L’infanzia di Andrea
Serie: IL GIUDICE (L'inganno dell'evidenza)
- Episodio 1: Giada
- Episodio 2: Andrea
- Episodio 3: Mattia
- Episodio 4: L’orfanotrofio
- Episodio 5: L’infanzia di Andrea
STAGIONE 1
«Di cosa? Sono io che devo ringraziarla per la sua generosità.»
«Vede, non è solo iniziativa mia… ma anche di Andrea.»
La Madre Superiora la guardò con aria perplessa. Giada sorrise imbarazzata.
«Scusi, mi riferivo ad Andrea Ricci. È un mio caro amico, era uno dei bambini di cui lei si è presa cura… ma forse non si ricorda. Chissà quanti bambini con quel nome sono passati di qua.»
«E invece si sbaglia. Di Andrea ne ho avuti tanti, è vero… ma anche se fossero stati mille, ricorderei solo lui.»
«Capisco.»
«No, non è come pensa: non è solo per il suo volto che mi è rimasto dentro. Era come quei passeri feriti che sono caduti dal nido, e anche i suoi simili lo beccano fino a farlo morire.»
Giada prese le mani della Madre Superiora tra le sue.
«Madre, io ho bisogno di sapere. Sono uno dei medici che lo hanno curato. Non lo dovrei dire, ma Andrea ha provato a togliersi la vita; siamo riusciti a salvarlo e a convincerlo a farsi operare, però deve intraprendere anche un percorso con uno psicologo, e c’è bisogno di maggiori informazioni… Andrea è restio a parlare del suo passato. Dice di sapere solo di essere stato vittima, lui e la madre, di un incidente, ma di non aver mai chiesto i particolari. Aveva detto che questo istituto era stato chiuso, e non è vero… io non capisco. Perché non vuole sapere? Ha paura? La prego, se sa qualcosa me lo dica… può essere d’aiuto ad Andrea.»
«Sì, avevo letto di un giovane che ha tentato il suicidio, ho pensato fosse lui e purtroppo non mi ero sbagliata… E va bene… le dirò tutto. In fondo quello che le racconterò fu riportato da tutti i giornali all’epoca. Niente di più lontano da un incidente fu quello che sfigurò Andrea. Sua madre viveva con i suoi genitori, non aveva un marito, ma lei e i nonni lo amavano molto. Una notte qualcuno entrò in casa forzando la porta. Prima rubò e poi uccise i nonni di Andrea e la sua giovane madre; infine diede fuoco alla casa. Nessuno vide niente perché la casa era in periferia, in un luogo isolato; quando arrivarono i vigili del fuoco non c’era più niente da fare… erano morti tutti. Andrea fu trovato all’esterno della casa, sull’erba del giardino, con fratture e ustioni in tutto il corpo, soprattutto al viso. Dissero che forse la madre, che fu trovata accanto alla finestra, con le ultime forze lo aveva spinto fuori per non far morire anche lui tra le fiamme.»
«Ma furono trovati i colpevoli?»
«Sì, arrestarono un giovane ladro di appartamenti. Lui si dichiarò sempre innocente.»
«Tanta crudeltà opera di una sola persona?»
«Così dissero. In fondo non sarebbe stato il primo caso.»
«Per lo meno, Andrea ebbe giustizia.»
«… Sia fatta la volontà di Dio.»
«Madre, ma Andrea non aveva altri parenti?»
«Non così prossimi da prendersene cura. Andrea restò in ospedale per molti mesi, dopo la sua famiglia diventammo noi, ma nonostante i nostri sforzi non riuscimmo a restituirgli la serenità a cui una creatura ha diritto. Gli altri bambini avevano paura del suo viso deformato; qualcuno temeva che fosse affetto da una malattia contagiosa, mentre la maggioranza lo canzonava per il suo aspetto e per il fatto che fino a dodici anni balbettava. Quando fu portato qui aveva due anni e mezzo, ma non parlava e non camminava più. Ci volle più di un anno perché ricominciasse a dire qualche parola. Spesso la sera iniziava a piangere, con le braccine si stringeva alle mie gambe, mi guardava e… diceva: “Paura, paura”. Io gli chiedevo di cosa avesse paura, ma lui continuava a ripetere solo quello. Per molti anni non si lasciò avvicinare da nessuno che non conoscesse. Veniva evitato, ma anche lui evitava gli altri… era difficile anche curarlo quando si ammalava. Mai nessuno volle adottarlo… scusi…» Si interruppe sospirando. «Quando mi ha detto che il regalo era anche da parte di Andrea, non ci ho creduto. A diciotto anni, più che andare via, è scappato da questo posto: voleva solo dimenticarlo. Forse è per questo che ha detto che l’istituto era stato chiuso: per cancellare quel periodo. Io so che a me e alle altre sorelle ha voluto bene, ma cosa può provare un bambino costretto a giocare da solo, a parlare e mangiare con persone che non hanno mai la sua età?»
Giada ascoltava immobile, senza parlare. La Madre Superiora se ne accorse.
«Adesso basta, vedo che anche lei è molto scossa.»
«Sì Madre, forse è meglio… però ritornerò a fare visita a lei e ai bambini. Sì, ritornerò… grazie e… buongiorno.»
Giada pronunciò quelle parole con un filo di voce, poi si alzò e andò via. Salì in auto sbattendo con forza lo sportello. Era nervosa, quasi tremava; pensava se fosse meglio per Andrea continuare, per il momento, a ignorare quella orribile realtà. Adesso lui doveva pensare solo a guarire e al suo futuro. Sentiva il bisogno di confidarsi con qualcuno. Chiamò di nuovo Chiara.
«Ciao, ti andrebbe di cenare insieme?»
«Per me va bene, però devo fare la spesa prima.»
«Potremmo andare al centro commerciale, mangiare qualcosa al punto ristoro e lasciare il piccolo allo spazio giochi.»
«Ok, allora ci vediamo alle 18:30 nel parcheggio.»
Erano da poco passate le 17:00 e Giada pensò di andare in centro per fare quattro passi e prendere un cono gelato. Si sedette su una delle panchine di fronte alle Due Torri.
“Sono come me e Chiara: sembrano lì per cadere e invece non vanno mai oltre l’asse di equilibrio.”
Rise da sola e subito, di fianco, qualcuno le fece ombra.
«Sa che ridere e mangiare un gelato da soli è un reato?»
Giada si girò mentre “affogava” nel cono. Era Mattia.
«Ma io non sono sola adesso, c’è lei.» Porca miseria, che figura di… anzi due. Lo evoco e lui non appare e poi… va beh, poteva andare peggio: pensa se si materializzava in bagno.
«Ottimo alibi. Posso sedermi?»
«Certo, la panchina non è mica mia.»
«È una bella serata: non troppo calda, vero?»
«Sì, l’avevo notato anch’io.» Beato te, io ho i ruscelli sotto i vestiti… ma forse è colpa tua.
Serie: IL GIUDICE (L'inganno dell'evidenza)
- Episodio 1: Giada
- Episodio 2: Andrea
- Episodio 3: Mattia
- Episodio 4: L’orfanotrofio
- Episodio 5: L’infanzia di Andrea
La storia di Andrea ti arriva come un pugno allo stomaco, e la Madre Superiora che la racconta con quella voce spezzata la rende ancora più vera. Poi esci da lì con Giada, il gelato, le Due Torri e Mattia che appare e torni a respirare. Quel passaggio dal buio alla panchina è perfetto.
Grazie infinite per il bel commento, Lino.
Certo che questo Mattia sembra ubiquo come Ciccio Ingravallo! Ma a parte la battuta, in questo episodio i personaggi e le situazioni continuano a definirsi. Certo, sorprende che Andrea vivesse da solo (se non ho capito male), ma un motivo ci sarà. Allo stesso modo, anche le modalità del tentato suicidio rimangono ancora nell’ombra. Alla prossima, Concetta, e grazie.
Ciao Francesca, Mattia ubiquo? No: in verità cerca solo di agganciare Giada e gli sono complici i luoghi dove la incontra: il bar dell’ospedale e i posti più frequentati di Bologna che, come dice Chiara, non è New York. Con Ciccio Ingravallo ha in comune solo un ‘brutto pasticciaccio’ da risolvere; Andrea, invece, vive da solo perché, come dice la Madre Superiora, non ha una famiglia e tende a isolarsi. Grazie infinite e un abbraccio.
Sì, in effetti la battuta era un po’ scema. Inoltre, credo di aver simpatizzato troppo con Andrea e questo mi ha portato a immaginare che avesse una vita meno solitaria.
No, la tua non è affatto una battuta scema: siamo all’inizio della storia ed è giusto che il lettore si faccia delle domande, soprattutto in un racconto che ha la pretesa di essere un giallo. Un caro saluto, Francesca.
Un episodio profondo e toccante.
Complimenti Concetta.
👏🏼👏🏼
Grazie di cuore, Corrado🙂🙏
“Era come quei passeri feriti che sono caduti dal nido, e anche i suoi simili lo beccano fino a farlo morire”
Molto bello.
Grazie❤️❤️❤️
Che tristezza, mi hai spezzato il cuore.😭 Era evidente che Andrea aveva subito un grosso trauma. Un episodio intenso.
Mi fanno sempre piacere i tuoi commenti, Tiziana. Grazie di cuore ❤️ 🙏