
Lili Marleen
Serie: A Strange Effect
- Episodio 1: Fiction
- Episodio 2: Les amoureux de bancs publics
- Episodio 3: Lili Marleen
- Episodio 4: I Wanna Be Adored
STAGIONE 1
“Buongiorno Imogen! Anche oggi, vedo che abbiamo messo giù prima il piede buono, poi quello morto”. “Buongiorno Atticus, guarda stavo per dire la stessa cosa di te!” il viso dell’uomo si mostrò alla luce naturale che penetrava dalle vetrate del soffitto: aveva circa una settantina d’anni, come non mancavano di sottolineare la barba bianca e i solchi della vita sul volto, stanco, ma in contrasto con lo sguardo, ancora attento e fresco, come quello di un ventenne. Trascinandosi la gamba destra e aiutato da un bastone da passeggio, si accomodò su una sedia imbottita di fianco a un ficus Lyrata, lasciandosi andare a peso morto. “Imogen, per favore, potresti portarmi il solito sgabello e un posacenere?” domandò alla ragazza, tirando su la gamba destra con l’aiuto del tutore che l’avvolgeva.” “Atticus, quante volte devo dirti che fumare non fa bene alle mie piante?” rispose Imogen che, anche se contrariata, non voleva far dispiacere il vecchio claudicante o meglio, non voleva iniziare la giornata discutendo con lui. Non fece in tempo a tornare con ciò che gli aveva chiesto che trovò il piccolo ambiente inondato di fumo.
“Allora mia cara, quali sono i drammi del giorno?” disse l’uomo, accendendosi un’altra sigaretta.
“Una donna mi ha chiesto di realizzare un bouquet a tema pizza perché il figlio è pizzaiolo e la nuora deve entrare in chiesa con la tradizione. Ah! e, pensa un po’, dovrà profumare di pomodoro.” La giovane fioraia ne parlava preparando la moka nel retrobottega per il loro momento di rito: il caffè.
“Ah, benissimo! La signora ha un ottimo gusto in fatto di cibo” disse l’uomo, guardando distratto fuori dal negozio. “Qualcosa non va?” Domandò Imogen che, non ricevuta la risposta pungente tipica del suo amico, guardò con sospetto la sagoma ricurva.
“Sono solo un po’ stanco, il piede stanotte non mi ha fatto chiudere occhio. Ho passato la notte guardando film e fumando e lo sai, quando il dolore non mi dà pace, penso al romanzo che non vuole terminare. Mia cara, continuano a passarmi quelle pagine davanti agli occhi e so che la storia è lì, pronta per essere conclusa, ma non posso mettere la parola fine. Ho trascorso la mia vita a creare, alla ricerca delle mie verità e ora che mi trovo davanti a quello che probabilmente sarà il mio ultimo sforzo creativo, non riesco a interfacciarmi con la mia vera verità. Quanto odio questo termine, “interfacciarsi”: che vuol dire, quale alto significato può mai contenere? Non c’è confronto, è sterile se lo si collega all’arte di creare. Mannaggia a te che me lo ripeti sempre! Frequentandoti, il mio vocabolario si riduce a parole inutili, superflue. Ecco, due aggettivi in un solo periodo. L’ho fatto di nuovo. Quante volte ti ho detto che la vita non può venir descritta solo con gli aggettivi?”.
“Ma io non sto parlando. Perché, se pensi tutto questo, passi ancora il tuo tempo chiuso qui dentro con me?” Imogen non aveva intenzione di litigare davanti al suo secondo caffè del giorno, ma a volte quell’uomo, per quanto lo stimasse, la induceva a alimentare le polemiche.
“Perché sei giovane, e io ho bisogno di spensieratezza nella mia vita, anche se tu a volte dimentichi cosa o dove sia. Raccontami cosa hai fatto ieri, vediamo se riesci a risollevarmi un po’”. Atticus, sorseggiando il caffè, si accese un’altra sigaretta.
“Beh, ieri mi è successa una cosa strana” Stava per raccontarglielo? Ebbene sì. Nonostante quell’uomo avesse più del doppio dei suoi anni e trascorreva il suo tempo a criticarla, era l’amico più caro che aveva. Il suo confidente, il suo specchio della verità.
“Sono andata al cinema Zenith per non rimanere a casa a fissare il vuoto. A proposito, ho visto Il buio oltre la siepe, ricordi quando lo guardammo insieme? Vabbè, adesso non è il caso di parlarne. Comunque, ero lì e mi sono seduta di fianco a una donna. Sono uscita da lì mano per mano con lei e siamo arrivate fino all’ultimo ponte. Senza dirci nulla, abbiamo passeggiato per la città, per poi separarci senza nemmeno salutarci o scambiarci il numero. Credo che sia stato uno dei momenti più strani e eccitanti della mia vita”. “Definisci strano e eccitante e, per favore, togli quegli aggettivi”.
“Non mi era mai capitata una cosa del genere, figurati che poi era un’estranea. Ma, più di tutto, credo sia stato il fatto che non ci siamo rivolte la parola per tutto il tempo a destabilizzarmi di più. Credevo di essere in un sogno, m’immaginavo da fuori e vedevo noi due al nostro primo appuntamento quando nella realtà non era così. Abbiamo solo sentito entrambe l’esigenza di tenerci per mano”.
“Mi sembra di trovarmi ne Le notti bianche. Continua”
“Ci ho pensato tutta la notte e non riesco a spiegarmi come tutto ciò possa essermi realmente accaduto. Quello sguardo mi ha ridato la vita. Ora vorrei solo ritrovarla. Non so con quale scopo, so solo che vorrei passare altro tempo con lei, conoscerla, fare cose semplici come passeggiare o prendere un caffè. Qualcosa di normale.”
“Beh, l’hai cercata? Intendo, sui social”. “Sì e non ho trovato nulla. Forse mi ha dato un nome sbagliato”.
Atticus si fermò un attimo a pensare, con un pugno sotto il mento e l’altro braccio poggiato sulla coscia. Sembrava il Pensatore di Rodin, ma zoppo. “Quello che ti è successo ieri potrebbe essere un chiaro segno che la tua vita deve cambiare. Chiudi questo posto, prendi uno zaino e vai in giro per il mondo a fotografare animali. Ti ricordi quando venivi qui e ci facevi vedere le foto che scattavi in giro? Come fioraia non sei male, ma con la fotografia avresti modo di vedere il mondo. Non trovare altre scuse per chiuderti. Questa ragazza ti ha dato una spinta, coglila e vai!”
“Atticus ma, perché ogni volta che ti racconto qualcosa che mi accade, devi tirar fuori questo argomento? Di fotografi ne è pieno il mondo e io non ho il loro talento. Ora, possiamo chiuderla con i discorsi esistenziali e pensare a come trovare questa donna? Anzi, lasciamo perdere.” Imogen cercava sempre di mantenere la calma quando era con lui. Tante volte avevano avuto discussioni così feroci che i commercianti vicini si affacciavano per accertarsi che fosse tutto ok. Non conoscevano mezze misure anzi, Atticus era l’unico capace di farla uscire di senno e urlare. Perdeva ogni umanità. Quell’uomo sapeva che tasti toccare e, ogni volta, era una lotta. Ma oggi non ne aveva voglia. Voleva solo terminare le commissioni giornaliere e tornare a casa.
La mattinata proseguì liscia, con Imogen che accoglieva i clienti, soliti e occasionali che si rivolgevano a lei per un fiore da portare a un proprio caro o per commissionarle qualche lavoro, con Atticus che continuava a fumare. Fattasi ora di pranzo, entrambi uscirono dalla bottega, sotto braccio e s’incamminarono. “Buongiorno Emilio!” “Buongiorno signorina! Oggi non ci fate compagnia?” “No Emilio, adesso si va verso casa, magari nei prossimi giorni” disse per poi girarsi verso Atticus che, sussurrando, disse: “Quell’uomo dovrebbe dimagrire un po’, non pensi?” “Atticus, sei il solito” Imogen scosse la testa con un leggero sorriso in volto: viveva di momenti così in cui Atticus commentava misto tra il serio e il divertito le facce del vicinato e lei lo riprendeva scherzosamente.
Arrivarono finalmente a casa dell’uomo: un edificio grigio e anonimo costruito durante i tempi della dittatura. Al pian terreno, dietro una massiccia porta di mogano li stava aspettando il fedele guardiano: un rottweiler di nome Nick. La massiccia presenza e il manto color della notte incutevano timore agli occhi meno attenti: lo sguardo di Nick rivelava la sua natura di anima buona, dolce e giocherellona. Si diresse con la coda scodinzolante verso Imogen per poi offrirle il capo per i loro saluti di rito “Ciao Nick! Come stai oggi? Sei pronto per fare una passeggiata?” Al suono di quelle parole, la coda andò più veloce e il respiro diventò più profondo: non stava nella pelle, era arrivato il momento di uscire!
Atticus viveva in un parco fatto di palazzi alti fino a dieci piani e spazi verdi a terrazze sui quali potevi ammirare la vegetazione: bouganville, platani, glicine in ogni scorcio restituivano la vita a quel luogo incorniciato dai dormitori fascisti, testimonianze di realtà così lontane e incomprensibili dalla sua.
Finito il giro, tornarono a casa. Atticus, sopraffatto dalla stanchezza, si era appisolato sulla sua poltrona di finta pelle, in prossimità della finestra che affacciava sul Golfo, mostrando le bellezze della città. Dopo aver provveduto a dare del cibo e dell’acqua fresca a Nick, si diresse verso la porta per uscire: si girò per controllare che fosse tutto in ordine e la richiuse alle sue spalle.
Serie: A Strange Effect
- Episodio 1: Fiction
- Episodio 2: Les amoureux de bancs publics
- Episodio 3: Lili Marleen
- Episodio 4: I Wanna Be Adored
Carina, questa relazione. Mi è piaciuto il dialogo -monologo sulla superfluità dell’abuso degli aggettivi.
Ti ringrazio! 🙂
“Senza dirci nulla, abbiamo passeggiato per la città, per poi separarci senza nemmeno salutarci o scambiarci il numero.”
Davvero bello…
“Quante volte ti ho detto che la vita non può venir descritta solo con gli aggettivi?”.”
Applauso
Atticus sarebbe felicissimo :)!
Bellissimo! Ma in quale paese è ambientato? Non l’ho capito
Ti ringrazio! Per l’ambientazione, bisogna pazientare un altro po’..