Limite

«Qui è trenta». disse la donna dai capelli d’argento senza togliere gli occhi dal finestrino. Guardava la fila di abeti e chalet lungo la carreggiata, la notte; li guardava frangere l’acquazzone.

«Cosa?»

«Il limite» aggiunse «qui il limite è trenta.»

«Lo so» rispose senza voltarsi la donna al volante, senza rallentare.

«Ma vai a cinquanta…» questa volta capelli d’argento girò la testa verso di lei, la fissò.

«Sì, mamma» rispose la donna al volante con un sospiro «vado a cinquanta, lo so.»

«Guarda che mettono il velox» disse l madre tornando a guardare fuori dal finestrino.

«Qui?»

«Non si sa mai, lo possono mettere ovunque.»

«Mamma, siamo nel centro di un paese disperso nel nulla tra le montagne, è domenica sera, piove, c’è la bufera e fa un freddo cane, secondo te mettono un autovelox proprio qui, fuori dal mondo, la domenica sera?»

«Stai ancora andando a cinquanta.»

«Sto ancora andando a cinquanta.»

«Se ti fermano ti fanno la multa.»

«Sì, se mi fermano mi fanno la multa.»

«E la devi pagare.»

«Così dicono» e dopo aver fatto un altro espiro profondo aggiunse «Se si prendono la briga di mettere un autovelox qui, sotto la pioggia, di domenica sera guarda, io la pago la multa, e gli lascio pure la mancia».

«Ma il limite è trenta e tu vai a cinquanta. Stai infrangendo la legge.»

«Sono una criminale.»

«Tuo padre lo prende sempre.»

«Cosa?»

«Il velox! E poi lo pago io. Sempre.»

«Qui?»

«In autostrada. E io devo pagare la multa.»

«Papà sono vent’anni che prende lo stesso autovelox, fisso. Vent’anni. È così pirla da non avere ancora capito dov’è. Che paghi le multe.»

«Le pago io.»

«E tu smetti di pagarle.»

Fu silenzio. Passarono altre case, qualche stalla, la pioggia da battente e rumorosa divenne improvvisamente leggera, vapore.

«Comunque è sempre ancora trenta, e tu continui ad andare a cinquanta.»

«Sì mamma, sto ancora andando a cinquanta. Provi il desiderio di parlarmi di altro, che so, di mucche al pascolo, fulmini tra i boschi, cascate ghiacciate? No?»

«Dico solo che il limite qui è trenta.»

«Se vado a quaranta taci?»

«Se vai a quaranta ti dico che vai a quaranta.»

«Mamma, pensi che ce la facciamo ad arrivare a casa prima che mi addormento al volante e vado a sbattere contro un albero, o una stalla?»

«I limiti servono per la sicurezza.»

«Ti fa paura la mia guida?»

«Dico solo che la tua guida supera i limiti imposti dalla legge.»

«E tu ritieni che abbia senso, qui, un limite di trenta? Visibilità all’infinito e nessuno in vista per chilometri e tu mi dici che io devo usare l’auto per camminarla a casa, anziché guidarla?! Mai pensato di fare la sbirra?»

«Ritengo che pagare le multe sia stupido.»

«Anch’io. E, per tua informazione, non ho intenzione di prenderne, di multe. E poi, la mia auto non li sa fare i trenta, è un duemila GTi mica un Pandino degli anni Sessanta. Tu con la tua ibrida a trenta fai furore ma la mia si spegne. Fidati, ho provato.»

«Sa fare i cinquanta, però.»

«Con impegno sì, ce la fa.»

«E sa anche pagare le multe?»

«Sì, se dovesse servire sono sicura che saprebbe fare anche fare quello.»

«Allora dovrebbe insegnare all’auto di tuo padre. Perché le prende lui ma le devo sempre pagare io.»

«È questo il problema? Pensi che se prendo la multa poi la do da pagare a te?»

«Non hai un lavoro.»

«Quindi devo andare a trenta perché al momento non ho un lavoro?»

«Anche, e perché lo dice la legge.»

L’ultima stalla appare e scompare nella notte portando con sé le stradine strette e intagliate dal monte. L’ultima fermata del bus. Il cartello di Benvenuti che sparisce nel retrovisore.

«Ecco, guarda, siamo fuori pericolo. Ora il limite è di cinquanta, sono in regola con la legge e nessuno ci ha fermate, contenta?»

«Stai andando a settanta.»

Avete messo Mi Piace6 apprezzamentiPubblicato in Umoristico / Grottesco

Discussioni

  1. Molto simpatico, hai descritto una normale situazione tra madre e figlia. Un racconto dove ogni frase ti spinge a leggete la successiva. Ti faccio i miei complimenti 🙂 e… chissá se arriva qualche multa? 😉

  2. Un dialogo molto scorrevole e simpatico, che mi ricorda certi battibecchi con i miei genitori. Mi aspettavo un finale diverso, ricordando i tuoi racconti precedenti; pero` la conclusione che hai dato ci stava.

  3. Davvero simpatico questo testo, che riesce a far sorridere con intelligenza.

    Il dialogo è ben condotto e questo è sempre, per il mio modesto parere, un punto a favore poiché dimostrazione di una ottima padronanza nella scrittura.

    Unico rimpianto, se fosse stato marito/moglie invece che figlia/madre si sarebbero aperti scenari vasti nella direzione di orizzonti inesplorati. Questo perché ho una naturale propensione per il dramma.

    A rileggerti.