L’INCREDIBILE VIAGGIO
Serie: Semplicemente Paladino #2Stagione
- Episodio 1: ORO
- Episodio 2: RAMBO
- Episodio 3: DEUS EX MACHINA
- Episodio 4: PAZUZU
- Episodio 5: MISTERO TRUCE
- Episodio 6: L’INCREDIBILE VIAGGIO
- Episodio 7: IMPOSSIBILE
- Episodio 8: MACHIAVELLISMO
- Episodio 9: ANTIPRINCIPE
- Episodio 10: MERCENARI
STAGIONE 1
Paladino spiegò cos’aveva scoperto a Capitan Splatter. Questi ascoltò con attenzione, poi chiese: «I Tank sono fascisti?».
Paladino stava per rispondergli che non lo sapeva. Solo, rendendosi conto che se non l’avesse fatto contento Capitan Splatter non l’avrebbe aiutato, annuì.
«Perfetto. Allora ti aiuto» disse quello.
Ma cosa potevano fare? Erano nella Mesopotamia del primo millennio avanti Cristo. Come potevano andare avanti nel tempo?
Paladino disse: «Possiamo dare un’occhiata a quest’astronave. Immagino che i Tank l’abbiano usata per viaggiare nel tempo, oltre che nello spazio».
«Ma io non la so guidare. E dubito che tu sia in grado di avere le conoscenze per farlo» disse la sua Capitan Splatter.
«Anni fa credevo la stessa cosa di un caccia Lapolako. Poi trovai le istruzioni e imparai» rivelò Paladino, accedendo nell’astronave.
«Sai guidare i caccia Lapolaki?».
«No, ma so usare le loro armature e i loro Lojkarja».
Dentro, i due trovarono un ambiente uguale a quello che avevano rinvenuto sulla gemella di quell’astronave su Paleo Pianeta. Frugarono in cerca di istruzioni. Paladino incrociò le dita perché le trovasse in inglese. Quell’astronave era l’unico elemento che li avrebbe potuti aiutare. Altrimenti, sarebbero rimasti intrappolati in quell’epoca. Paladino non aveva voglia di rimanere in quel deserto dell’Asia fino all’ultimo dei suoi giorni.
«Ecco!» gioì Capitan Splatter.
«Trovate?».
Capitan Splatter mostrò quello che sembrava un iPad. Aveva delle scritte in inglese.
Paladino ebbe un tuffo al cuore. Sperò fossero le istruzioni.
I due si armarono di pazienza e lessero il testo. Sì, erano le istruzioni. Ma se il testo per capire il Lojakarja erano state semplici da comprendere, quelle del triangolo erano complicate, oltre che infarcite di paroloni. Tachioni, gravitazionale… Era meglio l’esame di linguistica e semiotica, a confronto. Ci misero dodici ore a capire il tutto, non senza discussioni sul cosa fosse meglio fare e cosa no. Comunque alla fine ce la fecero che fuori ormai c’era buio e freddo. Si misero sulle poltroncine, che erano molto piccole e non erano comode, e attivarono l’astronave. O crononave, come era definita dalle istruzioni.
Capitan Splatter prese i comandi e ricordò a Paladino: «Dobbiamo innalzarci di mille metri da terra. Da una posizione simile, potremo proiettarci nel futuro. Ogni nostro istante qua a bordo corrisponderà con un anno».
Il triangolo raggiunse la quota dei mille metri. Paladino non poté vedere il cielo, le nuvole, le stelle perché non c’erano finestrini. Il triangolo si guidava in base alle coordinate spazio temporali che comparivano su uno schermo.
«Pronto al lancio» esclamò il Capitano, liberando un pulsante rosso da una sovrastruttura.
«Fa’ pure» rispose un Paladino sudato. Avrebbe preferito essere lui a guidare la crononave, ma Capitan Splatter aveva insistito a essere lui a manovrarla.
«Lancio!» esclamò Capitan Splatter, premendo il pulsante.
L’ambiente si colorò di rosso e si percepì l’accelerazione.
Il triangolo lievitò fra le pieghe del tempo, schizzando di anno in anno. Doveva essere velocissimo, ma Paladino aveva l’impressione che si stesse viaggiando a cento chilometri all’ora, come in autostrada. Era strano, ma gli pareva di viaggiare nello spazio, non nel tempo.
Capitan Splatter era concentrato sugli schermi, sui quali comparivano i calcoli che indicavano la loro posizione. «Siamo già all’anno zero».
«Accidenti, non sappiamo in che anno dobbiamo fermarci!» si ricordò Paladino.
«Non lo sai?».
«No. Solo… alla fine della bolla temporale».
«Ah, allora nel 2211».
«Come fai a esserne sicuro?».
«Non ho tirato a indovinare».
«Lo spero. Ma… perché proprio quell’anno?».
«La bolla temporale scoppia per la precisione in quell’anno. È infatti questo evento a determinare il decadimento della civiltà umana. E non intendo solo quella occidentale, ma quella di tutta l’umanità».
Con voce strozzata Paladino gli chiese: «Come fai a sapere queste cose?».
«Stando su quel pianeta ho imparato i segreti dell’universo. I militari avevano compiuto degli studi a riguardo, e io quindi sono venuto a conoscenza di queste informazioni. Sì, lo so cosa stai dicendo: che è strano che dei fascisti sappiano delle cose del genere! Ma è così. I militari che sono finiti con me su quel pianeta sapevano molte cose».
«Non lo metto in dubbio» si limitò a dire Paladino. Ma si chiese cos’era questa bolla temporale, il cui scoppio aveva causato un disastro epocale. Non era di certo come le sfere che creava con i suoi guanti. Lo domandò al Capitano, che sembrava sapere di tutto.
«È una bolla. Non una bolla di sapone, ma di tachioni. A seguito di alcune reazioni termonucleari del sole la Terra è stata circondata da questa bolla, che ha impedito di viaggiare nel tempo…».
A Paladino s’illuminò la mente. «Ha impedito di viaggiare nel tempo? Quindi noi non possiamo…».
Ci fu una brusca fermata e Paladino sbatté il capo contro uno schermo. Ebbe timore di averlo rotto, dato che indossava l’elmo. Ma quell’oggetto doveva essere fabbricato di un qualche tipo di vetro, o forse altro, che non si poteva rompere con facilità, difatti Paladino non lo ruppe.
Il Capitano imprecò. «Me n’ero scordato!».
«Che cosa?». A Paladino venne da vomitare. Che fosse dovuto al colpo in testa?
Intanto Capitan Splatter spiegò, senza rendersi conto che il suo alleato stava rigettando l’ultimo pasto: «L’inizio della bolla. Siamo arrivati all’inizio della bolla. Non possiamo più andare avanti nel tempo, se non con il suo scorrere normale. Ma… ehi, stai male?».
«No, non ti preoccupare. Non sto male» lo tranquillizzò Paladino. Più che altro mentì. «In che anno siamo?».
«1942, Russia europea, rive del fiume Volga».
«Non dovremmo essere ancora in Mesopotamia?».
«No. Ci siamo spostati anche nello spazio».
«1942, hai detto?». Era una cosa che poteva far piacere a Capitan Splatter, e molto male a qualcun altro.
«Sì, certo».
Paladino s’innervosì. «Meglio che ci spostiamo!».
«Perché?». Capitan Splatter non capiva. Forse non sapeva molto di storia.
«Perché…».
«Oh! Siamo su Stalingrado!» esclamò Capitan Splatter.
«Ecco…» si arrese Paladino.
Capitan Splatter fece scendere la crononave di quota, allora atterrò. Quando si percepì l’atterraggio, Capitan Splatter aprì la porta e uscì.
«Capitano, no!» lo chiamò Paladino. Ma quello si era già defilato.
Ecco, adesso ci sarebbe stata una strage. Non più tedeschi contro russi, o nazisti contro comunisti, ma Capitan Splatter contro nazisti. Se le armi dei militari fascisti del presente alternativo non avevano ucciso quello psicotico, come avrebbero fatto SS e soldati dell’Heer a eliminarlo?
Paladino sospirò e uscì. Doveva fermarlo.
Innanzitutto vide una gran polvere, gialla e collosa. Paladino cercò di non respirarla, ritenendola tossica. Ma alla fine, non essendo un campione di apnea, si arrese.
Vagò con il suo skateboard per le strade di Stalingrado, vedendo i soldati sovietici, vestiti di marrone, combattere i soldati tedeschi. Era il caos: tutto era distrutto, ovunque c’erano cadaveri e macerie. I soldati erano distratti nell’uccidersi a vicenda, a bombardare, a salvarsi la vita. Nessuno si accorse di Paladino, tanto che, pensò, forse era diventato invisibile. Poi, a fargli capire che non era così, un pugno di fantaccini sovietici lo notò e scappò a gambe levate.
Paladino rise.
Dopo i fantaccini sovietici tornarono con una mitragliatrice su ruote, una Maxim
La Maxim prese a eruttare colpi contro Paladino, e questi rispose con una sfera d’energia che respinse indietro il piombo e andò a impattare contro l’arma, che fu fatta a pezzi.
Ora Paladino doveva cercare Capitan Splatter.
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Ciao Kenji, qui ritorna prepotente il tuo amore per la storia. Ancora uno sforzo, riuscirà il tuo eroe a raggiungere il presente?
Ciao Micol! Eh, sì. Il titolo originale era “Stalingrado” ma era molto spoiler. Mi sono ispirato a un libro di un romanziere russo, tale Viktor Nekrasov, intitolato “Nelle trincee di Stalingrado”… Grazie per avermi letto!