L’incidente – terza parte

Serie: L'INCIDENTE

E’ incredibile quanta sia la gente che si reca al grande magazzino alle tre del mattino. Sembra che aspettino apposta l’arrivo di un’ora così tarda, per andare a fare la spesa ed essere sicuri di non trovare ressa, e invece eccoli, tutti quanti lì, stanchi, arrabbiati, alcuni addirittura a fare finte di rubare, per essere scoperti dai sorveglianti e poter pagare subito, senza accodarsi in quelle file di chilometri davanti alle casse che duravano giorni.

Eppure l’edificio non solo era grandissimo, ma sperduto in mezzo al bosco, senza case o abitati nell’arco di miglia, senza una strada che portasse fino a lì, dunque senza macchine parcheggiate attorno. Venivano a piedi, e a piedi se ne andavano, come pellegrini, coi sacchetti pieni, anziché l’anima.

Il ragazzo non faceva caso a quello che vedeva. Pensava alla donna, che lo aspettava, la sua donna. Ogni volta che pronunciava questa parola, “sua”, provava un senso di pienezza, una spinta in avanti, verso altre conquiste, come se qualcuno, alle sue spalle, gli tirasse un calcio. Si voltava di scatto, ma era solo una vecchietta, che lo spingeva da parte, per arrivare al riso.

Il ragazzo acquistava solo il cibo migliore, per il suo amore. Aveva già riempito un carrello intero di prosciutti, frutta fresca e vini antichi, ma c’era ancora tantissima scelta. Nonostante le migliaia di mani che ad ogni istante toglievano merce dai ripiani, gli scaffali stranamente non rimanevano mai vuoti. Dietro allo scaffale di ogni reparto c’era infatti una lunga cavità piena di commessi che senza sosta correvano avanti e indietro e rifornivano i ripiani della merce che di volta in volta veniva a mancare. Tutte queste cavità comunicavano coi magazzini sottostanti grazie ad un sistema di carrelli elevatori che trasportavano la merce in superficie così che il rifornimento potesse continuare senza interruzione.

Questo andirivieni era perfettamente visibile al pubblico: gli scaffali erano fatti di plexiglas trasparente, così che dietro gli strati di merce accatastata in ordine si potevano guardare i commessi – rossi in faccia, ridotti allo stremo delle forze – scattare per una paga da fame a riempire i ripiani coi prodotti mancanti. Da ripetute ricerche di marketing era infatti emerso che la piena visibilità del meccanismo di rifornimento nell’ottanta per cento dei casi invogliava l’acquirente a mettersi in competizione col commesso, al fine di estrarre merce dai ripiani più velocemente di quanto il commesso riuscisse a rifornirli. Questo, si era visto, aumentava sensibilmente le vendite.

Quando per disgrazia capitava che un ripiano rimanesse vuoto, partiva una sirena, e un commesso in forze prendeva il posto di quello ormai spezzato in due dalla fatica. Il ragazzo rimase affascinato per un poco a contemplare lo spettacolo, poi ebbe voglia di tornare nel bosco, dalla sua donna. Di nuovo sentì una spinta in avanti, e di nuovo era la vecchietta di prima, che cercava il manzo.

Si avvicinò quindi a un addetto del personale, che ostentava lo stemma dei grandi magazzini, e gli chiese:

“E’ qui che si paga?”

“Qui, come in qualunque altro posto, ragazzo”, rispose l’addetto, e con un gesto ampio della mano gli mostrò qualcosa che fino ad allora non aveva notato: il grande magazzino era costruito come un cerchio. Al centro del cerchio c’erano i reparti, gli scaffali, e alle estremità, distribuite lungo la circonferenza (come il muretto che costeggia la pedana di un circo), si trovavano le casse. Se alzava gli occhi vedeva il soffitto bianco che li sovrastava, altissimo, ma non i muri che lo reggevano. Sembrava che restasse in piedi da solo. Come il cielo, pensò il ragazzo.

Pezzi di soffitto erano stati sostituiti da lastre di vetro, che lasciavano vedere le stelle ed erano attraversate da scritte luminose a intermittenza che reclamizzavano le marche di prodotti in offerta per la settimana corrente.

Il cuore del ragazzo era lassù, nel firmamento. Non riusciva a distogliere lo sguardo dalle stelle. Le fissava a bocca aperta, rapito, come non le aveva mai viste. Ciò era ben strano, perché si trattava in effetti delle stesse stelle di sempre. Ma non gli erano mai apparse così infinite e belle come adesso, incorniciate dal soffitto, visibili soltanto nei brevi intervalli della pubblicità, e per questo tanto più preziose.

Non seppe dire quanto tempo fosse passato, ma quando riabbassò lo sguardo, si trovava già molto avanti in una delle file che portavano alle casse, e si avvicinava il suo turno per pagare.

Si infilò una mano nella tasca dei pantaloni, per prendere i soldi che gli aveva dato la donna. La sua donna.

Ma i soldi non c’erano più. 

Serie: L'INCIDENTE
  • Episodio 1: L’incidente – prima parte
  • Episodio 2: L’incidente – seconda parte
  • Episodio 3: L’incidente – terza parte
  • Episodio 4: L’incidente – quarta parte
  • Episodio 5: L’incidente – quinta parte
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    Commenti

    1. Micol Fusca

      Ciao Riccardo, ho letto i primi tre episodi di un fiato. Questo tuo mondo onirico è molto originale, risveglia nelle mie memorie le atmosfere fumose e ovattate di Twin Peaks. Incuriosisce, è forte il desiderio di conoscere la realtà di questa strana dimensione (se mai esiste una logicità). Per ora mi limito a lasciarmi trasportare nel tuo limbo e attendere il prossimo episodio ☺

    2. Antonino Trovato

      Ciao Riccardo, hai saputo riprodurre, in maniera secca e coincisa lungo questi episodi, un villaggio estraneo dal mondo e dalla vita, e adesso questo giovane sta scoprendo il mondo con occhi stupiti, meravigliati, acceso da un fuoco, quello della passione, che pensava di non avere. Inquietante la visione del supermercato: leggendo, ho avuto la strana percezione di trovarmi in una sorta di gabbia, in mezzo allo sfruttamento, al potere dei soldi e alla pubblicità stordente, tanto da coprire la bellezza delle stelle e di una natura deturpata dal progresso. Ecco, forse il giovane è alla scoperta di qualcosa che non credo gli lascerà buone impressioni. Il finale è uno di quelli che ti fanno venir voglia di leggere il seguito. Una lettura scorrevole e piacevole, diretta, anche cruda, che continua ad attrarmi soprattutto per il suo intrinseco significato. Sempre più curioso di sapere dove mi vorrai condurre. Alla prossima!