L’imbroglio
Il caso era chiuso.
Fuori, la neve attutiva ogni rumore. Il silenzio dell’hotel aveva quella qualità densa, ovattata, che appartiene solo alla montagna d’inverno: non un’assenza di suono, ma una tregua.
Sara versò due dita di whisky in entrambi i bicchieri senza chiedere. Lara prese il suo senza commentare. Si conoscevano da vent’anni; c’erano poche cose, ormai, che avessero ancora bisogno di parole.
Rimasero vicine più del necessario.
Fu Sara ad avvicinarsi per prima, o forse fu Lara a non spostarsi quando avrebbe potuto. In seguito, nessuna delle due avrebbe saputo dirlo con certezza. E forse non sarebbe stato importante.
Il bacio fu cauto, all’inizio. Quasi una domanda.
Poi Lara socchiuse le labbra, e la domanda ebbe risposta.
Sara le posò una mano sul fianco. L’altra le sfiorò la nuca, trattenendola appena, come se temesse ancora che potesse cambiare idea. Ma Lara non si ritrasse. Anzi, fece un passo avanti, riducendo a niente lo spazio tra loro.
Il secondo bacio non ebbe più nulla di incerto.
Le mani cominciarono a muoversi piano: sui fianchi, lungo la schiena, sotto il bordo della maglietta. La pelle di Lara era calda sotto le dita di Sara, tesa da un’attesa che nessuna delle due avrebbe saputo ammettere a voce alta. Sara la sentì tremare appena e quel tremito, più di qualunque parola, le diede il permesso di continuare.
Si spogliarono senza fretta, nella luce fioca del comodino. Ogni bottone, ogni lembo di stoffa lasciato cadere sul pavimento sembrava togliere anni di prudenza, di silenzi, di frasi rimaste a metà.
Quando Lara rimase davanti a lei, esposta e immobile per un istante, Sara non disse nulla. La guardò soltanto. Non con sorpresa, non con possesso, ma con una specie di attenzione assoluta, come se finalmente potesse vedere ciò che per troppo tempo aveva solo intuito.
Poi le baciò la gola.
Lara inclinò il capo all’indietro, e Sara seguì quel cedimento con la bocca: il collo, la linea della clavicola, la curva del seno. Si fermò lì con una pazienza deliberata, lasciando che il respiro di Lara cambiasse sotto di lei, che le mani cercassero qualcosa a cui aggrapparsi.
Le dita di Sara erano lente, precise. Non correvano. Scoprivano.
Scivolarono lungo il ventre, indugiarono dove il corpo di Lara si tendeva in risposta, poi proseguirono più in basso, con la stessa cura con cui Sara affrontava ogni verità difficile: senza forzarla, senza distogliere lo sguardo.
Lara chiuse gli occhi.
Per anni aveva saputo controllare la voce, il volto, le pause. Aveva saputo misurare ogni reazione, ogni cedimento. Ma lì, sotto le mani di Sara, il suo corpo sembrava deciso a tradirla con una sincerità quasi brutale.
Il primo gemito le sfuggì basso, spezzato.
Sara si fermò.
Lara riaprì gli occhi e la guardò. Non disse “continua”, non ne ebbe bisogno. Le bastò sollevare una mano, affondarla tra i capelli di Sara e guidarla di nuovo verso di sé.
Allora Sara continuò.
La bocca tornò sulla sua pelle, più decisa. Le dita trovarono il ritmo ascoltando il respiro di Lara, le sue contrazioni, quel modo improvviso di irrigidirsi e poi cedere. Ogni gesto sembrava condurre al successivo con la precisione di un ragionamento costruito senza fretta, fino a una conclusione che entrambe conoscevano già e che nessuna delle due osava ancora nominare.
Lara smise di osservare.
Poi smise anche di controllare.
Le sue mani strinsero le lenzuola, poi le spalle di Sara, poi di nuovo i suoi capelli. Il piacere salì lentamente, troppo lentamente, costringendola a restare lì, dentro ogni secondo, dentro ogni punto in cui Sara la toccava e la riportava a sé.
Ci fu un momento sospeso.
Sara sollevò lo sguardo su di lei, gli occhi scuri e attenti, la mano ferma, il volto attraversato da una domanda più antica del desiderio.
Lara le sfiorò il viso.
«Non fermarti.»
La voce era appena un soffio, ma bastò.
In quel silenzio, vent’anni di storia si riorganizzarono senza rumore: gesti, rinunce, frasi interrotte, occasioni lasciate morire per prudenza. Tutto trovò posto, come prove finalmente collegate.
Il piacere arrivò lento, e poi tutto insieme, come certe sentenze.
Lara si tese sotto di lei, il respiro spezzato, la mano ancora nei capelli di Sara. Per qualche istante non ci fu più il caso, non ci fu più l’hotel, non ci fu più nemmeno la neve oltre i vetri. Solo il corpo che cedeva, finalmente, e Sara lì a raccoglierne ogni tremore.
Quando il silenzio tornò a posarsi nella stanza, Lara rimase immobile, gli occhi chiusi, una mano ancora appoggiata alla nuca di Sara.
Sara risalì piano lungo il suo corpo e la baciò sulla bocca. Questa volta non c’era nessuna domanda.
Il whisky era ancora sul comodino, intatto.
***
Il giorno prima
Dopo la telefonata del suo agente letterario, Giorgia aveva preso d’assalto la pasticceria sotto casa e divorato un paio di cinnamon rolls senza accompagnarli ad alcuna bibita. Si era quasi strozzata, ma perlomeno era tornata lucida.
Sesso… il sesso vendeva. Lo sapeva benissimo, ma Lara e Sara, le protagoniste dei suoi romanzi crime, erano delle serie professioniste che non indugiavano in certe frivolezze. Una agente di polizia, l’altra avvocato, amavano risolvere casi impossibili fin dagli anni dell’università. Non era certo colpa loro se i gusti del pubblico si erano fatti più pruriginosi. Dover mettere le “sue ragazze” in difficoltà le pesava quanto un elefante sulla schiena. Eppure…
Non di sola arte si campava. Se era questo che serviva per pagare l’affitto dell’attico in Via Monte Napoleone, quello avrebbe fatto.
Una volta rientrata a casa, si mise subito al PC. Non le passò nemmeno per l’anticamera del cervello di chiamare Miriana, la sua migliore amica: in certe faccende era più imbranata di lei.
Intrecciò le dita, scrocchiò le nocche, quindi avviò il browser per collegarsi al programma che utilizzava per setacciare refusi. Con piena fiducia in Santa Chat GPT, si mise al lavoro.
Sei mesi dopo
“Altro colpaccio per le PepsiGirls! Il Whisky sul comodino primo nella classifica dei libri più venduti in Italia.”
[La Luna 24 Ore]
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Cavoli, veramente bello!
ahahah, grande Micol! Sei riuscita in uno slalom perfetto salvandoti con classe. Innegabile che il sesso venda, ma se insieme ci mettiamo “bella scrittura” può servire. Tu ci sei riuscita in pieno. Un abbraccio. 🌹
Bellissimo, geniale. “Non di sola arte si campava”; eppure sembrerebbe che Febo o Apollo che sia – il dio delle arti – abbia mandato tutte le sue muse a ispirati. Eros ha fatto il resto. Il livello alto dello stile é inconfondibile: il tuo; pur cambiando genere il tuo livello non cala. Quel romanzo – Il whisky sul comodino – lo vorrei leggere tutto per intero.
Micol, voglio dirti le cose che penso con sincerità. Era un pezzo bellissimo. Elegante, sensuale, inequivocabile senza essere nemmeno lontanamente volgare, esattamente quello che è il mio concetto di letteratura erotica… ma la tua scelta di cambiare inquadratura, di allargare la telecamera, la rispetto ma non la condivido, e un po’ mi ha fatto restare male. Ma sei stata bravissima secondo me. Squisito.
Grazie mille, Roberto 😀
Dopo aver letto il tuo commento, mi sa che “Il Whisky sul comodino” dovrei scriverlo per davvero.