Strada

Serie: L'INCIDENTE

Provate a immaginare un paese senza donne.

Un paese in cui vivevano solo uomini, soli, con i loro figli maschi.

Non è chiaro come facessero gli uomini ad avere dei figli dal momento che non c’erano donne. Forse ci si erano trasferiti dopo la nascita. In ogni caso, nessuno aveva mai indagato la questione a fondo, perché non era quello un luogo in cui ci si recasse volentieri. Si respirava una tristezza diffusa, una mancanza di vitalità, che ti faceva venir voglia di andartene appena arrivato.

Solo il prete era allegro. La domenica, durante la messa, guardava gli sguardi degli uomini tristi che lo guardavano, come in attesa di qualcosa, e diceva loro:

“Siete fortunati. Dio è magnanimo con voi. Non vi induce in tentazione. Preghiamo.”

In un paese del genere, ammesso che esista, abitavano un tempo due ragazzi, che una notte, mentre tornavano alle rispettive case, persero la strada. I negozi erano chiusi, e le vie non erano illuminate: in quel paese la sera non usciva mai nessuno.

A un tratto i due ragazzi videro due figure nascoste nell’ombra di un portone. Ma non ebbero paura: in quel paese non c’erano ladri. Si andava a dormire al calare del sole. Non c’era niente da vedere, dopo il calare del sole.

I due ragazzi guardarono le figure nell’ombra alla luce della luna.

“Guarda,” disse uno dei due ragazzi, “Quello è tuo padre”.

“E quello è il tuo, che gli siede accanto,” disse l’altro.

“Cosa fanno?”

“Fumano.”

“Forse si sono persi anche loro.”

I ragazzi rimasero turbati alla vista dei rispettivi padri nascosti. Continuarono a camminare per un bel pezzo ancora, e senza accorgersene uscirono dal paese. Il paese che li aveva visti nascere, e crescere, e da cui non erano mai usciti, fino ad allora.

I due ragazzi non erano eccitati e curiosi di vedere che cosa ci fosse fuori dal paese. In quel paese non era mai stato eccitato nessuno. Nessuno tirava i sassi contro le finestre, o piangeva se qualcosa finiva, o faceva del male agli animali randagi.

Niente di tutto questo.

I due ragazzi volevano solo tornare a casa al più presto.

“Voglio tornare a casa, stare nel mio letto, al buio,” diceva uno dei due ragazzi.

“E quello cos’è?”

Poco lontano c’era un lampione, che illuminava la strada. La neve non era ancora del tutto sciolta. I due ragazzi si diressero istintivamente verso la luce. Chissà che ora era. Avevano sonno. Ai lati della strada sorgeva un bosco, con degli alberi. I ragazzi scelsero un albero, si sdraiarono sotto e si addormentarono.

Nel sogno, erano di nuovo a casa, nel loro letto, sotto le coperte. Erano contenti, nel sogno, di essere riusciti a tornare. Avevano avuto paura. Avevano corso tanto. Ma adesso era tutto finito, tutto a posto. La casa era quella di sempre. Nel sogno era buio. Accesero la luce sul tavolino di fianco al letto, e videro che la camera era piena di alberi, tronchi di alberi che crescevano dal pavimento fino al soffitto. La coperta di lana era coperta di foglie. Guardarono fuori dalla finestra. Il paese era pur sempre il paese. Solo la camera, era piena di alberi. Nel sogno ci fu un tonfo e il rumore di qualcosa di grosso che cade.

Aprirono gli occhi.

La strada era ancora vuota, ma adesso contro il lampione stava una macchina, coi fari accesi, la parte davanti schiacciata, e la portiera aperta.

Dalla macchina usciva una musica infernale. Si vedeva un braccio spuntare da sopra il volante. Forse era ancora vivo, oppure era solo il movimento avanti e indietro del volante che sembrava vivo. 

Serie: L'INCIDENTE
  • Episodio 1: Strada
  • Episodio 2: Neve
  • Episodio 3: Stelle
  • Episodio 4: Soldi
  • Episodio 5: Scale
  • Episodio 6: Casa
  • Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

    Commenti

    1. Claudio Massimo

      Ciao Riccardo. Mi associo ad Antonino Trovato. Il sogno dei ragazzi potrebbe essere il prologo di un qualcosa che potrebbe sconvolgere l’equilibrio consolodidato di un paesello che trascina le sue esistenze nel vuoto incedere del tempo.

      1. dontry Post author

        Ciao Claudio, grazie per l’interesse.
        Chissà, gli episodi successivi potrebbero dare risposte alle tue domande.. non ti anticipo niente 😉

    2. Rossano Baldin

      Ho come la sensazione (e tale rimane) che qualcosa di “esterno” debba necessariamente svegliare quel timido e, soprattutto, soggiogato paesino. Alla prossima puntata dunque.

    3. Antonino Trovato

      Ciao Riccardo, davvero inquietante la “visione” che hai avuto, sotto tutti i punti di vista! La realtà di questo “paese” si mischia e confonde con il sogno, e il finale mi fa pensare che una figura femminile stravolgerà le “abitudini” di questi cittadini… sei stato bravo ad immergermi in quello che sembra una ipotesi fattasi racconto, trasmettendomi una strana inquietudine, quasi fosse un horror psicologico, non so se era la tua intenzione. Mi ha dato la sensazione di trovarmi in una comunità/setta, anche se è dura persino immaginarmi di trovarmi lì… ti credo che erano tristi, una realtà senza l’altra metà della mela è improponibile😂! Ma sono curioso di sapere dove andrai a parare, molto curioso😁! Alla prossima!

      1. dontry Post author

        Come sempre sbaglio e pubblico la risposta come nuovo commento… Grrrrr