
L’indagine molesta
Il ragazzo che siede da solo al tavolino di un bar, giusto a pochi metri da me, in realtà potrebbe anche essere un uomo fatto e finito. Ci sono persone che si curano in maniera maniacale, vestono alla moda, ostentano giovinezza, e poi si scopre che era solo un’illusione. Potrebbe infatti avere trent’anni, anche qualcosina di più. Coi capelli ben tagliati, seppure col sentore di un’imminente calvizie. Magro, abbigliato con una maglietta nera e un cardigan chiaro, quel che si definisce “un fighetto”.
L’ho notato perché d’un tratto, dopo avere bevuto il suo caffè, ha tirato fuori il cellulare e si è messo a consultarlo. E così, è avvenuta la deflagrazione! Ha sgranato gli occhi, fatto mille moine. Si è picchiato la fronte e, infine, ha finto di accasciarsi svenuto. Felice.
Ora, io che sono qui da un’ora in attesa di Gustavo, perché insieme dobbiamo andare in municipio a chiedere il riallaccio della corrente elettrica in cimitero, nella nostra tomba di famiglia (il famoso “lumino” col quale mio fratello è fissato), un po’ lo invidio. Quale notizia pazzesca avrà mai ricevuto?
Una vincita alla lotteria, che cambierà la sua vita? Non dovrà più lavorare e vivrà di rendita? Non mi pare il tipo. Più probabile che qualche parente sia morto e gli abbia lasciato in eredità un patrimonio. Ma allora, esulterebbe così? La fede al dito ce l’ha, per cui, sacro cuore, che cosa diamine avrà da essere tanto contento?
Forse ha scoperto che ha ottenuto una promozione… no, troppo poco. Che ha fatto un concorso importante, gli altri candidati sono morti e perciò lui è il vincitore. Che sua moglie è incinta e sta per diventare padre. Ma cavoli, gioire così?
Sento ancora le parole di Gustavo: «non vorrai mica lasciare la mamma con un filo tagliato, come un moncone che penzola? Andiamo a fare riallacciare la luce, così anche lei riavrà la sua dignità!»
Bastasse un lumino per riavere la dignità, vorrei dirgli. Ormai siamo due vecchi e cerchiamo di non litigare. Questa è l’amara realtà. Lo seguo ovunque, Gustavo, assecondo la sua follia.
Ci sarà la fila da fare, al comune. Qualche impiegato scortese, del tutto disinteressato alla nostra questione, ci guarderà come due disadattati. Forse è propio quello che siamo, da quando Gustavo ha perso sua moglie e io mi sono confermata “a eterno” zitella: abbiamo perduto la rotta.
Perché è parimenti contento quel ragazzo? Muoio dalla curiosità, mi sa che adesso glielo chiedo. Ma ecco che arriva Gustavo. Mio fratello ha sempre avuto un tempismo perfetto!
«Gusty! Sono qui» lo chiamo. Mi sbraccio proprio, ci fossero fraintendimenti.
Lui ci mette un po’ a mettere a fuoco. È miope e di sicuro ha gli occhiali da passeggio. Però è attirato dalla mia voce, come un cucciolo cieco dalla mammella della mamma. Annusa l’aria con occhi socchiusi. Ha un bruttissimo completo marrone addosso, sembra una cacca. Vabbè, nemmeno io sono quel gran fiore! Penso che a una certa età il nero sfili, a prescindere.
Stamattina ho atteso Gustavo anche troppo. Per cui mi alzo spazientita e vado alla cassa, a pagare il mio bicchiere di acqua brillante. Quella volpe di mio fratello mi ricorda che siamo in ritardo, di lontano mi mostra l’orologio. Ci batte sopra col suo indice bitorzoluto, più volte, mentre articola uno strano «dai!» confidenziale, forse anche troppo ad alta voce. S’impiglia nel polsino della camicia, ben gli sta! L’appuntamento col messo comunale è fra venti minuti, lo so. «Sfido che siamo in ritardo, citrullo!», però lo dico a denti stretti, da signora. «Mai una volta che tu sia puntuale.»
E così appena fuori di qui dovrò arrancare, aiutata dal bastone, dietro a quell’irresponsabile di mio fratello, che ha segatura nel cervello però è dotato di un corpo ancora prestante. Ha gamba, come si suol dire. Lui neanche ci prova ad avvicinarsi, a reclamare almeno un caffè. I piaceri della vita se ne sono andati con sua moglie, e noi adesso procederemo a illuminare la sua eternità.
«Quando muoio io, Gusty, buttami nel bidone del rusco» gli ho detto una volta. Gustavo è troppo preoccupato dalla sistemazione ultraterrena, lucida le lapidi in modo ossessivo. Vuole tutto perfetto. Che non sia mai che io gli arrechi tanto disturbo! Però lui non ha colto. Non capisce l’ironia.
Pago e lo raggiungo. Mentre passo accanto al ragazzo, ancora seduto a gongolare, incespico col bastone. Colpisco di proposito la sua sedia. Lui trasalisce e allora io sfodero il migliore sorriso che la mia vecchia dentiera mi consenta.
«Senti ragazzo» gli dico, «ma perché sei così felice? Cosa c’è da ridere?»
Lui mi guarda schifato. Non mi aveva notata prima, di sicuro. Poi abbassa il cellulare, gli fa schermo con la mano. Top secret: è un segnale preciso.
«Senti nonna» mi risponde spazientito, «ma perché non ti fai un po’ li cazzi tua?»
Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Davvero troppo divertente!!! Ho riso dall’inizio alla fine! I personaggi, il bar, la missione lumino! :D…peccato che non sapremo mai cosa è successo al fighettino… Complimenti!
Grazie, di cuore. Sono contenta di averti fatto sorridere. Un saluto.
Ciao Cristina, quello che mi piace dei tuoi racconti è che spesso incarnano delle istantanee di vita. Hai raffigurato la vecchiaia, vista con gli occhi della tua protagonista, la celebrazione della morte cui molti di noi indugiano in vita (i morti sono andati oltre, solo i vivi rimangono attaccati ai lumini). E, ahimè, anche la maleducazione del giovane al bar.
Ciao Micol, grazie! Sei sempre molto gentile. Alla prossima.
Ciao Cri, mi hai stupito con un racconto veramente divertente, dal gfinale esplosivo (alla Elio) bravissimo.
Grazie per aver impreziosito il LAB di questo mese con questo racconto.
BRavissima
Ale, grazie! Mi fa piacere che tu ti sia divertito. Alla prossima.
“È miope e di sicuro ha gli occhiali da passeggio. Però è attirato dalla mia voce, come un cucciolo cieco dalla mammella della mamma. Annusa l’aria con occhi socchiusi”
Questo passaggio mi è piaciuto
Povero Gustavo
L’ho descritto proprio sfigato, eh? Ih ih.
“Ha un bruttissimo completo marrone addosso, sembra una cacca. Vabbè,”
Questo passaggio (e non solo) mi è piaciuto!😂
Ciao Martina, grazie.
Giusto, perché non si fa gli affari suoi? Ah ah ah, bello e ben scritto!
Ciao Kenji, grazie! Mi sono divertita. Alla prossima.
Divertente e ben scritto, con una spruzzata di quella malinconia che accompagna spesso le tue storie. Brava!😊
Perché sono diventata vecchia. È tutto lì, sai? Grazie Dario. Alla prossima.