L’incontro

Serie: Hidden


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Vincent prosegue la sua giornata, tra ricordi del passato e sensazioni inquietanti...

Rientrai in casa più tardi del previsto, per via di uno sbirro piuttosto scontroso. Probabilmente era solo innervosito per essersi beccato il turno di notte sotto la pioggia; fatto sta che alla fine dovetti ammettere di aver allacciato la cintura di sicurezza mentre guidavo, dopo aver visto la volante. Non andò in quel modo, ma sapete come funziona, talvolta, con i rappresentanti della legge.

Mi fermai sotto la tettoia che copriva la porta d’entrata per esaminare il verbale. Se avessi pagato entro cinque giorni, la sanzione di duecento dollari sarebbe stata ridotta del quindici per cento. Strappai il foglio in tanti piccoli pezzettini e li gettai al vento. Rimasi a guardarli mentre si disperdevano in mille direzioni, imitando le foglie cadute dagli alberi.

Dalla porta giunse un tonfo. Scattai per la paura ma poi, dopo aver udito un latrato, capii che era solo Clay. Dopotutto, c’era sempre qualcuno ad aspettarmi quando tornavo a casa. Qualcuno che mi amava, qualsiasi persona avesse deciso di essere. Entrai, e ancor prima di accorgermene mi ritrovai a terra. Per la prima volta durante la giornata risi, e non pensai a nulla di brutto. Provai a tenere lontana la lingua di Clay dalla mia faccia, ma dovetti arrendermi. Lo lasciai fare, aspettando che finisse il suo lavoro. Ci guardammo per qualche istante. Non resistetti, lo abbracciai.

“Per te va sempre tutto bene, vero cucciolo?”

Mi fissava con occhi sinceri, occhi che amavano. Puoi contare su di me, dicevano. Quando sarai triste, farò di tutto per renderti di nuovo felice.

“Avanti, devo prepararmi in…” dissi, guardando l’orologio, “un’ora e venti. Troppo poco!”

Mi alzai e Clay, un tantino deluso, zampettò svogliatamente fino alla sua cuccia. Mi guardai attorno. L’appartamento, nella luce debole di quella sera autunnale, sembrava freddo. Alzai di mezzo grado la temperatura del termostato, nella speranza che il calore mi avrebbe dato conforto. Poco dopo, pensai che il mio alloggio non era in realtà freddo, ma silenzioso. Mi mancava la parola di qualcuno. Mi mancava la mia stessa voce, quando veniva ascoltata da…

Ma nessun aumento del termostato mi avrebbe riscaldato. Nessun programma televisivo, nessuna canzone riprodotta con lo stereo mi avrebbe fatto sentire meno solo, o più ascoltato.

Avrei adorato un camino a legna. Forse è il momento di attingere ai tuoi risparmi, disse una voce interiore. Perché non ti fai una gita in montagna? D’inverno è uno spettacolo.

“E con chi?” dissi ad alta voce. Clay sollevò il testone nero. Con me! Voleva dire, probabilmente. Tornò ad accucciarsi, muovendo gli occhi a sinistra e a destra seguendomi con lo sguardo.

Mi fermai un attimo e mi voltai in direzione del cane. “Clay, santo cielo, mi sento osservato! È inquietante.”

Clay emise uno dei suoi brontolii, mentre si accasciava sul fianco opposto, dandomi la schiena. Emise un sospiro profondo.

“Drammatico” dissi. D’altra parte, la sensazione di avere occhi addosso rimase. Forse mi sta pensando… povero Clay!

Guardai l’orologio. “Accidenti, sto perdendo tempo” dissi, e mi diressi al bagno, al piano di sopra. Clay sospirò un’altra volta.

Salii le scale che portavano al piano di sopra e, giunto al pianerottolo, guardai di sfuggita in direzione della finestra. La sera stava già sfumando nella notte, e nel boschetto dietro casa le ombre si allungavano, incrociandosi a comporre disegni che avevano un qualcosa di perverso. Provai paura.

L’acqua bollente lavò dal mio corpo la tensione accumulata. Mi coccolai nel profumo del bagnoschiuma ed inspirai l’aria umida. Nella doccia senza luce, al buio, lo scroscio dell’acqua iniziava a fondersi con il fruscio della pioggia che, nostalgica della terra, era tornata ad accarezzarla.

* * * *

“Dove hai detto che abiti?”

“Qui a Southamp” dissi.

“In che via?”

Non mi andava di rivelare il mio indirizzo a uno sconosciuto. “Boulevard of Broken Dreams, 15.”

“Non la conosco” disse, e inforcò un raviolo.

Lì per lì, non capii se facesse sul serio o scherzasse, quindi aspettai, a ridere. Scelta saggia, in quanto capii che non scherzava affatto. Che idiota pensai, ma per la seconda volta quella sera capii di essere un egoista. I Green Day andavano virali quando io ero solo un bambino, e per di più Ethan era più giovane di me di un paio di anni. E tu, quante canzoni non conosci, Maestro?

Il ristorante era vuoto, quindi ci veniva spontaneo parlare a voce bassa. Più di una volta l’uno dovette chiedere all’altro di ripetere quello che aveva detto, avvicinandosi con il capo – cosa piuttosto imbarazzante, a un primo appuntamento.

“Come? Scusa, ma stasera mi sembra di essere sordo” dissi.

“Chiedevo se hai mai letto Goethe” disse. Rimasi stupito, e per la seconda volta mi vergognai della mia tendenza a giudicare le persone dalle apparenze. D’altra parte, chi mai avrebbe intuito, a cena con un ragazzo vestito con un paio di jeans a brandelli e un taglio da pop star, che questo potesse essere un amante del romanticismo tedesco? Da parte mia, essendo un lettore accanito, quella domanda scatenò in me un certo interesse. Almeno fino a quando non dovette precisare che aveva scoperto la mia passione scrutando il mio profilo.

Il tintinnio delle posate contro la porcellana era alquanto imbarazzante. Dalla cucina giungeva ogni tanto un rumore di ferraglia e pentole sbattute. Mi sarei aspettato qualche parolaccia.

“Sta sera… è qualcosa di incredibile. Mi sento gli occhi addosso.”

“Ma va?” disse Ethan, distratto. Stava leggendo qualcosa sul cellulare. Poi, dopo quella che sembrava, a giudicare dall’espressione sul viso, una breve riflessione su quello che aveva detto, aggiunse: “Oh, ma è naturale. Chi non si volterebbe almeno una volta a guardarti.”

Evitai di approfondire la questione. E tuttavia, mi sentivo a disagio. Una sensazione accentuata dal fatto che il nostro tavolo si affacciava sul giardino avvolto nell’oscurità. A separarci dalla notte, solo una parete di vetro. E non c’era nemmeno la pioggia a confortarmi.

“Ti va se saltiamo la passeggiata?” chiese Ethan di sfuggita. “Fa un po’ freddo, non trovi?”

Avrei voluto rispondergli che adoro il freddo, ma sapevamo entrambi cosa intendesse.

E quella notte, la passione si consumò come un fuoco aizzato dalla benzina, sotto il quale, però, non c’erano che pochi ramoscelli striminziti.

Serie: Hidden


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Discussioni

  1. Anche qui belli i dialoghi inframezzati con le considerazioni di Vincent, pian piano si sta delineando sempre di più la sua personalità. Anche la parte con Clay mi è piaciuta molto: uno spiraglio di luce e compagnia nella solitudine.

  2. “Non mi andava di rivelare il mio indirizzo a uno sconosciuto. “Boulevard of Broken Dreams, 15.””
    Bella citazione! Mi piace anche perché sembra azzeccata perfettamente col protagonista. Non è buttata lì a caso, ma ha un suo ruolo nel raccontare la sua interiorità. Bravo!

  3. Ciao Nicola. Mentre leggo questa serie ho l’impressione che il ritmo della narrazione si sia rallentato rispetto a come mi pare tu solitamente scriva. Non lo so se sia voluto, capitato oppure ritenuto da te giusto per questa storia, in ogni caso, a me piace molto. Soprattutto pensare che un autore, in fondo, possa sperimentare ciò che desidera. Questo tuo protagonista mi piace particolarmente.

    1. Non ti sbagli, per questo racconto ho deciso di prendermela un po’ più comoda, detto tra virgolette. In questo modo mi sembra di riuscire meglio a rendere certi aspetti del personaggio, soprattutto psicologici. D’altra parte non scrivo che da un anno, quindi sì, sto anche sperimentando (è il primo racconto che scrivo in prima persona al passato).
      Come sempre, un grazie a te che leggi e apprezzi ciò che scrivo!

  4. Mio Dio che disagio, mentre leggevo avevo voglia di scappare a gambe levate io per Vincent.
    Però non posso mollare adesso, ho l’impressione che in pentola bolle qualcosa di grande. 😼
    Mi piace questo ritmo senza fretta, quando il tutto scoppierà sarà ancora più bello!

  5. Ha tutta l’aria di essere un capitolo che fa da tramite con ciò che avverrà successivamente.
    La solitudine di Vincent è, forse, la parte più inquietante finora presentata. Mi chiedo cosa si nasconda dietro questa parvenza di normalità.

    1. Grazie Giuseppe per aver letto e commentato.
      La solitudine è un elemento che può generare molta inquietudine e suspence; l’ho notato in molti racconti di Shirley Jackson e ho provato a sperimentarlo in questa serie. Mi fa piacere sentire che in qualche modo ci sono riuscito 😉

  6. Non è successo niente di particolare in questo episodio, ma la sensazione di essere osservato del protagonista unita a un’apparente normalità fanno sentire una certa inquietudine. Bravo!

    1. Era proprio lo scopo di questo capitolo: presentare da un lato, la solitudine di Vincent e dall’altro questa sensazione di essere osservato. Il tutto viene presentato con maggiore enfasi nel capitolo successivo 😉