
L’incontro con la madre
Serie: IL TRENO DELLE ANIME
- Episodio 1: Il piano – 1
- Episodio 2: Il piano
- Episodio 3: Sabato 29 marzo
- Episodio 4: L’incontro con la madre
- Episodio 5: Il processo e il carcere
- Episodio 6: Mario
- Episodio 7: Lo scarafaggio
- Episodio 8: La proposta
- Episodio 9: La prova
- Episodio 10: Il concerto
STAGIONE 1
I due ragazzi si guardarono in faccia, come per chiedersi se avessero capito bene. La proposta del loro difensore era assurda e spietata. L’avvocato, intanto, si alzò e, voltando le spalle a Gigi e Gianni, raggiunse la finestra. Era nervoso, si fregava lentamente le mani. Restò a guardare fuori per qualche secondo in silenzio, poi si voltò e continuò dicendo:
«Soprattutto dovreste aggiungere che voi volevate salvare la ragazza e costituirvi, ma Nico vi ha minacciati, approfittando del fatto che, fidandovi, avevate lasciato le pistole nell’auto, mentre lui, invece, era armato. Ripeto, bisogna dare più responsabilità a lui… in fondo è stata sua l’idea della rapina.»
«No, no, io non voglio accusare Nico» disse Gigi.
«Stai zitto, tu non ricordi bene quello che è successo» rispose Gianni.
«No, Gianni, non possiamo accusare Nico.»
«Ti ho detto di stare zitto! Tu mi devi qualcosa; è per non lasciarti solo quel giorno che adesso mi trovo qui. Io sono tuo fratello, non dimenticarlo.»
Gigi restò un minuto in silenzio, sotto lo sguardo intimidatorio di Gianni. Poi si arrese e, senza convinzione, disse: «Va bene… Va bene, Gianni, faremo come vuoi tu.»
L’avvocato si alzò per andare via. Gianni voleva stringergli la mano per ringraziarlo, ma lui fece finta di non vedere; poi, guardandolo fisso negli occhi, disse: «Non ringraziarmi, in futuro so già che riscuoterò molto da te. È dal tuo amico che voglio essere pagato.»
Gianni si domandò cosa avesse voluto dire l’avvocato, ma non trovò risposta.
Due giorni dopo l’arresto, Nico fu riportato in questura per essere interrogato di nuovo. «Siediti» disse il giudice. «È stato ritrovato il corpo della ragazza; purtroppo non si riesce a risalire alla sua identità. Non aveva documenti con sé e in pochi la ricordano, niente di niente; probabilmente era un’immigrata clandestina.
E per quanto riguarda la tua versione, non è stata confermata dai tuoi complici. Loro dicono che non è stata la ragazza a scappare per poi cadere accidentalmente, ma che sei stato tu a trascinarla e buttarla giù. Pare che la calza con cui ti coprivi la faccia si fosse spostata, lei ti aveva visto in viso e, per paura di essere riconosciuto, l’hai eliminata… Hanno detto anche che volevano fermarti e arrendersi, ma tu li hai minacciati, approfittando del fatto che al momento solo tu impugnavi la pistola.»
«No, non è vero, signor giudice, ma perché dicono questo? Non mi aveva visto in viso. L’auto per un attimo si era impantanata, lei si è divincolata, ha aperto lo sportello ed è scappata via e, correndo, poi è caduta. Io le sono corso dietro per riprenderla, mi serviva come ostaggio. Sì, è vero, io non l’ho aiutata a salvarsi, questo sì, ma non l’ho buttata giù io. La polizia ci stava per raggiungere e io non potevo perdere tempo per aiutarla.»
«Ah, quindi per te salvare quella povera ragazza sarebbe stata una perdita di tempo?»
«No, no, non volevo dire questo, signor giudice.»
«E come spieghi che, dal primo sopralluogo, sia la posizione in cui è stata ritrovata, sia i segni che aveva sul corpo, fanno pensare che sia stata trascinata per poi essere scaraventata giù?»
«Non lo so… non lo so… So solo che non l’ho buttata giù io… Io non volevo fare del male a nessuno… Volevo solo prendere i soldi e scappare via…» rispose Nico tra i singhiozzi.
«Guarda cosa hai fatto» disse il giudice, mostrando a Nico le foto del ritrovamento della ragazza. In una di queste si vedeva il vestito rosa che indossava quel giorno e i capelli lunghi le ricoprivano in parte il viso. «Guardala meglio in quest’altra foto» disse il giudice. Nella seconda foto si vedeva meglio il viso della ragazza; Nico restò impietrito: era completamente sfigurata per le ferite riportate nella caduta. Con un filo di voce disse: «Sì, è vero… l’ho buttata giù io.»
Poi si lasciò cadere in ginocchio sul pavimento e, ripiegandosi su se stesso, incominciò a vomitare. Vedendo ciò, il giudice si rivolse agli agenti presenti e disse: «Basta, tiratelo su e portatelo via… prima che butti fuori anche l’anima.»
Anche se non era vero, sentiva che era giusto confermare la versione dei suoi amici, perché se la ragazza era morta, la colpa era solo sua. Come scusante, aveva solo la sua viltà e l’unica cosa che poteva fare adesso era aiutare Gigi e Gianni. Riportato in cella, Nico pensava e ripensava a quello che aveva detto il giudice. Era sì deciso ad aiutare i suoi amici, ma sembrava che tutto e tutti fossero contro di lui. Poteva capire che Gigi e Gianni dicessero che lui gli aveva impedito di costituirsi per avere delle attenuanti, ma perché accusarlo di aver provocato, volutamente, la morte della ragazza?
Sembrava che dovesse pagare anche per qualcosa di cui lui era all’oscuro. Nel pomeriggio, una guardia carceraria disse a Nico che aveva una visita e che doveva seguirlo in parlatorio. Era la prima volta che incontrava sua madre dopo quello che era accaduto. Non aveva il coraggio di mostrarsi a lei, ma allo stesso tempo avrebbe voluto essere stretto dalle sue braccia. Entrò nel parlatorio; sua madre era seduta ad aspettarlo e lo guardava. Lui avrebbe preferito sparire, poi si sedette davanti a lei.
«Nico, alza lo sguardo, fatti guardare.»
Nico alzò lo sguardo per un attimo, ma poi tornò a fissare il pavimento.
«Nico, come stai?»
«Bene, mamma.»
«Mamma, lo so, ti ho fatto soffrire, mi dispiace… mi dispiace… ti prego, aiutami, non lasciarmi solo.»
«Certo che ti aiuto, Nico. Come puoi pensare che ti abbandoni? Dimmi, come posso aiutarti?»
«Non lo so… non lo so…»
Detto questo, chinò la testa sulle braccia e incominciò a piangere. La madre avrebbe voluto piangere anche lei, ma voleva mostrarsi forte per fargli coraggio. Capiva che era disperato, ma non poteva fare nulla. E così prese la mano del figlio tra le sue e gliela baciò. Nico, superata la vergogna, appoggiò l’altra mano sulla spalla della madre; lei capì che il figlio cercava un contatto fisico. Voleva essere abbracciato. Lo tirò a sé e lo tenne stretto per tutto il tempo del colloquio, senza dire nulla.
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- Episodio 2: Il piano
- Episodio 3: Sabato 29 marzo
- Episodio 4: L’incontro con la madre
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- Episodio 6: Mario
- Episodio 7: Lo scarafaggio
- Episodio 8: La proposta
- Episodio 9: La prova
- Episodio 10: Il concerto
Sembra tu ci sia passata per come lo hai scritto bene. Il senso di colpa che gli fa ammettere cose non vere anche per aiutare gli amici non è assolutamente banale così come la reazione della madre che si lascerebbe andare al pianto ma non lo fa per dare forza al figlio e lo abbraccia per dimostrargli che c’è e che sarà sempre al suo fianco. Bravissima Concetta! 🌹
Grazie Giuseppe. No, non ci sono .passata, e non ho neanche figli, mi sono semplicemente immedesimata.Ancora grazie per i complimenti
Molto crudo il terzo episodio, fa capire bene come certi sbagli possano costare molto caro. Non si tratta di criminali, ma si resta macchiati e con un morto sulla coscienza.
Qui invece ci mostri come si comporta una madre e il quadro ti è venuto davvero bello.
Poi ci sono quel dubbio di Nico e la frase dell’avvocato…
Grazie Pino, apprezzo particolarmente il tuo commento, anche perché non essendo madre, avevo dei dubbi su come si comporta e si sente una madre in questi casi.
Bene, mi è piaciuto!
Grazie Kenji.