Life is too short, have an affair
«Certo che la gente è proprio strana».
Gianni alzò gli occhi dal giornale che aveva in grembo e guardò sua moglie Michela. La TV era accesa, la parte finale del telegiornale.
«Sono proprio dei depravati, ben gli sta» continuò lei.
Gianni guardò lo schermo, di che cosa stava parlando?
Sentì un vuoto nello stomaco, per un istante la testa leggera e fluttuante. In primo piano l’immagine di una donna con l’indice davanti alla bocca che chiedeva silenzio. Le labbra rosse e lo smalto dello stesso colore erano spilli nelle pupille di Gianni.
Cosa stava succedendo? Conosceva quella donna.
La bocca secca. Temeva di non riuscire a far uscire alcun suono.
«Che roba è?» chiese con una voce che tremava esitante.
«In America hanno rubato i dati a questo sito per traditori. Minacciano di renderli pubblici».
«Ah…» riuscì a rispondere lui.
Si alzò, non voleva che la moglie lo vedesse in faccia. Le gambe quasi cedettero e temette di cadere. Andò in bagno, si fermò davanti allo specchio e mise le mani sul lavandino. Il viso era privo di ogni colore, gli occhi lucidi. Fece scorrere l’acqua, la raccolse nelle mani a coppa e se la passò sul viso. Poi si asciugò accuratamente. Prima di uscire tirò lo sciacquone del water. Da quanto tempo era in bagno?
Quando tornò in sala Michela era sempre sulla sua poltrona, stava iniziando una serie.
«Dicono che non è male questa Black Mirror, ce la vediamo?»
Lui non rispose nemmeno, non era ancora sicuro della sua voce. Emise solo un grugnito. Michela roteò gli occhi e sospirò.
«Vabbè, guarderò da sola».
Gianni allora si spostò al tavolo sull’altro lato della sala. C’era il Macbook e qualche foglio sparso.
Si sedette e aprì il computer. Controllò che la moglie fosse di spalle. Le mani gli sudavano.
«Mando un paio di mail e poi vengo a guardare» disse con cautela.
Lo schermo bianco con le grandi lettere colorate del motore di ricerca lo fissava. In attesa. Nella casella digitò il nome del sito, nient’altro.
La risposta fu un’esplosione incontrollata di risultati. Furto. Hacker. Paura. Ricatto. Erano queste le parole ricorrenti. In italiano e in inglese.
L’istinto gli diceva di chiudere il computer e lasciar perdere. Ma non poteva farlo, non ci riusciva.
Leggeva senza criterio tutte quelle informazioni. Le frasi gli ballavano davanti agli occhi, non sapeva cosa cercare. Alla fine si fermò. Ecco era questo.
Inserite la vostra mail, quella con cui vi siete registrati. Quella che Michela non conosceva.
La digitò nella casella di ricerca. La pagina era nera, inquietante. Rilesse per sicurezza. Si fermò. Guardò un’altra volta la schiena della moglie. Posò il dito sul tasto Invio, chiuse gli occhi e premette.
La scritta Searching the database campeggiava in mezzo allo schermo. Dalla tv provenivano rumori indistinti. Gianni sentì un sordo dolore pulsare sotto la fronte, quasi tra gli occhi. Si accarezzava il pizzetto, non riusciva a tenere ferme le mani.
«Allora vieni? Sta iniziando».
La voce di Michela sembrava provenire da un’altra stanza, lontanissima.
«Un attimo» riuscì a dire prima di sentire la gola chiudersi. La scritta sullo schermo non cambiava. Forse doveva aggiornare la pagina e ripetere la ricerca.
Stava per farlo quando qualcosa cambiò. Lo schermo si oscurò per un’istante e poi apparve in grande, nel mezzo e inequivocabile.
Congrats, You’ve not been pwned!
Gianni non conosceva tutte quelle parole, il significato però era chiaro. Lui non c’era.
Sentì un bisogno urgente di urinare, la vescica bruciava. Uscì da tutte le pagine che aveva aperto. Cancellò accuratamente la cronologia di navigazione. Controllò due volte per esserne sicuro. Infine chiuse con uno scatto il coperchio del Macbook.
Si alzò, le gambe ancora incerte. Si diresse verso il bagno.
«Ancora? Ma stai bene?» chiese Michela alzando un sopracciglio.
«Sì sì tutto ok…»
Rientrò quindi in sala e si sedette sul divano.
«Finalmente» lo accolse la moglie.
Lui non parlava, sedeva con la schiena rigida, incollò lo sguardo alla tv. Lentamente i pensieri cominciarono a mettersi in ordine. Non era stato pwned, bene. Iniziava a tranquillizzarsi, il cuore finalmente rallentava.
Finalmente l’episodio finì. Michela si era addormentata, le succedeva spesso. Lui la svegliò sfiorandole una spalla.
«Dai, vai a letto, ti raggiungo subito».
Lei si alzò e con passo strascicato si diresse verso la camera da letto. Gianni prese il telecomando e uscì da Netflix. Prima di spegnere definitivamente la tv girò per qualche istante tra i canali. I soliti programmi serali, pubblicità e talk show. Cambiò ancora canale. Un telegiornale.
Si bloccò. Di nuovo la testa che girava e il cuore che si rimetteva a galoppare. Ancora quella donna, le labbra rosse, il dito davanti alle labbra, l’unghia anch’essa rossa.
Le parole del commentatore arrivavano da chissà dove. Ovattate. Inesorabili.
Il gruppo di hacker che si fa chiamare Impact Team ha promesso un altro imponente rilascio di dati nelle prossime ore.
Gianni non si mosse. Spense la tv e rimase immobile a fissare lo schermo nero.
Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Notevole e micidiale! Chi non ha uno scheletro nell’armadio? o meglio, nel Macbook? 🙂
Ciao Pierpaolo!
Ciao Antonio, grazie di leggere sempre (e apprezzare) i miei racconti!