L’incidente – seconda parte

Serie: L'INCIDENTE

Ma come ho detto, i ragazzi non erano curiosi. Volevano solo tornarsene a casa. Si aprì l’altra portiera e ne scese una donna. Barcollava. Provò sei o sette volte ad alzarsi, ma ogni volta ricadeva indietro a sedere, nel groviglio di ferro. Sembrava che la macchina fosse una mano che non volesse lasciarla andare.

I ragazzi non avevano mai visto una donna, ma sentirono una sensazione strana, perché era molto bella.

Quando finalmente riuscì a reggersi in piedi, si voltò verso chi stava al volante, e disse:

“Io sono arrivata. Grazie del passaggio”, e si incamminò lungo la strada.

I due ragazzi avevano visto abbastanza: si allontanarono spaventati, verso l’interno nascosto del bosco. Era troppo buio per correre: c’erano gli alberi, e non ci vedevano. Meglio camminare, restando vicini, un passo per volta.

Dopo avere a lungo camminato, giunsero ad una radura. In mezzo alla radura c’era un tronco tagliato, che faceva da sedia. Ci era seduta sopra una persona, che sembrò ai due ragazzi – ma non ne erano sicuri – la donna che avevano visto scendere dalla macchina poco prima – o molto prima? Davvero, era così buio, che non avrebbero saputo dire quanto tempo era passato.

“Chi è?” disse la donna, sentendoli avvicinare. “Sei tu? Siediti.”

I due ragazzi si guardarono l’un l’altro, e rimasero in piedi. La donna disse:

“Hai fatto bene a venirmi a trovare. Non ho più niente da mangiare in casa. Almeno adesso ci sei tu. Mangi qui?

Dal primo momento che ti ho visto…

Mangi qui?

In casa non è rimasto niente. Scendi a fare un po’ di spesa? Ti do i soldi.

Avvicinati, che ti do i soldi.”

Fu chiaro ai due ragazzi che la donna si rivolgeva a uno solo di loro, ma non avevano capito bene a chi. Come ho detto, era buio. Comunque sia, chiunque dei due fosse, l’altro rimase in disparte. La donna si avvicinò all’altro, e lo baciò sulla bocca. Lui sentì una vampata di calore percorrergli il viso, e tutto il corpo. Mai prima in vita sua aveva sentito qualcosa di simile. La donna gli disse che aveva fame. Il ragazzo si sentiva così forte che avrebbe ucciso un cinghiale a mani nude, ma poi venne a sapere dalla donna che a poche centinaia di metri da lì, nel centro preciso del bosco, sorgeva un grande magazzino, aperto anche di notte, in cui potevi trovare di tutto (persino un cinghiale), e presi i soldi che la donna gli porgeva, come se fossero stati un coltello, e con ancora addosso l’odore caldo di lei, si avventurò tra gli alberi. Pensava a battaglie, a leoni. Non si sentiva né come il drago, né come il cavaliere che decapita il drago, ma come la lotta che li avvinghia, entrambi.

Intanto, in quel preciso istante, lontano da lì, in paese, aveva ricominciato a cadere la neve. Per le strade non c’era anima viva. Il silenzio avvolgeva ogni cosa, e le case.

In quel paese tutto era così silenzioso, che al rumore della neve che cadeva, la gente nei letti si svegliava di soprassalto.

Fu così che i padri dei due ragazzi, nelle loro rispettive case – che distavano tra loro due isolati – senza saperlo si svegliarono contemporaneamente.

Quindi si alzarono – entrambi nello stesso istante, uscirono da letto nel cuore della notte – per recarsi al bagno. Fatto quello che dovevano fare, mentre ritornavano, passarono davanti alla camera dei figli. Guardarono dentro. La porta era aperta, e il letto vuoto.

Se quello fosse stato un qualunque altro paese, i due padri si sarebbero preoccupati non vedendo i figli, sarebbero usciti a cercarli, o almeno corsi a svegliare le mogli per informarle dell’accaduto.

Ma in quel paese non si preoccupava mai nessuno. C’era una stanchezza dappertutto, che rendeva tutti calmi. Tornarono a letto, pensando, va tutto bene, e si riaddormentarono nello stesso momento in cui posavano la testa sul cuscino.

Serie: L'INCIDENTE
  • Episodio 1: L’incidente – prima parte
  • Episodio 2: L’incidente – seconda parte
  • Episodio 3: L’incidente – terza parte
  • Episodio 4: L’incidente – quarta parte
  • Episodio 5: L’incidente – quinta parte
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    Commenti

    1. Antonino Trovato

      Ciao Riccardo, nonostante fosse prevedibile la presenza di una donna all’interno di quell’auto, tutte le certezze vengono soffocate da una profonda inquietudine che riesce a trasmettermi questo strano villaggio, soprattutto mi pensare questa “stanchezza” che continua ad aleggiare imperterrita. Il tuo stile è sempre “teatrale”, comunichi con il lettore come se questi fosse uno spettatore di un opera teatrale, è apprezzabile questa commistione. Sono curioso, chissà dove andrai a parare! Un saluto, alla prossima!

      1. Riccardo Mini Post author

        Grazie mille Antonino, preziosissime osservazioni..
        Mi piace pensare al lettore come spettatore, che spia la vita degli altri da fuori, senza mai arrivare fino in fondo a capire cosa li muova, ma dovendo farsi una sua idea, sempre incerta, a partire da quello che fanno e che dicono.
        Spero che l’interesse rimanga vivo anche per i prossimi episodi.
        🙂