L’insostenibile pesantezza dell’etere

Serie: Cuori Solitari


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Sempre vuol dire... mai.

La mia vita è stata un continuo fuggire. Ma non esiste più un luogo, su questo disgraziato pianeta, dove io possa bere da una sorgente senza guardarmi le spalle, o ritrovare il sonno ristoratore di un tempo.

Ho un nemico invisibile, subdolo. E al contempo, rumoroso. Questo aspetto lo rende letale come pochi altri predatori: i miei simili si sono talmente assuefatti a lui da non considerarlo più una minaccia. Decine di loro scompaiono ogni giorno, fagocitati dall’orrendo mostro.

La sua tattica resta infallibile: circonda da ogni lato, palesando la presenza con grida ogni volta diverse, eppure sempre uguali. Un che di effimero le unisce una all’altra; qualcosa di inafferrabile che abbaglia le menti invogliandole ad avvicinarsi a lui, a desiderarlo. Una trappola, occultata con la massima cura, tanto efficace che i malcapitati non si rendono conto di esservi rimasti invischiati per sempre.

La bestia domina ormai, imponendo la propria presenza in ogni momento del giorno e della notte, fin nei più remoti angoli del globo. 

Il vero dramma è che essa non uccide, bensì trasforma.

Ma io non mi arrendo. Pur circondato venderò cara la pelle. Fuggo, a ogni ora fuggo e quel demone mi insegue, con la sua voce perfetta e suadente, inondandomi di parole.

Con un sorriso amaro ripenso a quando, scorgendo le prime avvisaglie del terribile cambiamento, provai a reagire: i miei avvertimenti furono presi, nel migliore dei casi, per i vaneggiamenti di un disadattato, ancorato a concetti preistorici di epoche andate. Talvolta fui perfino additato come pazzo. 

Ieri l’incubo si è trasformato in realtà… il mio nome è finito nella lista dei dissidenti. Senza esitazioni ho riempito un vecchio zaino militare, fuggendo nella foresta.

E sento ormai avvicinarsi l’inesorabile fine. Risuona in ogni casa l’eco reboante dei notiziari, che rilanciano l’informazione con toni d’effetto:

-Il latitante Noquiero Saber è stato individuato nei pressi di Dondesta. Le squadre sono già sulle sue tracce; l’uomo ha le ore contate. Vi terremo informati.

E a questo sì, non mi è difficile credere. Vi terranno informati dovunque sarete, comunque vi troverete: su un letto d’ospedale, in bilico sopra il cornicione, perfino quando, a gambe intrecciate, vi lascerete andare alle più intime confidenze nel calore di un’alcova.

I cani da caccia mi sono ormai addosso, eccitati dal ritmico roteare delle pale di un elicottero che volteggia basso sulle cime degli alberi: non ho scampo. Poi d’improvviso un barlume di speranza… con uno scatto d’orgoglio mi lancio nella palude tra le fauci dell’amico coccodrillo, che sazio piangerà.

Muoio come mai avrei immaginato: felice. Spolpato sì, ma al riparo dai riflettori, con il conforto di lacrime tanto simili a un’antica, umana compassione.

Serie: Cuori Solitari


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Discussioni

  1. Ciao Robert de Sable´, ancora una volta, leggendo i tuoi racconti, mi verrebbe da chiederti: ma quanti anni hai? Da quanto tempo scrivi? Chi sono stati i tuoi maestri, autori di libri e insegnanti vari? Me lo chiedo perche` vorrei capire come a da chi hai preso la tua tecnica- come dice Lola – il tuo fantastico stile di scrittura. Non sei tenuto a rispondere, naturalmente. Buon proseguimento.

    1. Innanzitutto un grazie di cuore. Un complimento si accetta volentieri, con un inchino e la gratitudine per chi ha dedicato un po’ del suo tempo a noi.
      Non proprio banale, considerando di che merce preziosa stiamo parlando.

      Inoltre, le parole di apprezzamento sono un bel carburante: ho un bel po’ di lavori in corso.

      Mi perdonerai se non amo parlare di me… per farmi perdonare e smorzare una potenziale impressione negativa vorrei anticiparti che, se riuscirò a realizzarla, c’è l’idea di un racconto con il tuo nome nel titolo. Incrociamo le dita!

      Di nuovo grazie per le confortanti parole.

  2. In questo racconto vedo una maggiore profondità rispetto, incentrato più sul “world-building”. Qui vediamo emergere una figura, un protagonista chiaro: l’uomo blaisè, così ben descritto nelle poesie di Baudelaire. Egli è un uomo che si muove tra le viscere dell’oscurità cercando un barlume di poesia puramente metropolitana. Spesso, al contrario di altri, di tutti, è ben informato di avere all’interno di sé un Passeggero Oscuro che acutizza il suo spleen, il muscolo della Malinconia. Questo genere hard boiler misto al maledettismo esistenzialista della poesia dell’800 sono una combo che funziona alla grande in questo racconta. Nota a parte: grazie per l’escamotage metanarrativo del brano dei Cure, che solo in questo ambito si può fare, è un brano che introduce bene al testo anche se i Cure mi erano già venute in mente affacciandomi sulle viscide e luride strade poetica della tua City.

    1. Che dire: mi inchino di fronte a questa interpretazione che va ben oltre ogni mia aspettativa, sviscerando il malessere del protagonista in varie sfaccettature e tutte meravigliosamente interessanti. Tutte immancabilmente vere, di quelle che ognuno di noi ha conosciuto almeno una volta nella vita.

      Non posso che ammirare tanta cultura e finezza psicologica e sono certo che molti altri lettori troveranno che questo commento è una vera e propria turbina, che ci lancia “oltre”.

      Sì, assolutamente… lo spleen.

      Grazie infinite.

  3. Il titolo come chiave di lettura, il pezzo dei Cure per farci percepire fisicamente le sensazioni di Noquiero Saber (ma come ti è venuto in mente? 🙂 ). Finire tra le fauci di un coccodrillo è piuttosto estremo, io direi “se non puoi batterli fatteli amici”.

    1. Grazie @biro la tua proposta non va scartata a priori, anzi. L’equilibrio, un giusto compromesso sono sempre apprezzabili e indici di chiara intelligenza. E hai ragione, estrema la scelta finale: almeno quanto considerare “amico” un coccodrillo, cosa che di contro fa porsi qualche domanda sui nemici…

      Apprezzo il tuo riferimento al titolo, sì certo importante.

      Su Noquiero Saber ebbene, infiniti dubbi e ripensamenti ma mi dai l’impressione di aver fatto centro.

      La mia consulente musicale del cuore, dopo aver letto in anteprima, ha tirato fuori in pochi secondi questa clip… lei è la responsabile del sonoro. Io da profanissimo posso dire che il video mi è piaciuto per l’evidente richiamo.

      Particolarmente grato per l’attenzione e la tua capacità di concentrare in poche parole varie sfaccettature.

  4. Ciao ❣️ ho finalmente recuperato la tua serie e sono davvero impressionata dal tuo modo di scrivere. Hai uno stile fantastico, elaborato, ricercato… probabilmente neanche tra 30 anni riuscirò a scrivere così quindi provo tanta ammirazione per te…. complimenti davvero ❣️❣️❣️

    1. Grazie! Ma non è vero… voglio dire, andrà sempre meglio. Vedrai, è solo questione di tempo.

      Questa nostra passione è fatta di costanza e tenacia, dove una sola parola fa la differenza.
      Perchè anche una sola parola dev’essere la nostra ossessione.

      Però grazie ancora, di cuore.