATHIAS


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Mathias conduce una vita piatta e inutile fino a quando riuscirà a trovarne il senso

Mi gira forte la testa, sono stordito dall’alcol. Un misto di piacere e nausea. Guardo le ragazze che ballano e che sembrano veramente belle. Una mostra le sue cosce dure, è bionda come piace a me. Sono poche le bionde da queste parti, merce rara. Mi avvicino a fatica e le chiedo se vuole ballare un po’. Mi urla in faccia che sono ubriaco e che puzzo e mi scansa. Cerco di metterle le mani sulle cosce, vorrei tanto toccarle, ma lei mi spinge e io perdo l’equilibrio e cado. Mi calmo, meglio non insistere e non attirare troppo l’attenzione.

Mi sento molto vulnerabile e non sono sicuro che saprei difendermi in una rissa. Allora torno a sedermi e appoggio un po’ la testa sul tavolo. Forse potrei provare a dormire in attesa dell’autobus. Vorrei tanto tornare a casa, ma adesso ho solo bisogno di riposare e anche di vomitare.

Vomito sul pavimento e sulle mie scarpe.

Mi buttano fuori, mi insultano e mi prendono anche a calci, campesino de mierda (1) .

Provo dolore a un fianco, forse hanno esagerato con me. Poi, finalmente si calmano e sento le voci che si allontanano e la porta del locale che sbatte.

Sono solo, la faccia a terra. La annuso e provo quasi piacere. Ho voglia di dormire, ma arriva il freddo che mi si infila di nuovo nelle ossa. Mi rannicchio un po’ e penso ancora a mia madre e a quanto io sia stupido e un peso per lei.

Non so quanto tempo passa, poi finalmente qualcuno appoggia una coperta su di me e mi parla in maniera gentile. Non capisco le sue parole ma non importa. Mi accarezzano e sembra che siano più di due mani. Potrei anche sognare, se non percepissi veramente il calore della coperta che mi avvolge.

Mi aiutano ad alzarmi e mi spingono in una macchina. Li lascio fare perché così sto finalmente bene e anche perché non sarei comunque in grado di reagire. Sento le loro voci, sembrano tranquille, ma non le comprendo. Forse non parlano la mia lingua. Poi qualcuno mi accarezza ancora e infine mi stringe un po’ la faccia spingendomi su naso e bocca qualcosa di morbido. Allora finalmente mi addormento.

“En los tiempos en que los volcanes hablaban, bailaban y luchaban, el Licancabur, señor invicto que reinaba sobre el desierto de Atacama desde sus 6.000 metros de altura, se encaprichó con Quimal, la montaña que se levantaba a su lado, y decidió hacerla suya. El Jurique, otro volcán que también la amaba, trató de robársela, pero el Licancabur no lo tomó nada bien, y le cortó de cuajo la cabeza. Quimal, asustada por tanta violencia, se escapó y atravesó todo el desierto de sal para ponerse afuera del alcance de las garras de su feroz pretendiente.

Esto pasaba en esos tiempos legendarios y el relato se trasmitía de generación en generación. Hoy el Licancabur, protector del desierto y de San Pedro de Atacama, sigue reinando sobre sus dominios con su perfil perfecto: una presencia ineludible, un imán para toda mirada. Pero Quimal, su amada, aún lo mira con hastío desde la otra orilla del desierto, a 120 kilómetros de distancia, mientras la cima trunca del Jurique es un eterno testimonio de su crueldad”.                                                                                                                                             10/09/2011 22:44 Clarín.com Suplementos Viajes Actualizado al 08/12/2016 21:07

“Nei giorni in cui i vulcani parlavano, ballavano e combattevano, il Licancabur, signore invincibile che regnava sul deserto di Atacama dall’alto dei suoi 6.000 metri, si invaghì di Quimal, la montagna che si ergeva accanto a lui, e decise di farla sua. Jurique, un altro vulcano che la amava a sua volta, cercò di rapirla, ma il Licancabur non la prese affatto bene e gli mozzò la testa. Quimal, spaventata da tanta violenza, fuggì e attraversò l’intero deserto di sale per sottrarsi alle grinfie del suo feroce corteggiatore.

Ciò accadde in quei tempi leggendari e la storia fu tramandata di generazione in generazione. Oggi il Licancabur, protettore del deserto e di San Pedro de Atacama, regna ancora sui suoi domini con il suo profilo perfetto: presenza ineludibile, una calamita per lo sguardo. Quimal, la sua amata, lo osserva ancora con disgusto dall’altra parte del deserto, a 120 chilometri di distanza, mentre la vetta mozzata del Jurique testimonia in eterno la sua crudeltà”.                                       (traduzione dell’autrice)




Mathias giace su una portantina e molte persone si accalcano intorno a lui, si spintonano, sembrano eccitate. Lui è molto spaventato e vorrebbe gridare, ma il dolore che prova è troppo intenso e i suoni che escono a malapena dalla sua bocca non sono articolati. Gli hanno tagliato la lingua e il sapore del sangue lo fa vomitare tante e tante volte, fino a quando nel suo stomaco non resta più nulla tranne i succhi che salgono nella gola con strappi forti e ridiscendono nuovamente quando lui non riesce a piegare la testa a lato.

Gli hanno legato mani e piedi ai quattro angoli della portantina. Il suo corpo è nudo e il freddo che prova è intenso. Non può smettere di tremare.

L’aria rarefatta tipica delle altitudini andine gli impedisce un respiro regolare.

Riesce a fatica a sollevare la testa e vede che lo hanno dipinto di colori vivaci, arancio come la terra, giallo come il sole, blu come l’acqua della laguna, marrone come il vulcano che si erge maestoso illuminato poco dai primi raggi del sole che sorge.

Se la situazione fosse diversa, forse Mathias riuscirebbe persino ad apprezzare l’opera d’arte in cui qualcuno lo ha trasformato.

Lo obbligano ad ingerire una poltiglia amara e verde e finalmente si calma. Sente i muscoli rilassarsi e si abbandona al dondolio della portantina, si calma anche il dolore. I suoi occhi osservano e cercano di capire cosa sta attorno, ma non è semplice perché la luce del sole non è ancora sufficiente.

Tuttavia, Mathias nota che sono molti coloro che lo circondano e ancora una volta si chiede cosa essi dicano o che lingua stiano parlando. I loro volti sono poco riconoscibili perché molti di loro portano strani copricapi che li oscurano quasi totalmente. Poi, si alza un canto femminile, una voce molto bella e intonata. Altre voci la seguono e i canti si alternano a strane litanie e a balli per un tempo che Mathias non riesce a calcolare.

Finalmente lo posano su una specie di piattaforma, all’altezza di circa un metro dal terreno. Qualcuno, un uomo, gli si avvicina a un orecchio e gli sussurra in spagnolo “sei sul tetto del mondo, sei un prescelto”. Mathias gli sorride con gratitudine per essersi rivolto a lui nella sua lingua, quella lingua che suona così dolce “estas en la cumbre del mundo, eres un elegido”.

Lo accarezza e con delicatezza scava con le sue dita e gli toglie gli occhi. L’ultima cosa che Mathias vede è il sole che sorge, poi più nulla “Ahora mira con los ojos del corazon y habla con la lengua de los apus” (2).

Con un taglio netto gli apre la pancia e dentro ci mette lingua e occhi. Mathias non sente quasi più dolore e, non lo sa, ma prova gratitudine quando qualcuno lo colpisce forte alla testa. Forse in quel momento si sente veramente un prescelto, importante e utile finalmente a qualcosa.

Le preghiere e i canti si alzano, forti. Il Licancabur è grato al suo popolo e rivolge uno sguardo fiero e superiore al suo rivale di sempre, Jurique dalla testa mozzata.

(1) contadino di merda

(2) Adesso guarda con gli occhi del cuore e parla con la lingua degli apus

Serie: MATHIAS


Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

  1. La sola cosa di cui mi sia dispiaciuto in questo racconto è il fatto di essere stato già a conoscenza del finale per averlo letto nella versione Director’s cut 🙂. Ciò nonostante mi ha regalato un brivido di piacere nella lettura, è davvero un’opera che merita di essere divulgata.

  2. Dopo aver letto entrambe le versioni della storia di Mathias, posso dirti che per mio gusto personale ho preferito la serie. La possibilità di dilungarsi ti ha permesso di presentarci un Mathias più completo, in grado di intrecciare un legame empatico con il lettore. Confesso che mi sarebbe piaciuto che l’alone di mistero trasparisse anche negli episodi precedenti, dando degli “indizi” sul tema del realismo magico su cui si basa il racconto. Leggendo le battute finali, al principio ho pensato che il ragazzo fosse stato aggredito da dei trafficanti d’organi; il rituale e la sua descrizione sono arrivati come un fulmine a ciel sereno e se questa era la tua intenzione è stata costruita alla perfezione. Bellissima la leggenda, che non conoscevo.

    1. Buongiorno Micol. La versione nella sua stesura originale è quella che io stessa preferisco. Mi sembrava però, che la divisione in tre parti avesse creato dispersione nella lettura e allora ho tentato una sorta di sunto per poter pubblicare il racconto stando sotto le 1500 parole. Devo dire che è stato molto faticoso, soprattutto emotivamente e l’aiuto di Roberto è stato prezioso. Per quanto riguarda la narrazione, ho volutamente seminato pochi indizi per poter arrivare a stupire il lettore con il colpo di scena finale. Diciamo che ho quasi “coccolato” il mio sfortunato amico per poi consegnarlo alla sua sorte. Le leggende attorno agli spiriti delle montagne della regione andina fra Argentina e Cile sono molte e tutte meravigliose e spaventose allo stesso tempo. Ancora oggi avvengono episodi circondati da mistero, che la gente del posto attribuisce loro. Io ne ho scelta una secondo me molto affascinante e mi ci sono buttata. In ogni caso, ti ringrazio molto per la doppia lettura e per le recensioni, che sono per me sempre preziosi suggerimenti fonte di spunto. A presto!

  3. Sono rimasto colpito dalla ferocia rituale del sacrificio umano. Mi ha ricordato il film di Mel Gibson “Apocalypto” ambientato alla fine della civiltà Maya. La scena è analoga, le vittime venivano legate su di un altare sacrificale in cima ad una piramide; il cuore, appena strappato dal petto, veniva immolato alla divinità e mostrato agli occhi terrorizzati della vittima per qualche istante, prima che il malcapitato venisse decapitato. Complimenti per la ricchezza dei dettagli e l’abilità nel descrivere un ambiente rude e ostile, molto lontano dal nostro piccolo mondo. Davvero una bella serier tra miti e leggende andine con un pizzico di horror finale,

    1. Per prima cosa grazie X aver letto. E poi per aver apprezzato. Quello che viene descritto nel film che citi tu e anche ciò che scrivo nel mio racconto è veramente legato alla realtà dei fatti che avvenivano in tempi passati e in quelle località. A me è piaciuto giocare un po’ e ambientare il racconto ai giorni nostri. Voglio provare nei prossimi giorni a pubblicare una ottima revisione del racconto fatta a quattro mani con Roberto Virdo’. Sono riuscita a riscrivere riducendo ad un unico episodio. Se ti va, mi darai un tuo parere. Grazie ancora

  4. Che dire! Sono sinceramente senza parole. Tengo molto al mio Mathias. Inizialmente avrei voluto diventasse protagonista di un romanzo, ma poi ha fatto tutto lui. Mi ha rivelato la parte più “viva” della sua vita, quella che veramente ha contribuito a trovarne il senso. Grazie Roberto perché le tue recensioni sono una pennellata di poesia

  5. Ho letto i tre episodi e mi appresto a commentare il tutto qui.

    Davvero bella questa visione di terra e fuoco. Molto, molto particolare e valida l’ispirazione, che ci porta in terre lontane, facendoci scrutare orizzonti nuovi e ascoltare idiomi non comuni.

    Questa commistione di parole, sensi e dolore ci stordisce un po’, tanto da farci immedesimare, in un modo inaspettatamente profondo, con il protagonista. Per il quale proviamo una sorta di ambivalente sentimento: è uno scansafatiche ma, come la madre, “i suoi occhi sono buoni”.

    E sono le donne le vere attrici di questo lungo testo, così ben articolato. Sono loro che attirano lo sguardo di lui. Che lo vogliono e lo desiderano. Che lo scelgono. Una sensualità diffusa ma penetrante pervade le righe e si fa sentire forte. Diremmo quasi che l’autrice sia riuscita a lasciarsi andare riuscendo, come raramente succede, a farsi trasportare dal vento.

    E nel finale, che sa sorprenderci, il grande vulcano non perdonerà l’affronto di chi conquista le donne della sua terra. Egli reclamerà, accecato di gelosia, l’estremo sacrificio.

    L’inserto della leggenda locale, lo confessiamo in chiusura, possiede la luce di un diamante.

    Complimenti Cristiana, ancora una volta.